Heinrich Böll: “Nell’esercizio anche del più umile dei mestieri lo stile è un fatto decisivo.”

Heinrich Böll è considerato uno dei maggiori rappresentanti della cultura tedesca del dopoguerra. Nel 1964 pubblica Lontano dall’esercito, da cui è tratta questa citazione.

Heinrich Böll nacque a Colonia il 21 dicembre del 1917, ultimo di otto figli.
Gli antenati paterni erano cattolici, emigrati dall’Inghilterra a causa dell’istituzione della chiesa anglicana da parte di Enrico VIII. Dapprima stabilitisi in Olanda, seguirono poi il corso del Reno raggiungendo Xanten, in cui è documentata la loro presenza intorno al 1720.
Gli avi da parte materna erano in origine contadini e produttori di birra, il cui nome, Hermanns, si estinse con la generazione della madre di Böll.
Maria Hermanns era la seconda moglie di Viktor Böll, che era rimasto vedovo della prima. Il padre di Heinrich Böll era falegname, intagliatore e scultore di talento, che già a 25 anni lavorava in una falegnameria propria.
Nel 1924 Heinrich Böll iniziò a frequentare la scuola cattolica locale, a cui seguì il liceo ad indirizzo umanistico.

Heinrich sostenne l’esame di maturità nel 1937.

Nel frattempo la situazione economica familiare era peggiorata a causa dell’inflazione e della crisi economica mondiale, così che nel 1930 il padre aveva dovuto vendere la casa e tornare in città, passando di volta in volta in abitazioni sempre più modeste e rapportandosi con una realtà di debiti e miseria.

Dopo il liceo Heinrich avrebbe voluto frequentare l’università, ma ciò era consentito solo a chi prestava servizio “volontario” per il Reich, così all’inizio egli preferì intraprendere un apprendistato come bibliotecario a Bonn. Circa nove mesi dopo, però, lasciò il lavoro: il suo intimo desiderio era già allora di diventare scrittore, e questo non sarebbe stato possibile con uno stipendio di dodici marchi al mese. Così cedette e si sottomise alla fatica del servizio del lavoro, ciò che significò cibo scarso e una paga misera, ma che gli permise di iscriversi, nel 1939, all’Università di Colonia nella facoltà di Germanistica e Filologia antica.

Dopo solo un semestre, nel luglio del 1939, Böll venne chiamato alle armi, prima in una caserma ad Osnabrück per l’addestramento, poi a Bromberg, in Polonia, dove sperimentò il terrore delle SS in un paese occupato. Nel 1940 passò in Francia, ma si ammalò gravemente di dissenteria. Fu trasferito come soldato di guardia nella zona Köln-Bielefeld, poi in Normandia, a volte impiegato come traduttore.

Nel 1942 sposò Annemarie Cech, un’amica del periodo della scuola, che sarebbe rimasta la sua compagna per tutta la vita.

Dopo la battaglia decisiva presso Stalingrado, Böll fu dislocato in Russia.
Finì in Crimea nella guerra di posizione, venne ferito due volte, prese la malaria e fu ricoverato in Germania. Nel 1944 dovette tornare al fronte, in Romania, dove nello scontro con l’Armata Rossa venne ferito più gravemente e trasportato in un lazzaretto nel sud dell’Ungheria.

Dal momento del suo rilascio Böll, divenuto nel frattempo caporal maggiore, fece di tutto per stare lontano dall’esercito: si procurò formulari in bianco per assegnarsi da solo licenze e località di destinazione, il più lontano possibile dall’est, in direzione Germania. La madre di Böll morì d’infarto durante un attacco aereo degli alleati nel novembre 1944; da allora in poi egli non fece che trascinarsi da un posto all’altro sempre con documenti falsi, sempre in pericolo di essere scoperto e condannato a morte come disertore.

Quando Himmler diede ordine di fucilazione immediata da parte di qualsiasi soldato semplice per chi venisse sospettato di diserzione, non rimaneva, paradossalmente, che un solo posto sicuro: l’esercito.

Böll, così, dovette partecipare alla disfatta finale combattendo nelle ultime due settimane di guerra; venne fatto prigioniero il 9 aprile 1945. Lasciò i campi di prigionia a metà settembre dello stesso anno, perché considerato inabile al lavoro.

La casa dei Böll era stata completamente distrutta dai bombardamenti. La famiglia dovette trasferirsi in un rudere abbandonato, nella Schillerstraße. La moglie di Böll, Annemarie, ottenne un posto come insegnante, mentre lui si iscrisse nuovamente all’università per ricevere la carta che dava diritto agli alimenti, ma nel frattempo lavorava come aiutante nella falegnameria del fratello o nell’ufficio statistico della città di Colonia.
Nel 1945 morì il primo figlio dei Böll, dopo solo un paio di mesi di vita.
Lo scrittore lo ricorda nelle lettere all’amico  Ernst-Adolf Kunz,  nei suoi primi romanzi, e ancora nella lettera ai figli negli ultimi anni della sua vita.

Ben presto Böll cominciò a scrivere. Già prima di essere arruolato, ancora adolescente, aveva fatto i primi tentativi in campo letterario, ma i suoi racconti e persino un romanzo andarono distrutti durante la guerra.

Tra il ’47 e il ’50 nacquero i figli Raimund, René e Vincent. Mantenere una famiglia così numerosa diventava sempre più difficile, ma fortunatamente nel 1949, con la pubblicazione di  Il treno era in orario, presso la casa editrice Middelhauve, arrivò il successo. Middelhauve pagò a Böll un fisso mensile e rimase il suo editore fino al 1953.

