Dieci cose da fare a Siena

Siena è, senza alcun dubbio, una delle città più belle e affascinanti d’Italia. Meta imperdibile di ogni viaggio in Toscana, Siena sta al Medioevo come Firenze sta al Rinascimento.

 

Siena è, senza alcun dubbio, una delle città più belle e affascinanti d’Italia. Meta imperdibile di ogni viaggio in Toscana, Siena sta al Medioevo come Firenze sta al Rinascimento.

 

 

Perché se è vero che il capoluogo toscano ebbe il suo periodo d’oro negli anni rinascimentali, Siena è il meraviglioso scrigno del gotico italiano.

Città che possiede un centro medievale perfettamente conservato, è così bella che lo si capisce solo dopo.
Su Porta Camollia, principale via d’accesso a Siena fin dal Medioevo si legge, inciso nella pietra: “Cor magis tibi Sena pandit”, ovvero “Siena ti apre un cuore ancor più largo di questa porta”. Il messaggio, che era rivolto ai pellegrini che dal Nord Europa percorrevano la penisola alla volta di Roma lungo la via Francigena, vale ancora oggi.
Basta varcare la soglia di Porta Camollia, per ritrovarsi in un altro mondo, tra vicoli tortuosi, edifici rossi in cotto, tetti in argilla e campanili, torri e chiese, oratori, chiostri e piazze.
È la magia di Siena, da scoprire tutta d’un fiato e conservare per sempre nel cuore. Perché Siena è la città sognata, perfetta nel suo essere così straordinariamente a misura d’uomo.
Anche il grande poeta José Saramago se ne innamorò: “Guardo i vecchi palazzi di Siena, case antichissime dove vorrei poter vivere un giorno, con una finestra tutta mia, affacciata sui tetti color argilla, sulle persiane verdi delle finestre, come nel tentativo di decifrare da dove venga questo segreto che Siena mormora e che io continuerò a sentire, benché non lo capisca, fino alla fine della vita”.

La città è un capolavoro di dedizione e inventiva in cui gli edifici sono stati disegnati per essere adattati all’intero disegno della struttura urbana e, inoltre, per formare un tutt’uno con il circostante paesaggio culturale.
Per quasi un secolo, tra il due e il trecento, Siena fu protagonista della scena europea grazie alla sua nobiltà mercantile che dettò legge nelle fiere dello Champagne e per l’intensa attività bancaria.
Dopo aver perduto la sua indipendenza nel 1559 ad opera dei Medici e di Carlo V, Siena visse un periodo di declino sino a metà dell’800, quando riprese a crescere con la costruzione della via ferroviaria che la collega a Empoli e del primo policlinico universitario d’Italia fondato nel 1883. L’immagine di Siena nel mondo fu rilanciata a inizi ‘900 con la nascita della grande mostra di Arte Antica Senese e dell’Accademia Musicale Chigiana.
L’arte è quindi ciò che più ha influenzato Siena, rendendola una delle città turistiche più visitate: Piazza del Campo, il Duomo, Palazzo Comunale e la Torre del Mangia attirano visitatori da tutto il mondo.
Un’altra delle attrattive senesi è il settore dell’enogastronomia, con l’Enoteca Italiana, situata nella Fortezza Medicea, con gli insaccati senesi e gli antichi dolci, come i ricciarelli, il panpepato, le copate e i cavallucci.

 

1 – Piazza del Campo

 

Tra le più belle del mondo, Piazza del Campo, con la sua forma a conchiglia e la particolare inclinazione, è il cuore della città di Siena. Qui dove due volte all’anno si tiene la famosa corsa tra i cavalli delle contrade cittadine, si assapora il fascino di una città unica al mondo.
Sedersi sul suo dolce pendio e alzare lo sguardo per scorgere la mole imponente della Torre del Mangia, lasciarsi cullare dallo scorrere dell’acqua della vicina Fonte Gaia o fermarsi a godere delle sue ombre ristoratrici è un’esperienza capace di regalare una bella sensazione di pace.
Soprattutto al tramonto, quando il rosso delle facciate delle case medievali si accende e avvolge i visitatori in un abbraccio caldo e suadente.

