Intervista: Silvio Capeccia plays Decibel – Piano Solo

È uscito da una manciata di giorni, disponibile in formato cd e sulle piattaforme digitali, l’opera prima del musicista Silvio Capeccia, tastierista dei Decibel, band storica pioniera del punk rock italiano.

È uscito da una manciata di giorni, disponibile in formato cd e sulle piattaforme digitali, l’opera prima del musicista Silvio Capeccia, tastierista dei Decibel, band storica pioniera del punk rock italiano.

L’album si intitola Silvio Capeccia plays Decibel – Piano Solo (Anyway Music/Believe) e racchiude le tracce più belle e significative del gruppo, dai grandi classici Vivo da Re e Contessa alle più recenti Noblesse Oblige e L’Anticristo.

Capeccia, milanese, classe ‘57, è un artista completo e innovativo che con i Decibel e il loro front-man Enrico Ruggeri ha dato vita a una rivoluzione sonora che ha cambiato profondamente la storia del rock italiano.

Tra suggestioni e leggenda, l’artista ha trasformato le canzoni del gruppo in sonate per pianoforte destinate a diventare una pietra miliare della musica strumentale.

“In realtà il progetto è nato per caso” – racconta il musicista, durante una piacevole chiacchierata face to face.  “Durante il complicato periodo di lockdown, avevo postato sui miei profili social alcune versioni pianistiche di questi pezzi. Il riscontro a livello di commenti e follower fu sorprendente, al punto che Enrico stesso mi consigliò di mettermi al lavoro per realizzare un disco. Non sono un musicista diplomato al conservatorio bensì un pianista ruvido, che ha iniziato da ragazzo a suonare rock e punk, quindi amo le sfide e non mi sono certo tirato indietro!”.

Come hai scelto i brani da inserire nel cd?

“Ho attinto dai vari album, scegliendo subito Vivo da re, canzone che amo molto e primo brano scritto con Enrico quando ancora ci chiamavamo Champagne Molotov e suonavamo nei licei di Milano le cover di David Bowie, Lou Reed e Roxy Music. Quindi la celebre, fortunata Contessa (Festival di Sanremo 1980; ndr), e L’ultima donna, nate esattamente così, come oggi la sentite. E’ stata poi la volta delle più recenti Noblesse oblige e La belle epoque che con quel delicato stile francese si presta particolarmente bene all’esecuzione. Amo molto tra le altre anche Triste storia di un cantante, ispirata alla figura del pianista americano Jerry Lee Lewis. Il testo parla di quegli artisti che vedono nemici ovunque”.

Quale potrebbe essere il prossimo singolo?

“Mi piacerebbe far ricadere la scelta su My Acid queen, un brano dei Decibel molto dark. Scegliere Contessa mi sembrerebbe troppo scontato”.

Nel disco c’è anche una chicca.

“Sì, una ghost track. Ma non vi dico di quale pezzo!”.

Come mai questa voglia di riproporre oggi, in versione pianistica, alcuni successi estremamente rock?

“Come Decibel abbiamo sempre avuto nel DNA la voglia di stupire. Uscire in questo periodo storico con un disco di piano solo, lo ritengo un gesto estremo, come fare punk ai tempi in cui andavano forte i Cugini di Campagna (ride, ndr)”.

Partono gli accordi inconfondibili di Contessa e la mente vola ai quei meravigliosi, irripetibili anni ‘80.

Ai tempi esisteva ancora la gavetta…

“Già, un termine oggi praticamente sconosciuto. Un giovane cantante parte già al top, con 100.000 follower e un’agenda zeppa di interviste e passaggi televisivi, ma il più delle volte corre il rischio di ritrovarsi dallo psicologo, abbandonato a se stesso con la sua breve carriera usa e getta già finita. Una volta non fare gavetta era impensabile. Era fatta di concerti nelle palestre delle scuole, tra l’altro in un periodo storico problematico”.

Vogliamo raccontare a chi non c’era, che aria si respirava?

“Io studiavo nel rigoroso Istituto Einstein mentre Enrico e Fulvio (Muzio, il chitarrista; ndr) al Berchet, un liceo decisamente libertario, dove gli scioperi erano all’ordine del giorno. Il periodo politico era difficile. Reduci da un viaggio in UK, ci presentavamo sul palco vestiti di nero e con i capelli cortissimi, come i gruppi punk inglesi, ed era un attimo essere definiti fascisti”.

1980-2020: la musica è cambiata e alla luce degli ultimi ascolti, non proprio in meglio.

“Non amo fare paragoni, perché ogni nuovo movimento viene definito inascoltabile dal precedente. Noi presentavamo il punk e venivamo etichettati come degli ignoranti dal punto di vita musicale, ma anni addietro non se l’era passata benissimo pure il rock ‘n roll. Le cose vengono apprezzate e rivalutate con il tempo. Magari accadrà lo stesso per la trap (‘ma non credo’, aggiunge sottovoce; ndr)…”

Parlando di Decibel non posso non chiederti un pregio e un difetto del vostro front-man, Enrico Ruggeri!

“Enrico ha il pregio di essere una persona molto determinata. Quando ci siamo conosciuti avevamo 15 anni e sul palco si sentiva già il Mick Jagger della situazione. Il suo difetto riguarda un ego elevato all’ennesima potenza, ma se non fosse così, la storia sarebbe andata diversamente”.

Passioni?

“Mi piace la pittura astratta e appena posso scappo a visitare musei. Amo ascoltare la musica di Ludovico Einaudi che a parer mio, tra 20 anni, sarà considerato il nuovo Chopin”.

Prossimi progetti?

“Potrebbe esserci un secondo capitolo di questo cd. Il materiale edito non manca!”.

Come proporrai la tua musica in concerto?

“Questa esperienza del Covid ci ha indirizzato verso piccole realtà, fatte di locali e chiese sconsacrate. A me serve solo un pianoforte, ma durante la serata amo anche raccontare al pubblico aneddoti legati alla carriera. In questo ho preso esempio da Enrico, che quando inizia a parlare, non la smette più!”

 

Questa la tracklist di “SILVIO CAPECCIA PLAYS DECIBEL – Piano Solo”: 

“Vivo da Re”, “Contessa”, “A disagio”, “Peggio per te”, “Tanti auguri”, “Valzer bianco radioattivo”, “Noblesse oblige”, “L’ultima donna”, “Triste storia di un cantante”, “Crudele poesia”, “My acid queen”, “La belle epoque”, “Buonanotte”.

 

Sonja Annibaldi