La storia del Prosecco, dal Nord-Est a Conegliano-Valdobbiadene

Nonostante la sua origine antica, fino al 1980 il prosecco era un vino conosciuto solo a livello locale. La sua prima popolarità risale agli anni Novanta; il successo su scala mondiale agli anni Duemila; oggi, il primato di vino italiano più venduto al mondo.

La prima traccia del prosecco in un testo scritto risale alla metà del Settecento. Valeriano Acanti, sacerdote e accademico letterato di Vicenza, lo inserì nel suo poemetto Il Roccolo, dove esalta in versi più di trenta vini prodotti nella sua regione.

Il prosecco è un vino spumante o frizzante a base di glera, un vitigno a bacca bianca che ne costituisce l’ingrediente principale.

Nonostante la sua origine antica, fino al 1980 era un vino conosciuto solo a livello locale. La sua prima popolarità risale agli anni Novanta; il successo su scala mondiale agli anni Duemila; oggi, il primato di vino italiano più venduto al mondo.

Quando iniziò a diffondersi, il suo nome venne ampiamente usato perché era quello di un vitigno regolarmente iscritto nel registro delle varietà di vite.

Per difendere la regione storica di provenienza del prosecco, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, al vitigno fu cambiato il nome (anziché “prosecco” venne utilizzato un sinonimo, il già citato “glera”), e fu individuato come limite orientale della sua produzione il borgo di Prosecco, in provincia di Trieste.

Successivamente, tra i vari prosecchi si distinse quello prodotto nel Conegliano Valdobbiadene, che nel 1969 ottenne la DOC e nel 2009 la DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita), ricevendo così tutela e accesso ai vertici della piramide qualitativa dei vini italiani.

Siamo in provincia di Treviso, sulle colline che costituiscono il cuore pulsante del Prosecco Superiore, un’area delimitata di eccellenza con oltre 700 aziende agricole e cantine, corrispondente ai confini di un territorio riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco.

Qui la produzione vitivinicola risale ai tempi dei centurioni romani (vendemmiales era l’antica celebrazione della vendemmia) e leggende raccontano di fontane che sgorgano vino bianco al passaggio dei re.

Solo quindici anni dopo la prima traccia documentata del prosecco, nasceva la cantina Follador.

Era il 1769: Giovanni Follador portava in dono al Doge di Venezia i suoi vini migliori e riceveva con gratitudine l’onorificenza ufficiale della loro qualità.

Grazie al clima, al terroir di vigneti che crescono rigogliosi in equilibrio con la natura, e al metodo di famiglia, depositato in difesa della sua esclusività, Follador Prosecco è un vino di qualità superiore, elegante e fruttato, con un bouquet intenso di sapori e un perlage fine e persistente.

Con l’ascesa a livello internazionale arriva la consapevolezza, che diventa stimolo per continuare a impegnarsi nella produzione di vini di qualità superiore, unendo la tradizione alla ricerca dell’eccellenza, nel rispetto dell’ambiente e in adesione al programma Sustainable Wine, che salvaguarda gli ecosistemi e la natura in ogni fase del processo produttivo.

Così, da oltre 250 anni, ogni annata porta nuovi risultati: Fosélios Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG  (foto di apertura) è uno spumante che comunica brillantezza e calore, come il suo nome lascia intendere: dal greco Phos, che significa “Luce”, ed Elios, il Dio Sole.

Uno spumante fresco e gustoso, ideale per le feste di fine anno, che si apre con entusiasmo al sapore di mela verde e si conclude con note floreali di speranza.