 

2 – Il Palio di Siena

 

Colori, folla, grida festose, una piazza coperta di tufo, dieci cavalli montati a pelo da altrettanti fantini per una corsa che dura pochi secondi. Questo è il Palio per coloro che lo vedono per la prima volta. Per i senesi è la vita, la passione, la storia.
È il miracolo di un gioco che diventa vita vera, dove c’è posto per la gioia e per il dolore, per il coraggio e gli intrighi, per la lealtà e il tradimento. Per i contradaioli, i senesi più antichi e veri, il tempo è misurato dall’intervallo che trascorre tra un Palio e l’altro.
Un’eredità medievale che il 2 luglio e il 16 agosto sconvolge la vita di Siena ed ogni volta diventa catarsi cittadina. Il Palio di oggi è corso da fantini, di regola non senesi, che montano cavalli assegnati in sorte alle Contrade; ad ogni Palio ne partecipano 10, secondo un meccanismo di sorteggi e alternanze che data dal 1721. I tre giorni di prove e quello del Corteo e della carriera, sono il momento culminante della vita sociale delle Contrade, diciassette città nella città, ognuna con un territorio, una popolazione, una costituzione, un Seggio di dignitari eletti periodicamente, una Sede-Museo, una società ricreativa, e soprattutto le proprie tradizioni e la propria storia.
La contrada è la piccola patria dei senesi, estensione naturale della propria famiglia, il rione è sentito e vissuto quotidianamente come estensione della propria casa.

 

3 – La Torre del Mangia

 

La Torre del Mangia, cosi chiamata “in onore” del suo primo campanaro, tal Giovanni di Balduccio soprannominato “Mangia” o “Mangiaguadagni” perché pare fosse uno “scialacquone”, incaricato dal Comune di Siena di battere le ore dal 1347 al 1360, è uno dei monumenti più importanti della città toscana.
La costruzione della torre, simbolo di potere e di eleganza, fu iniziata dai fratelli Francesco e Muccio di Rinaldo nel 1325 e terminata intorno al 1348. La torre, alta 87 metri e ben 102 fino al parafulmine, è in cotto fino al coronamento, mentre sotto la cella campanaria è in travertino. Quest’ultima parte è opera di Agostino di Giovanni (scultore senese) su disegno di Lippo Memmi. Nel 1666 dopo vari tentativi di fusione fu collocata una grande campana che i senesi chiamarono il “Campanone”, detta anche “Sunto” perché dedicata alla Madonna Assunta.
La leggenda racconta che durante la costruzione ai piedi della torre siano state seppellite monete portafortuna e che ad ogni angolo della torre ci siano pietre con scritte latine ed ebraiche, con il compito di tenere lontani dalla Torre tuoni e tempeste.

 

4 – Il Duomo di Siena

 

Il Duomo di Siena, intitolato a Santa Maria Assunta, è il principale luogo di culto della città, oltre che uno dei più importanti monumenti gotici d’Italia, iniziato nel 1196 e terminato nel 1215. L’abside e la cupola, però, sono stati completati solo nel XIV secolo.
Gemello del Duomo della vicina Orvieto, di fattura romanico-gotica, l’edifico ha subito numerose modifiche di destinazione e forma, ampliamenti, aggiunte, fino ad assumere quella odierna dopo più di due secoli dall’inizio dei lavori.
La facciata, policroma in marmi bianchi, rossi e verdi, è di Giovanni Pisano. Lo stesso tema cromatico è riproposto anche all’interno della cattedrale, con i muri e le colonne abbracciati da bande bianche e nere, mentre le volte sono decorate di blu con motivo di stelle dorate.
Particolarmente bello il Pulpito realizzato a opera di Nicola Pisano: uno degli ultimi esemplari di pulpito “storico”, a pianta ottagonale e dai delicati intarsi a tema religioso, ormai presenti nelle chiese moderne, dalle quali sono spariti ormai da tempo.
L’opera forse più eccezionale è il pavimento del Duomo, “il più bello…, grande e magnifico… che mai fusse stato fatto”, secondo la definizione di Giorgio Vasari. Anche questa opera d’arte è stata realizzata attraverso i secoli, a partire dal Trecento fino all’Ottocento. Questo tappeto di marmi policromi e istoriati arriva fino sul sagrato del Duomo. La sua suntuosità è unica al mondo e ci racconta che il dialogo tra le civiltà e i mondi, tra arti e artisti, è possibile a livelli altissimi.

