Hiroshige – raffinate visioni dal Giappone in mostra alle Scuderie del Quirinale di Roma

Si inaugura a Roma, alle Scuderie del Quirinale, "Hiroshige. Visioni dal Giappone", una sontuosa mostra monografica (fino al 29 luglio) dedicata a Utawaga Hiroshige, uno dei più celebri e raffinati artisti del Mondo Fluttuante (ukiyoe).

 

Si inaugura a Roma, alle Scuderie del Quirinale, "Hiroshige. Visioni dal Giappone", una sontuosa mostra monografica (fino al 29 luglio) dedicata a Utawaga Hiroshige, uno dei più celebri e raffinati artisti del Mondo Fluttuante (ukiyoe).

 

 

"Maestro della pioggia e della neve", come lo chiamavano in patria, ha avuto, forse più ancora di altri grandi esponenti dell’arte giapponese di metà Ottocento, una grande influenza su gran parte dell’arte visiva d’Occidente, dalla ricerca dell’impressionismo fino ai fumetti e alla grafica digitale dei nostri giorni.

Non a caso Van Gogh andava matto per la sua tecnica (primo tra tutti copiò ad olio il famoso Ponte di Ohashi sotto l’acquazzone del maestro giapponese), Monet cercò di replicarne a suo modo le vedute esotiche e Degas riprese la sua linea disegnando le ballerine. Pissarro, nel 1893, nel commentare l’opera del grande maestro giapponese, si spinse ad affermare come fosse “un meraviglioso impressionista”, affermazione ardita ma che ci fa capire come la sua opera abbia influenzato la pittura europea di fine Ottocento.

Utawaga Hiroshige deve la sua fama allo sguardo del tutto peculiare che lo contraddistingue, uno sguardo definito “fotografico” perché capace di restituire dinamismo grazie all’alternanza sapiente di pieni e vuoti e attraverso la costruzione di piani sovrapposti. Un senso di armonia e serenità pervade le opere dell’artista giapponese.
La mostra ospitata alle Scuderie del Quirinale, con una selezione di circa 230 opere appartenenti a prestigiose collezioni che provengono da Italia, Giappone e Stati Uniti, permette di ammirare il tema della natura declinato dallo stile affascinante e raffinato di Hiroshige: dalle più note serie di vedute quali Cento vedute della Capitale di Edo e Cinquantatre Stazioni di posta del Tokaido, alle silografie policrome di fiori, insetti e animali tra le più ammirate, fino ai disegni originali ancora intatti.

 

 

Capolavori preziosi e così delicati, raccontano i curatori della mostra romana, che per esporli limitando al massimo il rischio di danneggiarli è stato necessario abbassare le luci delle sale e schermare ogni disegno con vetri anti raggi uvb. E che quando fra nove mesi – dopo una tappa a Bologna – torneranno a Boston, dovranno riposare al buio per altri cinque anni.

Allestita in sette percorsi tematici, "Hiroshige. Visioni dal Giappone" ruota principalmente intorno alla produzione di ukiyoe del maestro Utawaga Hiroshige: si tratta di silografie policrome riprodotte in centinaia di copie e, quindi, destinate a un pubblico piuttosto vasto, caratterizzate da disegni minuti e ricchi di particolari nati per raccontare attimi di vita quotidiana e scene di lavoro, i volti degli artisti e delle cortigiane, gli abiti, le abitudini e le mode della prima società borghese e cittadina giapponese che andava formandosi proprio in quegli anni a Edo, l’odierna Tokyo, allora capitale amministrativa e politica del Giappone, così come Kyoto era la capitale imperiale.

Le splendide opere esposte a Roma hanno dimensioni piuttosto contenute, poco più di un moderno foglio A4: la loro funzione era simile a quella delle nostre cartoline con i paesaggi, le immagini dei luoghi più belli del Paese, dagli scorci delle città alle vedute di monti, mari e campagne, riprodotti anche nel variare della luce e delle stagioni.

Figlio di un samurai di basso rango, destinato a fare il pompiere, Hogusaghi ancora ragazzo rinunciò a tutto per dedicarsi all’arte degli ukiyoe. Molto più giovane del famosissimo Hokusai, divenne ben presto anche lui un maestro, rivoluzionando in particolare il modo di guardare ai paesaggi, il settore che lo rese più celebre anche agli occhi dei contemporanei, capace di uno sguardo che appare incredibilmente moderno, in alcuni pezzi ‘fotografico’, ancora prima che la fotografia arrivasse, con grande ritardo, nell’allora chiuso mondo nipponico.