Tra l’insalata, l’azzurro e il sirtaki: i miei ricordi più belli delle isole greche

I ricordi più belli delle Isole Cicladi e del Dodecaneso sono disseminati d’immagini di insalate greche, dell’azzurro del mare e del suono del sirtaki, l’antico ballo nazionale.
 

La mia prima vacanza in Grecia risale all’inizio degli anni Duemila, con un ragazzo che avevo appena conosciuto e molto tempo dopo sarebbe diventato mio marito; da allora ci siamo tornati sempre, a estati alterne, un agosto sì e uno no.

Karpathos, l’isola a forma di pugnale

La prima isola greca fu Karpathos. Avevo letto di un poeta tormentato degli anni Settanta, che l’aveva scelta per la sua forma allungata in cui riconosceva un pugnale, allora volli andarci anch’io.

A Karpathos, ho trovato tutto ciò che rende questa nazione così unica e caratteristica, un concentrato di ellenicità che mi ha catturato e che si sarebbe ripresentato ogni volta che tornavo in Grecia, nelle spiagge tutte diverse di ogni isola: le donne vestite di nero, la terra bruciata dal sole, la macchia mediterranea nell’entroterra, l’azzurro del mare che fa le striature, le chiesette bianche con le cupole tonde dello stesso colore dell’acqua marina, i mulini e la moussaka, l’insalata con la feta e il pesce fresco alla griglia, il sirtaki che si balla la sera in piazza, o nel teatro del resort, quando, una volta nato Leo, abbiamo rinunciato alle nostre vacanze itineranti per dei comodi soggiorni in family hotel e villaggi.

Non so se ci sarà ancora quella vecchietta vestita in abito tradizionale col gonnellone nero e il corpetto ricamato a fiori, che in italiano sapeva dire soltanto, ricordando gli anni dell’occupazione fascista:
“Una fazza, una razza”.

La mia spiaggia preferita di Karpathos è Apella, con la sua sabbia bianca, il mare trasparente e i pini marittimi, gli alberi più belli che esistano, che dalle rocce fanno ombra alle spalle.

Continuando l’elenco delle isole che ho visitato, in democratico ordine cronologico (tanto per dire due aggettivi di origine greca), per il secondo viaggio in Grecia abbiamo fatto un tour di tre isole: Ios, Paros e Santorini.

Ios, grandi spiagge deserte

Ios è l’isola dei giovani. Giovani anglosassoni, per la maggior parte, così presi dal divertimento notturno e dall’hangover che forse neanche si accorgono della bellezza straordinaria di quest’isola.

Per raggiungerla dall’Italia, siamo atterrati con l’aereo sulla vicina Santorini e poi abbiamo preso il traghetto. Al porto, una schiera di locali accoglie i turisti con urla e cartelli scritti a mano, per proporre i propri studios (appartamenti) oppure gli hotel più economici.

Una sola strada asfaltata taglia in due l’isola e i bus collegano il porto di Ornos alle località balneari e al capoluogo Chora, fitta di vicoli stretti e case con i tetti azzurri, fino alla chiesa antica nel punto più alto della città. Diciotto mulini a vento ne dominano il profilo, e oltre, nell’antico teatro all’aperto in pietra e marmo, durante l’estate si svolgono concerti e rappresentazioni drammatiche.
Secondo una tradizione, sarebbe Ios il luogo di sepoltura del poeta Omero: per visitare la sua tomba, ci si avventura lungo una camminata impervia e assolata. Naturalmente non è certo che il poeta dell’Iliade sia davvero morto qui, ma l’atmosfera del luogo e il suo panorama valgono la pena.

A Ios, come nel resto dell’arcipelago, l’offerta di sport acquatici è vasta, dal windsurf alle immersioni subacquee. Ogni anno in agosto vengono organizzate crociere in barca a vela, come per esempio questa, che tocca le coste di Eubea e alte Cicladi durante le due settimane centrali.

