Intervista a Red Canzian – il tour, lo stile, i libri e la tv (anche quella che fa male alla salute)

Red Canzian, il noto bassista dei Pooh, oggi impegnato in un tour da solista, si racconta a Viviconstile.it in questa intervista in anteprima, con la gentilezza e lo stile di sempre.

Nei suoi racconti come nel suo mestiere ci mette ancora così tanta passione che nel giro di pochi minuti ti ritrovi a chiacchierare a ruota libera con lui, come faresti con un caro amico, sorseggiando un buon bicchiere di Valdobbiadene. Musicista infaticabile e vegano praticante, Red Canzian, il bassista degli ex Pooh, ora alle prese con la carriera solista, sfoglia per noi una ricca agenda di appuntamenti, confessandoci ghiotte anteprime. Con la sua dialettica gentile e con lo stile di sempre.

«Sarà un’estate intensa» – racconta l’artista – «ho annotato nel tour book già oltre 30 concerti e il calendario è ancora aperto. Le prime date sono andate alla grande ed è talmente bello quello che sto facendo, e mi assomiglia così tanto, che non può che rendermi felice».

Raccontaci qualcosa dello show.

«Durante il concerto racconto tutta la musica che mi ha guidato fin qui, una sorta di divertente ‘lectio magistralis’ (ride; ndr). Anche per questo Testimone del tempo – tour 2019 voglio puntare sulla qualità della narrazione e delle canzoni. È un viaggio dagli anni ’50 a oggi, da Tutti Frutti (eseguita con il contrabbasso) a Love Me Tender, da She Loves You (suonata con l’Hofner a violino) a Shine on You Crazy Diamond (proposta con il Fender Jazz), passando per Il Cielo in una Stanza fino, ovviamente, ai successi dei Pooh. La ricerca filologica del viaggio musicale riguarda anche la scelta degli strumenti per i singoli brani, perché se faccio una cosa mi piace farla bene e raccontare tutto nei minimi dettagli».

Quanti bassi possiedi?

«Circa una trentina, quasi tutti legati a un determinato periodo o a un evento importante. Qualcuno l’ho disegnato e progettato io, altri sono storici o hanno nobili provenienze e sono stati suonati da mani ben più importanti delle mie. Per questo, li imbraccio con grande deferenza!».

Che tipologia di pubblico ti segue oggi?

«Ogni sera ritrovo sotto al palco gli storici seguaci dei Pooh, uno zoccolo duro incredibile che sa veramente tutto della mia carriera. Poi ci sono gli ’agnostici’, quelli che pensavano fossi ‘altro’, ma ci sono anche quelli che si meravigliano quasi della mia voce. Persino Ornella Vanoni, collega immensa e con me ‘coach’ nel programma Ora o mai più, mi ha fatto i complimenti per essere diventato un grande interprete. Ma in realtà, anche con i Pooh, ho sempre cantato (ride; ndr)!».

Oltre che ‘coach’ nel talent, so che di recente sei stato impegnato anche su alcuni set!

«Tutto vero. Mi vedrete nella fiction I Fratelli Caputo diretta da Alessio Inturri, con Nino Frassica e Cesare Bocci, in onda su Canale 5 all’inizio del prossimo anno. Ma ho partecipato anche a un altro un film, questa volta per il cinema, dal titolo Si muore solo da vivi, per la regia di Alberto Rizzi, con Neri Marcorè e Francesco Pannofino. Davvero una bella esperienza».

Una domanda sullo ‘stile’ e chi meglio di te, elegante nell’anima e nel cuore. Vorrei un tuo parere sulla tv chiassosa e sulla musica trap.

