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Donne e amiche: per la Festa della Donna vi racconto una storia vera

Si sono conosciute sui banchi delle elementari e da allora non si sono più lasciate. Hanno cambiato scuola, regione, abitudini. Niente è riuscito a separarle, neanche un’inondazione.

Avevano 6 anni quando il gruppo si formò.
Il nucleo iniziale era composto da Sara e Alessia che, essendo cugine, si conoscevano da quando erano nate: quando si videro la prima volta, una aveva 5 mesi e l’altra una settimana.

In prima elementare non frequentavano la stessa classe, ma la loro era già un’amicizia generosa, che non escludeva: Sara presentò alla cugina le sue nuove amichette, Sabrina e Jessica, mentre Alessia le presentò Chiara, la compagna di banco.
Diventarono subito inseparabili.

Con la fine delle scuole medie, le loro strade iniziarono a distaccarsi. Sara e Sabrina scelsero il classico, Jessica un istituto tecnico, Chiara e Alessia il liceo scientifico.
Ma il fatto di non frequentare la stessa scuola non fu sufficiente a dividerle.
Facevano i compiti ognuna a casa propria, ma continuavano a ritrovarsi. Sul pullman si vedevano tutti i giorni; la domenica erano sempre insieme.

A 16 anni, i genitori di Sabrina si trasferirono in un’altra regione. Per motivi di lavoro, per necessità, misero tra la figlia ancora minorenne e le amiche del cuore una distanza di 300 chilometri.

Non esistevano ancora le videochiamate, né i cellulari e, sembra incredibile, neanche le mail. Per sentirsi ci si affidava al telefono fisso e per vedersi ci si attaccava al treno… nel senso che le cinque fanciulle non avevano ancora neanche la patente: per andare dall’amica, toccava farsi una gita in Ferrovie dello Stato.

L’amicizia resistette. Continuarono a vedersi, a sentirsi, a trovare scuse per incontrarsi. Tutte e cinque.

Dopo i vent’anni, è Jessica a lasciare la regione. Ha trovato l’amore a Verona, si sposa e si trasferisce. Tutte le volte che c’è l’occasione, le ragazze la raggiungono là. Ogni motivo è buono. In fondo Verona è una bella città, il lago non è lontano, i veronesi le portano in battello e ormai hanno l’età per fare tardi.

Sono diverse per attitudine, fisicamente e caratterialmente. Gli occhi azzurri di Alessia, il fisico da modella di Chiara, le lentiggini di Jessica, il sorriso di Sabrina e la chioma bruna di Sara. Tra l’altro sono tutte davvero belle, e mai in competizione.

Chiara lavora in una multinazionale dell’editoria, Jessica nel settore sanitario, Alessia nelle risorse umane; Sara è impiegata al Comune di Milano e intanto si specializza in make-up art, la sua vera passione; Sabrina diventa commercialista.

“Chi è la più bella?”, le provoco, cercando di scovare un po’ di competizione tra di loro. Niente da fare.
“Chiara!”, mi rispondono in coro.

Si vogliono bene. Conoscono i pregi e difetti di ognuna e li guardano con affetto e indulgenza.

Anni fa, Chiara aveva incontrato un famoso cantante giovane e bello, e timidamente aveva cercato di strappargli un autografo. Quando riferì alle amiche di essere stata ignorata, nessuna di loro pensò che Chiara, per una volta, non fosse riuscita a conquistare l’attenzione di un uomo.
“Si vede ch’è gay!”, affermarono convinte (lui fece outing nove anni dopo).

Crescono, si fidanzano, qualcuna si sposa, qualche altra è single. Ormai i loro viaggi hanno destinazioni e stili disparati, eppure sempre, ogni anno, c’è la loro settimana insieme a Formentera.

Le loro vite diventate così diverse non attenuano il loro legame. Un divorzio, il primo bambino, un matrimonio… e loro, ancora amiche.
Quando ho parlato d’inondazione, il riferimento era reale: Sabrina era a Genova quando strariparono gli argini ed è sopravvissuta, forse per un pelo.
Creano una chat di gruppo su whatsapp e si sentono di continuo.

Dopo una delle loro ultime vacanze insieme, sull’onda forse della moda di questi anni e soprattutto dell’entusiasmo per i propri immutati sentimenti, decidono di incidersela sulla pelle quest’amicizia secolare, passata dal ventesimo al ventunesimo senza che vi si sia appoggiata sopra un velo di polvere. Una stella a cinque punte, come loro. Cinque stelle tutte diverse, tatuate ognuna nella parte del corpo che preferiscono. Legate e tuttavia libere.
 
L’amicizia continua ancora oggi. A 40 anni, hanno lasciato a casa fidanzati, mariti, figli e lattanti e sono partite per un weekend a Porto, ancora una volta insieme come quando erano ragazzine: unite, complici, strampalate, la notte insonne per raccontarsi di quella volta, tanti anni fa, che sembra proprio uguale a questa, con le risate per le converse inzuppate d’acqua sul balcone e il tram perso, sacrificato all’ennesima foto insieme.