Intervista a Fulvia Degl’Innocenti, la scrittrice italiana per ragazzi da quasi 100 titoli (con lode)  

Tre i suoi libri appena usciti, ma Fulvia Degl’Innocenti, prolifica autrice nata a La Spezia e trapiantata da molti anni a Milano, di libri ne ha pubblicati quasi 100 e tanta strada ha fatto dal suo primo romanzo, pubblicato nel 1998.

Tre i suoi libri appena usciti, ma Fulvia Degl’Innocenti, prolifica autrice nata a La Spezia e trapiantata da molti anni a Milano, di libri ne ha pubblicati quasi 100 e tanta strada ha fatto, dal suo primo romanzo per ragazzi del 1998, La danza delle carote (l’editore era Bruno Mondadori).

Per oltre vent’anni, dunque, Fulvia Degl’Innocenti ha continuato a lavorare e scrivere con passione, fantasia ed energia inesauribile.
Giornalista e redattrice, prima presso Il Giornalino con la qualifica di caposervizio e poi a Famiglia Cristiana nella redazione Cultura e Spettacoli, Fulvia ha pubblicato albi illustrati per bambini, romanzi “young adult” e libri di divulgazione, anche di tematica religiosa, molti dei quali tradotti all’estero: in Spagna, Cina, Turchia, Russia, Brasile, Corea, Ucraina, Polonia, Danimarca, Olanda, Francia, Slovenia e Colombia.

È presidente di ICWA, Italian Children’s Writers Association e dirige la collana di narrativa Il parco delle storie per le Edizioni Paoline. Premi ne ha ricevuti tanti, tra cui il Bancarellino per il romanzo La ragazza dell’Est e il Premio Andersen per il miglior libro fatto ad arte per Io sono così dell’editore Settenove. Di recente il suo romanzo Cattive memorie, edito da San Paolo, ha vinto il Premio Artisti per Peppino Impastato e il Premio Città di Como.

Gira per le scuole, le biblioteche, le librerie e i festival letterari per incontrare bambini e ragazzi e contagiarli con il suo grande amore per le storie.

«Ci sono storie nascoste dietro a ogni cosa. – ci dice Fulvia – La vera magia è quella dello scrittore, che fa apparire mondi e creature che fino ad allora non esistevano».

Tra i suoi ultimi lavori, Un attimo, tutta la vita, delle edizioni Raffaello Ragazzi, scritto a quattro mani con Giuliana Facchini, romanzo per adolescenti che affronta, nel racconto del giovane Orlando che ama spostarsi in scooter, il tema dell’attenzione alla guida.

A ottobre 2019 è uscito La nonna aliena, ed. Risfoglia, che vede protagonisti due gemelli orfani di 8 anni, affidati alla nonna materna, bizzarra e strampalata, che nelle notti di luna piena parte per lo spazio con una capsula che tiene nascosta nel solaio. E con lei partiranno anche i suoi nipotini, provando a realizzare il sogno di ogni bambino di compiere imprese impossibili.

Strenna 2019: Greta e le altre. Un Pianeta da salvare. Settenove. Parla proprio di lei, Greta Thunberg, la giovane attivista svedese che ha guidato gli scioperi scolastici per il clima nel corso di quest’anno ed è subito entrata nell’immaginario di tutti come il volto, l’impermeabile giallo e le trecce della paladina dell’ambiente.

 

Sfogliando quest’ultimo libro, mi viene in mente la prima domanda dell’intervista a Fulvia.

Nei libri per bambini e spesso anche per ragazzi, l’opera necessita di illustrazioni. Chi sceglie le illustrazioni delle tue storie?

«In alcuni casi il progetto nasce insieme con un illustratore e poi viene presentato alle case editrici. In altri casi, io invio un testo ed è poi l’editore che trova l’illustratore più adatto».

Vivi a Milano da circa trent’anni. Cosa hai portato dalla tua regione, nella scrittura e nella vita di ogni giorno?

