La storia di Peck, dai salumi al caffé

Il brand di alta gastronomia, conosciuto per i suoi salumi, formaggi, carni, pasta fresca, panetteria e pasticceria, lancia ora la sua linea di caffè.

Peck è una storica gastronomia nata nel 1883 a Milano, già all’epoca considerata la capitale economica d’Italia.

Fu Francesco Peck, intraprendente salumiere boemo di Praga, ad aprire una bottega di salumi e carni affumicate in via Orefici, con l’ambizione di renderla la più prestigiosa salumeria della città.  Diventato ben presto fornitore ufficiale della Casa Reale, il negozio di Peck acquistò fama e prestigio, si assicurò molti clienti importanti nel resto del Paese e divenne uno dei luoghi culto della città.

Agli inizi del secolo, dopo la fine della prima guerra mondiale, Peck vendette il marchio a Eliseo Magnaghi, imprenditore di formazione intellettuale, che diede al negozio una nuova impronta e avvio a un percorso che continua ancora oggi, alla ricerca della varietà e dell’eccellenza. L’esercizio venne trasferito in Via Spadari, nella sede attuale, dove ampliò la gamma dei suoi prodotti: pasta fresca e paste ripiene affiancarono i classici salumi.

Continuando nella direzione intrapresa un secolo fa, oggi Peck incontra il mondo del caffè e crea una linea che porta il suo nome, per offrire ai suoi ospiti una pausa di qualità che si moltiplica in un’esperienza sensoriale da esplorare nelle molte declinazioni di un caffè bevuto con stile: tre Miscele (Arabica, Milano e Decaffeinato), quattro Monorigine (Etiopia Sidamo, Colombia Supremo, Brasile Santos, India Kaapi Royale) e quattro Specialty, una selezione di caffè offerta periodicamente a rotazione, per un totale di 11 creazioni ricche e complesse.

Gli Specialty Coffee Peck si distinguono non solo per la loro superiore qualità e rarità, ma anche per l’attenzione dedicata a ogni fase del loro processo produttivo, che si espleta in pratiche sostenibili e nel rispetto per l’ambiente e per le comunità locali come cuore della filosofia di questi caffè speciali, la cui bontà del gusto rispecchia l’etica che li ha accompagnati dalla selezione dei chicchi alla tazza. Sono caffè che provengono da una piccola fattoria del Perù, da un villaggio etiope (ha preso il nome dall’albero, l’odako, che funge da punto di ritrovo della comunità locale), da una piccola cooperativa del San Salvador e da Horizon, un luogo di ammaliante bellezza, in Rwanda.

E le confezioni? Ogni varietà è proposta in un elegante pacchetto colorato, che ne esalta anche visivamente le caratteristiche.

Per tornare alla storia di Peck…

Gli anni Trenta furono quelli della rivoluzione culturale di Peck, dove cominciarono a riunirsi tanto intellettuali brillanti e goliardici, quanto personaggi di spicco del mondo politico e istituzionale in sontuose cene riservate.
Anche Gabriele D’Annunzio, il celebre poeta, divenne assiduo frequentatore del locale.

La seconda guerra mondiale ridusse in macerie la città, ma Peck sopravvisse ai bombardamenti e con la resilienza che segue alle grandi tragedie riprese a mostrare le sue invitanti vetrine, che nel 1956 passarono di proprietà ai fratelli Grazioli, già proprietari di uno dei ristoranti di maggior successo della città.
Con Giovanni e Luigi Grazioli arrivarono molte novità, dai piatti pronti alla gastronomia da asporto, e con il panino gourmet da consumare in negozio si allarga la proposta commerciale.

Fu in quegli anni che prese il via la pratica della pausa pranzo: molti pendolari cominciavano a preferire un panino seduti al bancone, piuttosto che chiudersi nelle mense aziendali.

Dopo i Grazioli, altri due fratelli si misero alla guida di Peck senza mai cambiarne lo storico marchio: gli Stoppani, succeduti ai loro predecessori nel 1970.

Logo Peck

La sperimentazione, l’innovazione, la voglia di conquistare una nuova clientela è la chiave del loro successo: erano figli di un salumiere, ma avevano studiato e sapevano che per crescere ancora era necessario allargare l’offerta e gli spazi per usufruirne: gastronomia, salumi, formaggi, carni, panetteria, pasticceria e un’imponente enoteca diventano disponibili in un unico luogo, integrando in via Spadari i tre negozi fino ad allora separati nelle vie vicine, e aggiungendo un’elegante sala da tè al primo piano, che sarebbe diventata il Ristorante Al Peck nel 2013 per iniziativa dell’ultimo proprietario, Pietro Marzotto.

Già negli anni Ottanta del secolo scorso, il locale aperto a Milano per volere di un uomo che arrivava da lontano inizia il suo viaggio al contrario, oltre frontiera: nel 1986 vedono la luce i primi punti vendita in Giappone.

Ma è con il nuovo millennio che Peck si rinnova radicalmente nel concetto e nelle forme: non più locale gastronomico meneghino, ma marchio internazionale di gastronomie e ristoranti nelle maggiori città del mondo, simbolo del gusto e della cucina italiana, con nuove aperture a Taiwan (2004), Singapore (2007), Seoul (2014).