Zucchero – D.O.C.

Anticipato dal singolo ‘Freedom’, è uscito in questi giorni, in tutto il mondo, ‘D.O.C.’ (Polydor/Universal music), il nuovo album di Zucchero.

Prodotto da Dan Was e da Zucchero – concepito dall’artista a Pontremoli – è stato registrato tra Los Angeles e San Francisco.

Suoi quasi tutti i brani, tranne per alcune collaborazioni importanti tra cui quella con Francesco De Gregori (Tempo al Tempo) a trent’anni dalla splendida ‘Diamante’, Davide Van De Sfroos (Testa o croce), Pasquale Panella e Daniel Vuletic (La canzone che se ne va) e l’artista scandinava Frida Sundemo (Cose che già sai).

Hai chiamato il tuo disco «D.O.C.». Come mai questo titolo? 

«Questa scelta in realtà mi ha fatto un po’ tribolare. La prima idea era ricaduta su Suspicious Times, tempi sospettosi quanto il periodo che stiamo attraversando. Poi pensai addirittura di non intitolarlo! Ma il giorno prima di stampare l’album mentre ero in fattoria con i miei contadini, mi venne in mente DOC, come le coltivazioni bio, di denominazione di origine controllata. Oddio dopo in realtà mi è venuto in mente che si sarebbe potuto leggere anche come ‘disturbo ossessivo compulsivo’, ma alla fine ci sta, anche così mi rappresenta benissimo (ride; ndr), ed è genuino come me!».

Un album splendido, intenso, emozionante a tratti struggente e malinconico. Rispetto alle tue produzioni precedenti c’è poco spazio questa volta, per doppi sensi e goliardia…

«A 64 anni e di questi tempi così bui, non ho più tanta voglia di giocare con questo genere di cose, a parte in Vittime del cool, Badaboom e Soul mama, dove mi sono lasciato un po’ andare».

A proposito, proprio nella traccia Vittime del cool ti arrabbi con questa società dell’apparenza, dove tutti si atteggiano.  Pensi la causa sia da attribuire ai social? 

«Non credo. Il fatto è che vedo ovunque gente che si atteggia da star, non capisco la necessità e questo modo di fare mi intristisce. Persino i politici ora si infilano anelli e bracciali, e voglio fare le rock star: mi viene voglia di mettermi la giacca».

Il disco suona diversamente, rispetto alle tue produzioni precedenti…

«La musica è cambiata velocemente, e ho voluto capire perché, ricercare suoni nuovi. Così, con il mio amico produttore Don Was abbiamo strutturato il cd e successivamente invitato giovani produttori, già artefici di successi internazionali, a collaborare. In questa maniera mi sono rinnovato, rimanendo sempre me stesso».

Stupisce, ascoltando i testi dell’album, una sorta di tua conversione. In Spirito del buio come in Tempo al tempo, scritta a quattro mani con De Gregori, si respira aria di redenzione…

«Effettivamente ho messo in dubbio il mio essere un ateo incallito. Non parlo del Dio dei cristiani, ma di un qualcosa che potrebbe anche essere lo spirito di mia nonna. Non sono ancora un ‘pentito’ ma gli anni passano e … ‘non si mai’ (sorride; ndr)».

Zucchero, una battuta su questo (triste) periodo storico, dove si deve mettere sotto scorta una donna come Liliana Segre e c’è chi insulta dalle gradinate un calciatore di colore…

«Ho sempre suonato con musicisti di colore e ritengo sia impensabile offendere un uomo per la razza. Detto questo, trovo agghiacciante ci siano reminiscenze fasciste o naziste: è una storia da bruciare, seppellire e dimenticare».

Parliamo di concerti. Nell’aprile del 2020 partirai con un tour mondiale dall’Australia e arriverai in Italia in settembre, con ben 12 date all’Arena di Verona. Sei l’artista italiano che ha suonato più volte in assoluto, in Arena. Come mai?  «Trovo che la mia musica si sposi perfettamente con quella bellissima location, il suono è perfetto, il pubblico soddisfatto. È vero, quelle saranno le mie uniche date italiane per l’anno prossimo, ma abbiate pazienza: il tour continuerà nel 2021, e mi potrete ascoltare anche in altre città».

Tra i maggiori interpreti del rock blues in Italia, Zucchero nella sua carriera ha venduto oltre 60 milioni di dischi, di cui 8 milioni con l’album “Oro, incenso & birra”. Oltre a essere il primo artista occidentale a essersi esibito al Cremlino dopo la caduta del muro di Berlino, Zucchero è anche l’unico artista italiano ad aver partecipato al Festival di Woodstock nel 1994, al Freddie Mercury Tribute nel 1992 e a tutti gli eventi per Nelson Mandela.

È, inoltre, uno dei pochi artisti italiani nominato ai Grammy, con Billy Preston ed Eric Clapton come best “R&B Traditional Vocal Collaboration”.

Il suo concerto nel dicembre 2012 all’Istituto Superiore di Arte di L’Avana è stato ritenuto il più grande live mai tenuto da un cantante straniero a Cuba sotto embargo.

Con oltre 65.000 persone presenti, a luglio 2018 si è esibito ad Hyde Park, in occasione del British Summer Time di Londra, accanto ad artisti internazionali del calibro di Eric Clapton, Santana, Steve Winwood.

La sua musica si è estesa oltre i confini nazionali grazie anche alle numerose collaborazioni con artisti internazionali del calibro di Bryan Adams, The Blues Brothers, Bono, Jeff Beck, Ray Charles, Eric Clapton, Joe Cocker, Elvis Costello, Miles Davis, Peter Gabriel, John Lee Hooker, B.B. King, Mark Knopfler, Brian May, Luciano Pavarotti, Iggy Pop, Queen, Alejandro Sanz, Sting e molti altri.

Sonja Annibaldi