 

5 – Trekking urbano a Siena

 

Visitare le bellezze di Siena, facendo anche un po’ di sano sport? Qui è possibile, grazie a un bel progetto che porta il nome di trekking urbano.
In pratica, si tratta di un percorso podistico lungo le strade di Siena e i suoi dintorni, caratterizzato da forti dislivelli del suolo, che non richiede un particolare allenamento preventivo.
Nato a Siena nel 2002 e poi ripreso da altre città d’arte italiane, il trekking urbano è un nuovo concetto del turismo sostenibile.
Propone di vivere le città d’arte come luoghi da percorrere a piedi, con il naso all’insù, mettendo insieme sport, arte, gusto e voglia di stare insieme all’aria aperta.
Turisti e visitatori vengono invitati a percorrere il centro urbano in itinerari che sono quelli della popolazione residente, tra strade e piazze, salite e scalinate, panorami sulla città e vedute sulla campagna circostante.
Lo scopo di questa iniziativa è di migliorare la comprensione della città e della sua identità locale, presentandola come museo diffuso, allargato alle attrazioni meno conosciute e all’intero tessuto urbano.
Il Trekking urbano è tra l’altro una passeggiata sportiva e come tale un’attività per tutti; prevede un po’ di sforzo fisico ma non necessita di allenamento preventivo; tonifica insieme il corpo e la mente.
È perfetto per tonificare il fisico e la mente di chi, costretto a vivere in spazi chiusi, sente il bisogno di liberare le proprie energie. Ideale anche per i bambini, il trekking urbano costituisce un modo nuovo e divertente per conoscere le straordinarie bellezze storico-artistiche di una città in cui è ancora possibile passeggiare respirando aria pulita.

 

6 – Santa Maria della Scala

 

Costruito di fronte alla scalinata del Duomo, da cui il nome Santa Maria della Scala, fin dalla fine del I° millennio, ha accolto i pellegrini che percorrevano la via Francigena e ha aiutato i poveri ed i bambini abbandonati. Nei secoli ha poi ampliato le proprie funzioni assistenziali trasformandosi in un moderno ospedale. Solo dal 1997 è divenuto un importante museo e polo culturale.
Esso è, dunque, un edificio medievale la cui austerità, contrapposta allo splendore dei marmi della facciata del Duomo, richiama il ruolo di carità, di assistenza e di dolore.

Ma appena varcato l’ingresso il visitatore viene accolto in una stupenda sala affrescata, il Pellegrinaio, testimonianza ed espressione del talento di alcuni fra i maggiori artisti senesi del XV secolo. Questo ciclo di affreschi affascina non solo per il suo valore pittorico, ma anche per la descrizione che in esso compare della storia e della missione del Santa Maria della Scala. Potrebbe essere definito un esempio di “Buongoverno” dell’assistenza.

A partire dal Pellegrinaio, il luogo offre un percorso museale non tradizionale. La bellezza e il mistero delle architetture si intrecciano con la presenza di affreschi – dai primi maestri senesi al Beccafumi – di sculture, di luoghi di culto e di preghiera che ricordano contemporaneamente ciò che il Santa Maria della Scala è stato e la lungimiranza e la sensibilità dei laici che lo hanno retto nei secoli, divenendo illuminati committenti di tanti artisti di questo territorio.
E così, lungo una scala settecentesca, all’improvviso, il visitatore scopre uno stupendo affresco della prima metà del XIV secolo, rinvenuto casualmente durante i lavori di restauro e attribuito alla Scuola di Ambrogio Lorenzetti, raffigurante una Tebaide e la vita di contemplazione; da qui si comprende la complessa realtà di questo luogo, che si configura come una città nella città e come un luogo d’arte che convive con un cantiere di restauro e del quale, lungo il percorso, si percepiscono le tracce.