In ogni caso, quello che ricordo di più di Ios sono i suoi spazi generosi, le spiagge enormi praticamente deserte.
Noi andavamo a Mylopotas, una lunga spiaggia di sabbia dorata e finissima che brillava al sole, servita e attrezzata, con comodi bar dove mangiare insalate greche e ascoltare musica sdraiati sulle chaise longue al fresco delle palme, quando il sole in spiaggia era troppo violento.
Per la maggior parte del tempo la spiaggia era semideserta, perché frequentata da giovani nottambuli che arrivavano al mare solo dopo aver smaltito la stanchezza della notte precedente: di sera.

Completamente diversa da Ios, Paros.

Paros, il mare più familiare

Quello che per i milanesi è la Liguria, per gli ateniesi è Paros: un’isola per famiglie, dove adolescenti annoiati s’inventano qualcosa per passare le serate, buoni ristoranti diffondono un irresistibile odore di pesce alla brace anche in spiaggia (che ti ritrovi a mangiar gourmet in costume) e il mare è così vicino da dare la sensazione di essere quasi a casa.

Santorini

Santorini, foto di Peater81

Ci sono due cose che non si possono dimenticare di Santorini.
La prima è il tramonto di Oia, che si è guadagnato il titolo di “miglior tramonto delle Cicladi”.

C’è da dire che i tramonti sulle isole greche sono tutti spettacolari, ma quello di Oia non ha davvero niente da invidiare a nessuno. Tanto che la gente si sposta da qualsiasi punto dell’isola e si raduna numerosa nel punto panoramico più ambito solo per andare a godersi il tramonto.

Il secondo luogo indimenticabile di Santorini è la Red Beach, la spiaggia rossa di origine vulcanica,  racchiusa tra le scogliere e la roccia maestosa che scende a picco sulla sabbia.

Il seducente panorama di Santorini è frutto dell’attività di un vulcano ancora attivo. Oggi la sua forma a mezzaluna che si vede sulle mappe è quello che rimane dell’isola intera, la cui metà sprofondò nel mare a seguito di una catastrofica eruzione avvenuta circa 4000 anni fa.
I locali si divertono a vederti preoccupato quando ti portano a visitare il vulcano: fai la gita nell’isoletta di fronte e scopri che sei in piedi sopra un gigante di lava che potrebbe risvegliarsi da un momento all’altro.

“E… ogni quanto erutta questo vulcano?”, ho chiesto fissando un buco nel terreno da cui usciva del fumo.
“Ogni 4000 anni, più o meno – mi ha risposto la guida greca – quindi potrebbe succedere da un momento all’altro!”

Santorini è una delle isole più affascinanti della Grecia, per questo molto frequentata da noi italiani, che quando andiamo all’estero, con tutta la bellezza che c’è qua, sappiamo trovare i posti migliori.

È un’isola ricca, dove si fa shopping, si trovano ottimi ristoranti e si gode la vita notturna, nell’immagine più emblematica della Grecia vacanziera.

Eppure, se cerchi bene, trovi ancora piccole taverne sperdute, magari in un sottoscala che non t’immagini, con le lucine appese tra una casa e l’altra a illuminare quegli angoli remoti dove la luce delle vetrine e del tramonto di Oia non è riuscita ad arrivare.

In una di queste taverne, noi guardammo le Olimpiadi del 2004, che si svolsero appunto in Grecia, in una televisione a tubo catodico che era antiquata anche quindici anni fa, seduti a dei tavoloni dove i greci esultavano per ogni gara vinta e noi eravamo l’altra parte.

Rodi

Qualche anno dopo, è stata la volta di Rodi, che come Karpathos si trova nel Dodecaneso.

“L’arcipelago delle dodici isole” emerge dal blu del mar Egeo nella parte più a est della Grecia, di fronte alla costa della Turchia. Si tratta, in verità, di oltre 163 isole e isolotti, anche se molte di loro sono poco più che degli scogli: solo 26 sono abitate e le principali rimangono 12: Rodi e Kos le più famose, e poi Astypalea, Kalymnos, Karpathos, Kassos, Kastellorizo, Leros, Nisyros, Patmos, Symi e Pserimos.