«Io sono nata e cresciuta a la Spezia da genitori toscani, e questi tre passaggi geografici hanno in un certo senso ripulito la mia lingua che è priva di cadenze. Questo credo sia un vantaggio nelle occasioni numerose in cui devo parlare in pubblico, ma forse anche nella scrittura. E poi conservo l’amore per il mare, l’unica cosa che davvero mi manca della mia città, e di quando in quando ne ho messo degli echi nelle mie storie, in particolare nel romanzo Sopravvissuta. E poi ho ambientato il romanzo Cattive memorie proprio a La Spezia».

Ricordi qual è stato il primo libro che hai letto?

«Come dimenticarlo? È stato un albo illustrato preso nella biblioteca di classe in seconda elementare, Alì babà e i quaranta ladroni. E da lì non ho più smesso. Ero, sin da bambina, una lettrice accanita e onnivora».

Quali sono gli autori che consideri tuoi punti di riferimento?

«Nell’adolescenza ho letto molti classici italiani, considero un mio maestro Stephen King, e tra gli autori contemporanei ho una venerazione per Murakami».

Quali sono la parte migliore e la parte peggiore di essere una scrittrice?

«La parte migliore è il momento in cui una storia o un progetto per un nuovo libro si delinea nella mia mente, è davvero come se si accendesse una scintilla. E poi incontrare i lettori, rispondere alle loro domande. La scrittura in sé, soprattutto di romanzi, porta con sé una certa dose di fatica, anche perché il tempo è poco, rubato alle tante incombenze professionali e familiari della vita».

Hai un tuo rituale di scrittura? Per esempio, si racconta che Thomas Mann scrivesse solo di mattina, poi chiudeva le carte e andava a fare una passeggiata.

«Niente di troppo poetico. Il mio computer sta in una stanza che funge da cucina, soggiorno e studio. Scrivo soprattutto di sabato e domenica ma mai per troppe ore di seguito perché ho mille altre cose da fare come portare fuori il cane o fare una torta».

Salgari scriveva grandi avventure senza aver mai viaggiato. Che rapporto c’è tra la realtà e le storie che inventi? E quanto conta la fantasia?

«Io scrivo storie sia per i piccoli sia per gli adolescenti, e mentre nelle fiabe e negli albi illustrati la fantasia è una componente molto importante, per i romanzi mi ispiro molto alla realtà, alle problematiche dei ragazzi, anche ai fatti di cronaca. E poi mi piace molto scrivere biografie di personaggi che hanno lasciato un segno e possono essere dei modelli per i ragazzi».

Sei anche giornalista e redattrice, oltre che scrittrice. Come ti muovi tra questi diversi universi di scrittura?

«Sono due aspetti della mia professione che amo entrambi. Ed è capitato che si intrecciassero tra di loro e che l’argomento di un mio articolo sia poi diventato anche il soggetto di un libroۚ».

A quali dei tuoi quasi 100 libri pubblicati sei più affezionata?

«È la domanda che non manca mai durante gli incontri con l’autore. Ovviamente tutti hanno un significato particolare, ma uno a cui sono molto legata è l’albo illustrato Io, Titanic, in cui ricostruisco la tragica vicenda facendo parlare in prima persona la nave. Lo amo per l’epicità della storia in sé, perché credo di aver prodotto una buona scrittura capace di suscitare emozioni, e per le stupende illustrazioni di Sonia Luce Possentini».

Qual è la domanda che non ti hanno mai fatto durante le interviste e alla quale ti piacerebbe rispondere?

«Che cosa ti farebbe sentire davvero estasiata? Da buona cinefila risponderei, leggere il mio nome sui titoli di coda, perché il film è stato tratto da un mio libro».

Domanda di rito per ogni intervista su Viviconstile.it: cos’è per te lo stile?

«Qualcosa che si costruisce col tempo e l’esperienza almeno per me. L’importante è crearsene uno proprio, che ci contraddistingua, nel modo di porsi, di relazionarsi con gli altri, di vestire, che ci identifichi, ci faccia uscire dall’anonimato, sia il nostro tratto distintivo. E richiede intelligenza, buon gusto, ricerca».