Nella cornice degli antichi granai o dei cunicoli sotterranei in tufo si incontrano la meraviglia dell’originale della Fonte Gaia scolpita da Iacopo della Quercia e la stupenda ambientazione del museo archeologico ricco di reperti e collezioni del territorio.
Nell’ala di Palazzo Squarcialupi è possibile infine visitare importanti esposizioni temporanee, ambientate tra mura medievali, entro le quali l’architettura monumentale si sposa con materiali e strutture moderne rispettose del contesto, consentendo di godere di una vista magnifica sul Duomo e sulla campagna senese.
Visitare il Santa Maria della Scala è compiere un viaggio nella storia di Siena, è fare un percorso all’interno dei luoghi nei quali è nata la cultura dell’accoglienza. Non è un caso che in occasione del trasferimento dell’ultimo reparto ospedaliero sia emerso che l’antico portone principale non aveva chiave e soprattutto che esso non poteva essere chiuso dall’esterno: nessuno, nei secoli, poteva lasciare senza un presidio un luogo di ospitalità.

 

7 – Siena Jazz

 

Siena e il jazz: cronaca di un amore annunciato. Perché la bella città Toscana ha saputo costruirsi, nel corso degli anni, una meritata fama di tempio del jazz. Gli appassionati si danno appuntamento, ogni estate in luglio e agosto tra le mura della Fortezza Medicea per il consueto Siena Jazz, che richiama in città alcuni dei musicisti più importanti al mondo. Ma, nel corso dell’anno, l’associazione Siena Jazz continua a essere attiva sul territorio in tre direzioni: didattica, produzione e ricerca, valorizzazione e diffusione del jazz italiano e internazionale.

Il suo Centro Studi ha una biblioteca e un archivio sonoro tra i più importanti d’Europa, con oltre 25.000 entries. I suoi corsi nell’arco dell’anno sono di alta formazione, perfezionamento e specializzazione. Le attività collaterali ai corsi comprendono jam sessions nelle Contrade, l’Enoteca Jazz Club e la rassegna annuale “Città di Siena”. I jazzisti italiani docenti o concertisti al Siena jazz hanno nomi quali Fasoli, Zegna, Fresu, D’Andrea, Rava. Tra i jazzisti stranieri spiccano personalità musicali quali Michel Petrucciani, John Taylor, Kenny Wheeler, James Newton, Dave Holland.

 

8 – Sul treno a vapore alla scoperta delle Crete Senesi

 

Conoscere Siena vuol dire, anche, immergersi nella meraviglia delle campagne che si aprono subito al di fuori dell’abitato. Come la zona delle Crete Senesi, che si apre a sud della città, in un paesaggio dominato da colline erose dallo scorrere del tempo, aspre e spoglie ma dall’indiscusso fascino.
Calanchi e biancane si alternano in questo suggestivo territorio (conosciuto sin dal Medioevo con il nome di Deserto di Accona) e a tratti sembrano formare un paesaggio quasi "lunare".
Cipressi e pini movimentano le distese argillose, in cui pascolano greggi di pecore, dal cui latte si ricava il famoso pecorino. Le coltivazioni agricole si limitano al grano e al girasole.
Il territorio è coronato di torri, castelli e abbazie che rendono ancora più incantevole e surreale questo lembo di terra.

Qui ogni stagione ha colori straordinariamente diversi, verde in primavera, giallo in estate, grigio e tutti i colori della luce in autunno e inverno, perché la creta come le quinte di un palcoscenico cambia colore e si colora ad ogni mutamento del cielo.

