Tamara de Lempicka in mostra a Palazzo Chiablese di Torino

Icona di stile, di bellezza aristocratica e di sensualità rarefatta, l’arte di Tamara de Lempicka rivela un lato inedito di sé nella mostra ospitata a Palazzo Chiablese, Torino, fino al 30 agosto 2015.

Icona di stile, di bellezza aristocratica e di sensualità rarefatta, l’arte di Tamara de Lempicka rivela un lato inedito di sé nella mostra ospitata a Palazzo Chiablese, Torino, fino al 30 agosto 2015.

La mostra dedicata a Tamara de Lempicka – che in seguito andrà a Budapest all’Hungarian National Gallery – presenta oltre 80 opere dell’artista, in un percorso tematico inedito che permette al pubblico di conoscere le opere più iconiche e note della Lempicka, ma anche nuovi aspetti della sua vita e del suo percorso artistico.
La vita di Tamara de Lempicka fu davvero una vita da romanzo, a cominciare dalla sua nascita: Tamara Gurwik-Gorska affermava di essere nata a Varsavia nel 1902 anche se in realtà era nata tre anni prima a Mosca, da una famiglia della nobiltà russa.
La sua fu un’infanzia da copertina di rotocalco: ricca, cosmopolita, mitteleuropea, trascorse gli anni della giovinezza tra i palazzi di Varsavia e la corte di San Pietroburgo.
A 14 anni conobbe il conte-avvocato polacco Tadeusz Lempicki, suo primo marito e padre dell’unica figlia Kizette. Dopo la rivoluzione russa e la fuga a Parigi, si iscrisse all’Accadémie de la Grande Chaumière: primo passo di una carriera fulgente nel bel mondo dell’arte che conta. E nei salotti dell’aristocrazia di mezza Europa, dove conobbe D’Annunzio, Colette e Isadora Duncan, politici e collezionisti, tutti stregati dal suo fascino.
Ebbe molti amanti, uomini e donne, in una vita scandalosa e piena di stile: già alla fine degli anni ’20 del Novecento, Tamara de Lempicka è ormai un’artista affermata, ricca e osannata.

Il percorso della mostra di Torino si apre con la sezione I mondi di Tamara de Lempicka: un’esplorazione attraverso tutte le case in cui ha vissuto tra il 1916 e il 1980, tra l’anno del suo matrimonio a San Pietroburgo e l’anno della morte a Cuernavaca. I luoghi sono messi in relazione con la sua evoluzione artistica.
La seconda sezione, Madame la Baroness, Modern medievalist, prende il titolo da un articolo dei primi anni Quaranta uscito negli Stati Uniti, dove si parlava del suo virtuosismo tecnico espresso soprattutto nelle nature morte, primo genere in cui l’artista si cimenta fin dall’età adolescenziale e che raggiunge livelli eccelsi negli anni Quaranta. Tra le opere esposte, La conchiglia, uno straordinario trompe-l’oeil del 1941.
La terza, The Artist’s Daughter, presenta quei dipinti dedicati alla figlia Kizette che le portarono i maggiori riconoscimenti: tra le opere esposte, Kizette al balcone e La comunicanda.

Donna dalla natura ambivalente, a una condotta trasgressiva coincide un’insospettabile attenzione per la pittura “devozionale”: Madonne e santi, Sacre visioni sono i dipinti riuniti nella quarta sezione della mostra Tamara de Lempicka a Palazzo Chiablese: dalla Vergine col Bambino (1931), alla Vergine blu (1934).

La quinta sezione, Dandy déco, racconta il costante rapporto della Lempicka con il mondo della moda. Qui si trovano molte delle più note icone della Lempicka, da Le confidenze del 1928, alla Sciarpa blu del 1930, allo straordinario Ritratto di Madame Perrot con calle del 1931-1932.

Nella sesta sezione della mostra torinese, Scandalosa Tamara, si affronta il tema della coppia: da quella eterosessuale ripresa dal Bacio di Hayez, qui esposto in una versione ad acquerello prestata dalla Veneranda biblioteca ambrosiana di Milano, messa a confronto con un d’après della Lempicka, alle coppie lesbiche messe in relazione con alcuni documenti fotografici di Brassaï e Harlingue sui locali per sole donne dell’epoca. Campeggia in questa sezione il dipinto La prospettiva del 1923, prestito del Petit Palais di Ginevra, primo quadro apprezzato e citato dalla critica del tempo.

La settima sezione – Le visioni amorose – racconta attraverso eccezionali nudi la delicata attenzione riservata a uomini e donne da lei amati: in mostra, l’unico Nudo maschile da lei dipinto, e poi tutte le donne desiderate, con capolavori come La sottoveste rosa, La bella Rafaëla, Nudo con edifici, Nudo con vele. Per la prima volta si espone anche la principale fonte pittorica dei suoi nudi: il dipinto Venere e Amore di Pontormo, in una versione cinquecentesca di manierista fiorentino. Dalla ripresa dell’antico la Lempicka approda allo studio della moderna fotografia di nudo: gli scatti di Laure Albin Guillot e Brassaï rendono evidente la sua ricerca sulle pose e sull’illuminazione da studio fotografico.

Un viaggio articolato, profondo, affascinante e suggestivo: tutto questo propone la nuova mostra di Torino dedicata a Tamara de Lempicka , simbolo di eleganza e trasgressione, indipendenza e modernità.
L’esposizione è curata da Gioia Mori, promossa dal Comune di Torino – Assessorato alla Cultura, dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte e dal Polo Reale di Torino e prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore e Arthemisia Group.

 

Foto 2: Tamara de Lempicka, Nu adossé I, 1925, Olio su tela, 81,00×54,3×0,00 cm, Private European collection, © Tamara Art Heritage. Licensed by MMI NYC/ ADAGP Paris/ SIAE Roma 2015