Viaggio in Bretagna con “La Fuga” l’ultimo romanzo di Gianluigi Schiavon

Se c’è una cosa che amo dei libri è la loro capacità di costruire mondi virtuali in un inno al viaggio che (forse) fisico non è, ma ha tutta la potenza creativa che solo chi viaggia sa di portare come bagaglio.

 

Se c’è una cosa che amo dei libri è la loro capacità di costruire mondi virtuali in un inno al viaggio che (forse) fisico non è, ma ha tutta la potenza creativa che solo chi viaggia sa di portare come bagaglio.

 

 

Tra i libri “divorati” in questo inizio 2016 c’è il nuovo romanzo di un autore padovano, ma bolognese d’adozione, Gianluigi Schiavon, che torna in libreria con "La Fuga – Delitto in Bretagna" edito da Giraldi editore.
Un romanzo dai tratti noir, sapientemente strutturato come un diario di viaggio, un libro di misteri e ironia che, senza volerlo, si trasforma in una straordinaria “guida turistica” e regala un’immersione fascinosa in una Bretagna umida, misteriosa e dai panorami mozzafiato.
In scena personaggi tra loro diversissimi, che si muovono a suon di musica sulle note di Tchaikovsky insieme al Commissario Lucien Bertot, poliziotto dai modi bruschi e dai gusti retrò.

Il viaggio è quello di una giovane coppia, Julien e Michelle, attraverso la Bretagna. Un viaggio, che fin dalle prime righe si rivela molto più di una vacanza sentimentale e turistica ma una fuga dai tratti misteriosi. I loro destini si intrecciano con quelli di un’altra coppia, Jean-Claude Fontana, un ex pugile, e Marie Lacroix, la sua amante, che si ritrovano casualmente testimoni di un omicidio, in cui i due giovani sono coinvolti nella cattedrale di Quimper, dove è custodita la pala di Emile Hirsh raffigurante L’ultima cena di Cristo.

Proprio quando nella cattedrale di Quimper, in Bretagna, sparisce un frammento di una vetrata e un uomo viene ucciso entra in scena, o inizia il viaggio si dovrebbe meglio dire, il Commissario Bertot, fascino da canaglia e acume fuori dal normale: amico di prostituite, polemico e narcisista, arguto e avventuroso, cacciato dalla sua squadra giudiziaria, e con un concetto totalmente personale del confine tra legalità e illegalità su cui ha costruito un’intera carriera. In una parola: irresistibile.

Prima di mettersi in viaggio, destinazione Bretagna, Bertot – tanto abitudinario quanto refrattario – mette di nuovo sul giradischi la Sesta di Tchaikovsky, cosa che fa prima di ogni missione: ed inizia così La Fuga, il cui itinerario è rappresentato graficamente sulla cartolina inclusa nel libro.

Le frecce colorate della cartolina e gli itinerari di parole dei personaggi del romanzo si rincorrono e si sfiorano, si intrecciano e si ripetono, catapultandoci nel mondo misterioso del Commissario Bertot, che aggrottando le sopracciglia e affezionandosi silentemente inseguirà Michelle e Julienne, i giovani amanti in fuga, Marie e Jean Claude, la prima delicata e il secondo abitato a tirare pugni e altri personaggi tanto assurdi quanto normali quando si viaggia. Soprattutto se la destinazione non è un solo un luogo ma è anche un enigma, un enigma con un nome e un cognome.

Sarà il commissario Bertot, un uomo di legge che "vorrebbe fare qualcosa di illegale", a scoprire il movente dell’omicidio e la storia del Vetro di Quimper, il cosiddetto "Bottone di Cristo", intorno alla quale girano molti personaggi, tra cui un europarlamentare manovratore di intrighi loschi e furti d’arte. La fuga e l’inseguimento si snodano in altre storie lungo le tappe che da Strasburgo portano a Saint-Malo. Dove la vicenda prende un’improvvisa svolta e il commissario Bertot pone fine al caso. A modo suo, ovviamente.

“La Fuga – Delitto in Bretagna” si legge tutto d’un fiato (e per una volta non è un modo di dire), perché è un noir affascinante, misterioso e ironico al punto giusto, che svela i suoi segreti passo dopo passo come i pezzi di un puzzle scomposto ad arte, seguendo il ritmo sinuoso di una scrittura chiara, senza fronzili, che inchioda alla pagina e costringe e ritardare la preparazione della cena.


L’autore

Gianluigi Schiavon, nato a Padova, vive a Bologna. Giornalista e scrittore, attualmente è caporedattore responsabile dell’Ufficio Centrale di Quotidiano Nazionale (Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno).  
Ha pubblicato i romanzi 50 minuti. L’inganno nel cassetto e Il bambino del mercoledì, entrambi per Giraldi Editore; i volumi di racconti I bolognesi sono fatti così, Pendragon Editore, Colpi bassi (sul ring e nella vita) e Quella faccia l’ho già vista, con la prefazione di Marcello D’Orta, per Giraldi.
Pubblica racconti su quotidiani, riviste e su “Wagon-Lit, racconti da viaggio e altre storie”, blog di Quotidiano.net.

 

Caterina La Grotteria