Qui solo l’andare lentamente permette di ammirare tutti i paesaggi, di ascoltare i suoni, di immaginare i mondi di questo mare di argilla. Per questo, uno dei modi più insoliti di conoscere le Crete Senesi è quello di farlo a bordo di un vecchio treno a vapore, della mitica littorina d’epoca ALn77. È il Treno Natura  che la Provincia di Siena organizza per accompagnare ospiti e residenti in una originale scoperta del territorio.

 

9 – Cosa mangiare a Siena

La rivalità tra città toscane, si sa, è leggendaria. Anche a tavola, dove tutte si contendono il primato di ricette e piatti tipici.

In questo non sono da meno i senesi, che rivendicano con vigore il primato di essere i primi ad aver preparato la ribollita. Una cosa è certa: la cucina senese è un concentrato di “toscanità” da manuale. A partire dalla pappa con il pomodoro, passando per le zuppe di legumi e i pici alla senese. Per non parlare di selvaggina, cinghiale in umido, cacciagione alla brace, stracotti e sughi di fegatini, che non mancano mai nei ristoranti della città.
Non si possono certo tralasciare i famosi insaccati di maiale, come il salame, il prosciutto, la finocchiona, la soppressata, le salsicce e il buristo, uno dei più antichi insaccati del mondo.
Posto d’onore spetta ai dolci senesi: qui è l’oriente, con i suoi sapori speziati, a caratterizzare la produzione dolciaria delle Terre di Siena. Di origine medievale, i dolci di Siena nascono nei conventi, passano nelle mani sapienti degli speziali, si tramandano nei laboratori artigianali. Il loro sapore sembra eterno, indissolubilmente legato alle feste più sacre e familiari. C’è il “Panforte”, dolce speziato preparato con mandorle, frutta candita e miele, che può conservarsi alcuni mesi.
Il prezioso “Panpepato” è invece l’antenato del Panforte, realizzato con miele misto a spezie e aromatizzato con pepe nero e zenzero. È ritenuto addirittura avere proprietà afrodisiache.
I “Cavallucci” sono dei particolari biscotti molto densi e con un gustoso ripieno a base di noci, frutta candita, miele ed una deliziosa mistura di spezie, tra cui l’Anice, che conferisce loro un sentore di liquirizia.
I “Ricciarelli”, infine, forse i più famosi tra i rinomati dolci di Siena, sono teneri biscotti di forma ovale, a base di mandorle, miele, zucchero e albume d’uovo.

 

10 – Dormire in un castello nei dintorni di Siena

 

Avete mai pensato di dormire in un vero castello medievale nei dintorni di Siena?

Contrassegnato a valle dall’antica via Clodia che collegava l’Etruria meridionale a Roma, il Castello di Velona fu edificato come fortilizio di difesa nell’XI secolo, ai tempi della rivalità tra Siena e Firenze.
Dell’epoca medioevale il castello conserva, praticamente intatta, la torre di guardia, mentre è tardo-medievale la parte retrostante del castello.
Nel Rinascimento, il Castello fu trasformato in villa residenziale; la "Velona" è rappresentata nelle carte geografiche del Vaticano, prodotte dal celebre geografo e matematico perugino Ignazio Danti. A quest’epoca si fa risalire la loggia principale.
Dopo il Rinascimento, il castello fu abbandonato per molti secoli e solo alla fine del secolo scorso venne ristrutturato nel rispetto della struttura originaria della dimora, per mutarsi da rudere in lussuoso relais.

Degli ultimi anni, infine, è l’ultimo restyling del Castello di Velona Resort, Thermal Spa & Winery, che ha riaperto a marzo 2015: sono state inaugurate nuove suite e una spa termale, l’antico chiostro è stato trasformato in un salotto all’aperto riparato da grandi vetrate, dalle terrazze e dalle due nuove piscine panoramiche di acqua termale; inoltre si è puntato su una ristorazione di alto livello e sulla produzione del Brunello di Montalcino e di un purissimo olio extravergine d’oliva dell’azienda agricola di proprietà del Castello.