«La tv chiassosa è becera, non si può sentire, basti pensare all’episodio che ha colpito Riccardo (Fogli; ndr) all’Isola dei Famosi. Credo che certa televisione dovrebbe essere segnalata dal ministero della salute, in quanto gravemente dannosa. Poi certo, c’è pure quella di qualità ma non fa audience e viene proposta a notte fonda. Spesso proprio in quelle ore ripropongono spezzoni di programmi del grande regista Antonello Falqui, che fece crescere l’Italia intera del dopoguerra, proponendo artisti del calibro di Gorni Kramer, Xavier Cugat e Lionel Hampton. Circa la trap invece non voglio fare il Claudio Villa della situazione, che si accaniva contro i giovani dai capelli lunghi – e tra quelli c’ero anch‘io, amante dei Beatles – ma per noi che abbiamo studiato accordi di settima e solfeggi, rivolti ed accordi, sentire uno che canta senza tonalità e in loop, fa davvero male».

Parliamo di libri. Dopo il successo di ‘Sano Vegano Italiano’ (Rizzoli, 2017), scritto con tua figlia Chiara, hai altri progetti editoriali nel cassetto?

«Ho in mente un nuovo libro, ma sto scrivendo un’opera mastodontica e dovrò rimandare»

Opera mastodontica? Di cosa si tratta?

«Di un’opera rock di oltre due ore sulla Venezia del 1750, gli anni del Goldoni, del Tiepolo, di Vivaldi. Ci saranno ben 30 interpreti. Sarà divertente, emozionante e molto interessante dal punto di vista storico. Vorrei debuttare nell’autunno del 2020».

Ma come fai a fare tutte queste cose?

«Sono come un piccolo pannello solare, accumulo energia e poi devo buttare fuori idee! Mediamente faccio quasi tutto da solo, aiutato da mia moglie Bea».

Parlando della tua famiglia, hai appena vissuto un momento molto emozionante, dato che tua figlia Chiara, voce meravigliosa che ti accompagna sul palco durante i tuoi live, si è sposata lo scorso 22 giugno…

«Già ed è stato tutto meraviglioso, una festa bellissima. Sono stati bravi, e hanno voluto organizzare tutto da soli.»

A proposito di bravi ragazzi: come stanno gli altri tre … Pooh, per citare più o meno la frase di una vostra divertente canzone.

«Ci sentiamo di continuo, e ci vediamo spesso, visto gli ottimi rapporti. Siamo come fratelli. Ti confesso però una cosa: capisco ci siano dei fan che non riescono a darsi pace e ancora oggi, a distanza di anni, ci vorrebbero nuovamente sul palco insieme. Fino qui lo accetto, ci sta. Quello che trovo offensivo è il leggere commenti sui social di alcuni, per fortuna pochi, che criticano la decisione di esserci sciolti come band per poi continuare una carriera solista. Ecco, questo mi ferisce. Non hanno capito lo spirito e che, con la scomparsa di Valerio (Negrini, musicista e storico paroliere dei Pooh; ndr) nel 2013, e dopo l’uscita dalla band di Stefano (D’Orazio; ndr) nel 2009, non avrebbe avuto senso continuare un patto di sangue e d’amore come il nostro. La nostra amicizia invece è come la nostra musica, non finirà mai. Seguiamo reciprocamente le nostre carriere, ci confrontiamo, riceviamo l’abbraccio e l’affetto dei nostri fan ed è bellissimo così».

 

Red Canzian nel suo Testimone del tempo tour 2019 viene accompagnato sul palco da Phil Mer (batteria), Daniel Bestonzo (tastiere), Alberto Milani (chitarra) e Chiara Canzian (cori).

Ecco qualche data:

giovedì 11 luglio – Torino, Cascina Marchesa, Festival Cascina Marchesa;

domenica 25 – Patti (ME), Piazza;

martedì 13 agosto – Fontaneto d’Agogna (NO);

Mercoledì 14 – Loano (SV), Giardini del Principe;

Giovedì 15 – Merano (BZ), Piazza delle Terme;

Venerdì 16 – Vasanello (VT), Piazza Della Repubblica;

Sabato 17 – Oriolo Romano (VT);

Lunedì 09 settembre – Baucina(PA), Piazza.

www.redcanzian.it

 

Sonja Annibaldi