“Barba e baffi?”, chiedeva qualche anno fa il barbiere facendo volteggiare una mantella sul collo del cliente, e tagliava fino alla pelle, mentre si ammonticchiavano cumuli di peli per terra.
Esattamente come i capelli, la barba e i baffi vanno gestiti con attenzione, ma oggi i tagli sono rappresentazione di sé e della propria creatività, e per esprimerla ci si può radere da soli con moderni tagliapeli per il corpo da uomo che intervengono su testa, viso e persino sulle parti intime.
Meglio un bel taglio infatti, che lasciarsi rasare a zero: il periodo del volto glabro, che ha interessato gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, è stata una parentesi tra epoche storiche di barbe e peluria, rifinite e trattate con cura per comunicare forza, potere e saggezza.
Basti pensare che il termine “sbarbato” fin da tempi remoti ha perso la sua semplice accezione di “individuo senza barba” e si è caricato di significati che vanno da “ragazzino” a “ingenuo”, persino a “pauroso”.
Non è un caso quindi che gli uomini abbiano sempre tenuto a ostentare barbe e baffi di tutto rispetto.
Vi ricordate le barbe dei faraoni dell’Antico Egitto? Ecco, potremmo partire da lì, da un’epoca in cui gli uomini comuni si radevano, mentre gli dei e i faraoni utilizzavano barbe finte, di metallo o di pietra, simboli di superiorità divina e regalità. Non sono l’esempio da seguire, e infatti nei secoli a venire non vennero più utilizzate, mentre si iniziò a curare barba e baffi per dare il giusto peso sia all’estetica che al ruolo sociale.
I Greci diedero ai peli del viso un potente carattere culturale: i filosofi, i patriarchi, gli uomini di cultura e potere possedevano tutti barbe che simboleggiavano sapere, benessere e saggezza; le statue raffigurano dei dalla barba corta e ricciuta, come Giove e Poseidone, e si sa che venivano già usati oli e profumi per mantenerla. I militari, i condottieri e gli uomini d’azione (da Alessandro Magno agli spartani e successivamente i romani) invece ne erano privi, per evitare che potesse essere un appiglio per il nemico in battaglia, ma anche come forma di affermazione del sé guerriero.
Nell’antica Roma, con l’imperatore Adriano, la barba divenne anche simbolo di mascolinità. Da allora non fu più associata ad anziani panciuti, ma divenne attributo di virilità in grado di rendere attraenti e, diremmo oggi, sexy. Perché copre guance paffute, dà evidenza agli occhi, focalizza lo sguardo, svela appena le labbra.
Nell’Ottocento la barba passò in secondo piano, per lasciare spazio a baffi all’inglese e successive modificazioni: all’ungherese, a manubrio (come quello della bicicletta appena inventata! Li sfoggiava Vittorio Emanuele II di Savoia) e imperiale (diffusi durante l’Impero Austro-Ungarico fino alla Grande Guerra): in tuti i casi, il pelo viene arricciato e impomatato, per mantenere la forma all’insù.
Negli anni Settanta i baffi divennero incolti, ribelli, e crebbero senza regole su corpi magri e teste piene di capelli.
Con gli hipster del nuovo millennio sono tornati di moda, abbinati a un look vintage e abbigliamento molto urban.
E oggi? Oggi non c’è che la soddisfazione di poter scegliere il proprio stile ogni giorno, facendo di sé un condottiero romano, un ufficiale risorgimentale o un dio dell’Olimpo.
Solo il baffetto alla Hitler… quello no, per carità.
Immagine di apertura: Cottonbro by Pexels-6718755
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