Lo scivolone di Dolce & Gabbana con la Cina e i danni alle aziende apportati dagli Yes Men

Certamente già conoscete l’episodio dei video di Dolce & Gabbana destinati al mercato cinese, che ha sollevato accuse di razzismo verso gli stilisti della celebre casa di moda made in Italy.

Nel primo video, si vede una donna cinese alle prese con una pizza, in evidente difficoltà nel tentativo di mangiarla con le bacchette.

Con il secondo video, la stessa donna fatica a mangiare un cannolo siciliano perché troppo grosso, mentre la voce fuori campo suggerisce un riferimento sessuale alle dimensioni italiane. Infine la ragazza, sempre più sorridente e imbranata, ritenta l’impresa con un piatto di spaghetti degno di un film di Alberto Sordi.

 

I tre spot hanno fatto arrabbiare il popolo cinese e sollevato le proteste dei vip che erano stati invitati alla sfilata evento di Shangai, dichiarando la loro intenzione di disertarla. La sfilata è stata, secondo quanto comunicato da Dolce & Gabbana, rinviata o, secondo alcune fonti, cancellata dalle autorità cinesi.

 

Un epic fail, costituito non solo dai video offensivi postati su Instagram e poi naturalmente cancellati, ma anche da una chat piena di offese nei confronti dei cinesi, resa pubblica dal destinatario della corrispondenza e poi dichiarata dagli stilisti come falsa perché “hackerata”.

 

Quello che voglio discutere qui non è il cattivo gusto, il sessismo o il razzismo di uno spot giocato su degli stereotipi ormai fuori dal tempo.

 

Su quello ormai siamo tutti d’accordo e il marchio ha subito gli attacchi e sta pagando le conseguenze di una comunicazione sbagliata.

 

Quello che voglio discutere, invece, è: come è possibile che tra i numerosi consulenti di comunicazione, manager, impiegati, assistenti, non ce ne sia stato uno che abbia levato la voce per dire:

“Ehm, questo messaggio risulterà antipatico ai  cinesi. Questo messaggio offende una razza e sminuisce l’intelligenza della donna.”

Che nessuno abbia avuto lo stesso coraggio che contraddistinse Fantozzi durante l’ennesima visione coercitiva della Corazzata Potëmkin?

Questo è quello che mi chiedo.

Perché sbagliare è umano, ma tra tante persone qualcuna se ne sarà pure accorta.

È vero che la comicità si basa spesso proprio sulle contrapposizioni, le diversità, le metafore sessuali, l’osservazione sotto una luce inedita. Ma se, nel far ridere, diventa offensiva per delle categorie, bisogna trovare qualcosa di più intelligente da dire. O rinunciare alla battuta.

Dopo tutto, i bambini ridono per la parola “cacca”. Diventiamo grandi e andiamo oltre.

 

A proposito del contributo nullo che danno gli Yes Men alle aziende, mi viene in mente un altro caso epico.

Nel 2017 uscì una canzone di Lana del Rey che aveva un’evidente somiglianza con Creep dei Radiohead:

Non una similarità con una canzone minore, ma lo stesso sound dell’arcinoto capolavoro della rock band inglese, una delle canzoni più belle di tutti i tempi. Su YouTube apparvero immediatamente video che confrontavano le due canzoni e migliaia di commenti di utenti indignati o divertiti.

Cioè: ma davvero una persona che ha fatto della musica il suo mestiere, diventando una cantautrice di fama mondiale, non conosce i Radiohead? E poi: ma davvero nessuno del suo staff ha osato dirle che il pezzo che le sembrava così orecchiabile esisteva già? Presumibilmente, le hanno risposto tutti: “Yes, great job, ben fatto!”

Risultato: i Radiohead hanno fatto causa per plagio a Lana del Rey chiedendo il 100% degli introiti risultanti dalle vendite della canzone.

 

Le conseguenze dello scivolone di Dolce & Gabbana sul mercato cinese potrebbero essere molto gravi. La percentuale di mercato asiatico della casa di moda italiana è stata valutata al 30%, una quota decisamente rilevante.