Successivamente le opere di Böll vennero stampate presso Kiepenheuer & Witsch, in forma tascabile dalla DTV, e solo negli anni Ottanta dalla casa editrice Lamuv.

Böll non si associò mai a gruppi o correnti letterarie, tuttavia la sua partecipazione alle riunioni del Gruppo 47 gli portò la popolarità sperata. Il premio ricevuto nel 1951 per il racconto umoristico Die schwarzen Schafe (Le pecore nere) fu solo il primo di una lunga serie di riconoscimenti che avrebbe confermato il favore del pubblico e della critica nei confronti dello scrittore.

Tra essi quello più importante fu il Premio Nobel per la Letteratura assegnatogli nel 1972, culmine della parabola della carriera bölliana che venne costellata di gratifiche a partire dal ’51 fino al 1984: il già citato Premio del Gruppo 47, il Premio René Schickele (1952), il Süddeutscher Erzählpreis e il Kritikerpreis (1953), il Prix de la Tribune de Paris (1955), il Premio Eduard von der Heydt della città di Wuppertal e il premio dell’Accademia bavarese delle Belle Arti (1958), il Premio Charles Veillon (1960), il Premio Letterario della città di Colonia (1961), il Premio d’Isola d’Elba (1965), il Premio Calabria (1966), il Premio Georg Büchner (1967), la Medaglia Carl von Ossietzky della Lega Internazionale per i diritti umani (1974), il Premio Latina (1980) e altri ancora.

 

Tra la metà del 1946 e la fine del 1949 Böll scrisse in condizioni materiali chiaramente sfavorevoli più di centoventi opere letterarie, di cui però molte non furono pubblicate.

Nel 1951 Heinrich Böll aveva terminato il romanzo L’angelo tacque, non pubblicato che dopo la morte dello scrittore, nel 1992.
Il periodo che va dal 1952 al 1954 è quello delle satire.
Il romanzo del 1953 E non disse nemmeno una parola diede a Böll la notorietà  a livello  internazionale: uscì in Olanda  già nello stesso anno, poi in Francia, Inghilterra, in America; nel 1957 si ebbe la prima versione in russo. Il successo di questo e del romanzo successivo, La casa senza custode, lo rese indipendente economicamente: Böll si trasferì in Irlanda con la famiglia e acquistò una casa sulla costa occidentale dell’isola.

Le sue esperienze irlandesi vengono descritte nel suo Diario d’Irlanda, che contiene diciotto racconti, di cui alcuni vennero stampati in diversi giornali, a partire dal Natale 1954.

In Irlanda scrisse Il pane dei verdi anni e La valle degli zoccoli tonanti.

Dopo la serie di racconti brevi, fu la volta di un nuovo grande romanzo: Biliardo alle nove e mezzo, del 1959.

All’inizio degli anni Sessanta si parlava già della “generazione di Böll” e di uno scrittore di cui la Germania poteva essere “a pieno diritto orgogliosa”.

Nel 1963 suscitò grande scalpore Opinioni di un clown, per la sua aperta polemica nei confronti delle istituzioni e della chiesa cattolica.

Nonostante la citazione che dà il titolo a questo articolo, “Nell’esercizio anche del più umile dei mestieri, lo stile è un fatto decisivo”, Böll fu l’antitesi del letterato che rimane rintanato nel suo studio alle prese con problemi estetici, avulso dalla vita reale.

Böll fu scrittore impegnato e realista, intento a comprendere gli avvenimenti della storia contemporanea e a parteciparvi: nel 1968 protestò, a Praga, contro l’occupazione sovietica; nello stesso anno inviò un mazzo di rose a Beate Klarsfeld per aver schiaffeggiato in pubblico il cancelliere Kiesinger per il suo passato nazista; nel ’72 difese il gruppo anarchico Baader-Meinhof e sostenne in politica il segretario della SPD (partito di sinistra) Willy Brandt; negli anni Ottanta partecipò alle manifestazioni contro gli armamenti.

L’ultimo grande romanzo risale al 1971: Foto di gruppo con signora; dopo l’assegnazione del Premio Nobel, Böll scrisse solo un racconto che incontrò ancora la piena approvazione del suo pubblico: L’onore perduto di Katharina Blum, del 1974, di cui si ebbe presto una versione cinematografica diretta da Volker Schlöndorff.

Il miglior racconto degli ultimi anni Settanta è del 1977 e porta il titolo Vai troppo spesso ad Heidelberg.
Col romanzo che seguì, Assedio preventivo, Böll sperimentò tutta l’amarezza di una critica ostile.

Donne con paesaggio fluviale fu pubblicato nel 1985, alcuni mesi dopo la sua morte.
Lo stato di salute di Böll era andato peggiorando negli ultimi anni. La sua forte dipendenza dalla nicotina gli aveva procurato seri problemi alla circolazione, mentre il diabete lo faceva soffrire di una sensazione costante di affaticamento. Nel 1985 si rese necessaria un’operazione, ma lo scrittore non la superò: un giorno dopo il suo rilascio dall’ospedale, il 16 luglio, Heinrich Böll si spense a Langenbroich, nella regione della Eifel.

Nel 1992 venne pubblicata l’opera giovanile L’angelo tacque, scritta tra il 1949 e il ’51 e rimasta inedita fino a dopo la sua morte.

Questa biografia è tratta da Macerie e poesia: “L’angelo tacque” di Heinrich Böll, testo che analizza le corrispondenze, nello stile e nei contenuti, tra questo romanzo acerbo, a cui fu rifiutata la pubblicazione, e la vasta opera dello scrittore che fu Premio Nobel per la Letteratura nel 1972, dimostrando come i temi della sua scrittura matura e di successo fossero tutti già presenti.