Rodi è abbastanza grande e verde da farci una vacanza itinerante alla ricerca delle spiagge più belle. La strada che segue l’isola in lunghezza sale, inizia a fare qualche tornante, s’immerge nel verde di boschi di pini e scende di nuovo per incontrare rocce desertiche e infine la vista del mare.
Noi eravamo su una Fiat Uno presa a noleggio; intorno ben pochi automobilisti, qualche quad e un ape con a bordo un asino.

Le cose più belle da vedere a Rodi sono il suo capoluogo, che si chiama Rodi come l’isola, ed è una città dominata dal Palazzo dei Gran Maestri dei Cavalieri di Rodi, una fortificazione imponente, Patrimonio mondiale dell’Umanità, costruita nel XIV secolo e ottimamente conservata. Il cortile del Palazzo costituisce il centro della città e di giorno è invaso da bancarelle per turisti; ma di notte, quando la città è deserta, conserva tutta la sua magia.

La spiaggia più incredibile è Prassonissi, che si trova all’estremità meridionale dell’isola. Con l’alta marea Prassonissi diventa essa stessa un’isoletta, mentre con la bassa marea emerge una striscia di sabbia che divide i due mari, il mar di Levante e il mar Egeo, creando un effetto che allarga l’orizzonte.

Anno 2010.

Mykonos, i locali trendy e i mulini a vento

Mykonos è famosa per essere l’isola più gay-friendly delle Cicladi, ed è in questa direzione che si è modificato il suo turismo, tanto che oserei dire che l’isola sia diventata etero-friendly, nel senso che è così frequentata dalla comunità LGBT, che la maggioranza ha creato un atteggiamento tollerante e di apertura verso qualsiasi ospite, indipendentemente dall’orientamento sessuale.
Così, quando il mio fidanzato veniva guardato con ammirazione dagli altri turisti dell’isola, anch’io ero tollerante e concludevo soddisfatta che la maglia a V che gli avevo regalato era davvero molto fashion (e anche la camicia rosa, forse ho esagerato?)!

Mykonos ha spiagge bellissime e mulini a vento, proprio come ogni altra isola del mar Egeo, e si scatena più di qualsiasi altra nei pub e nelle discoteche, a ritmo di musica e superalcolici, fino al mattino.

Qui si trova anche la rinomata e modaiola Piccola Venezia dell’arcipelago, un quartiere disseminato di locali bagnati dalle onde del mare, che la sera si fanno alte, essendo questa zona anche tra le più ventose di Mykonos.

Kos, nel resort più bello di sempre

Kos, la città principale che dà il nome all’isola, è una cittadina molto caratteristica, con una storia scritta da arabi e crociati, missionari e mercanti, bizantini e veneziani. Lo si vede sui muri e nelle costruzioni che si possono visitare in città: chiese,  moschee, palazzi nobiliari, dove gli stili di diverse epoche e origini geografiche s’intrecciano, e persino un fortilizio medievale, il Castello dei Cavalieri.

Nel centro della città, protetto da grate e sorretto da impalcature, vive ancora il Platano d’Ippocrate, secondo la tradizione l’albero sotto il quale il padre della medicina insegnava i principi fondamentali della sua materia ai suoi seguaci, quasi 2500 anni fa.
L’agorà di Kos era una delle più estese nel mondo antico e la sua costruzione risale alla fine del IV secolo avanti Cristo. Oggi si trova in centro a Kos, ed è visitabile gratuitamente.

La spiaggia più bella è indiscutibilmente Paradise Beach.

“Se gli hanno dato questo nome, un motivo ci sarà”, ci siamo detti insieme io e mio marito quando l’abbiamo vista, mentre il mio bambino esclamava: “È un mare piscina!”, azzeccando il confronto, perché le sue acque sono calme come quelle di una piscina, trasparenti e pulite, più che in una piscina.

A Kos siamo stati al Mitsis Blue Domes Resort & Spa, che merita davvero una menzione, perché è l’hotel più bello dove sia mai stata, almeno in Grecia.

Quest’anno andremo a Creta, e vi dirò.