“Genio Futurista” di Giacomo Balla ad Expo2015 nel Palazzo Italia

È stato presentato a Milano, nell’ambito degli eventi legati a Expo 2015, il progetto di prestito dell’opera “Genio Futurista” di Giacomo Balla, che fa parte della collezione privata della stilista Laura Biagiotti.

 

È stato presentato a Milano, nell’ambito degli eventi legati a Expo 2015, il progetto di prestito dell’opera “Genio Futurista” di Giacomo Balla, che fa parte della collezione privata della stilista Laura Biagiotti.

 

 

La monumentale opera del Maestro del Futurismo verrà esposta nelle sale di rappresentanza di Palazzo Italia dal 1 maggio al 31 ottobre 2015 in occasione di Expo 2015. “Genio Futurista” (olio su tela d’arazzo, cm. 279×381), è la più grande opera mai realizzata da Balla ed è stata ritenuta sia dalla critica che dall’artista stesso, l’opera cardine della sua presenza all’Esposizione di Parigi del 1925: presenza altamente simbolica per l’origine e gli sviluppi dell’Art Déco.

L’opera fa parte dell’importante raccolta di Giacomo Balla collezionata dalla stilista Laura Biagiotti che nel 1996 ha dato vita assieme alla famiglia alla Fondazione Biagiotti Cigna in memoria del marito, Gianni Cigna, prematuramente scomparso. La raccolta è nata da una grande passione per l’arte e riunisce oltre duecento lavori dell’artista, di cui uno dei nuclei principali è costituito dagli studi realizzati da Balla per la moda e rappresenta il maggiore e più importante insieme di arte applicata futurista che esista; l’intera collezione è stata presentata nel 1996 a Mosca nel Museo Puskin e nel 1998 a Roma presso il Chiostro del Bramante. L’arazzo “Genio Futurista” è stato esposto all’Ara Pacis a Roma nel 2009.

L’opera viene realizzata da Balla per l’Exposition Internationale des Arts décoratifs modernes tenutasi a Parigi nel 1925, dove è esposta nel padiglione delle arti decorative insieme ad altre sue realizzazioni.
La mostra parigina sancisce la larghissima e ormai capillare diffusione internazionale delle idee dei futuristi che, interpretando le teorie di Filippo Tommaso Marinetti, avevano già nel decennio precedente operato una vera e propria rivoluzione in campo ideologico e artistico e dato voce allo slancio che aprì la strada alle avanguardie internazionali. Il mito della velocità, del dinamismo, si lega ormai, in quell’epoca, ad un nuovo concetto di arte, che i futuristi intendono non più come semplice rappresentazione, ma come azione concreta sul mondo, che si traduce in un inno alla modernità, al progresso e alle macchine, ed incarna la visione ottimista e progressista di inizio secolo. L’arazzo venne poi nuovamente esposto alla mostra degli Amatori e Cultori di Roma nel 1928, in posizione dominante al centro di una parete nella grande sala antologica dedicata al lavoro di Giacomo Balla, in cui l’artista presentava una selezione delle opere più importanti della sua carriera, a partire dal divisionismo di inizio secolo.
Impostato sui colori italiani (rosso, bianco e verde), che si intarsiano su un fondo blu e azzurro, la composizione “prismatica” è incentrata su una schematica figura d’uomo, la testa a stella, simbolo dell’Italia. Da questa figura astratta solo vagamente antropomorfa (il Genio futurista, in fondo autoritratto dello stesso Balla) si irradiano forme-rumore che condensano le diverse esperienze pittoriche futuriste dell’artista in una sorta di summa artistica: dalle forme acute “motorumoriste” ai volumi astratti di Feu d’Artifice (1916-1917), dal tricolorismo patriottico di Forme-grido Viva l’Italia (1915) alle rappresentazioni teoriche e teosofiche sulla “quarta dimensione” di Trasformazioni forme-spiriti (1918) e di Pessimismo contro Ottimismo (1923), ai triangoli intersecati delle Compenetrazioni iridescenti (1912-13).
L’arazzo Genio futurista è la rappresentazione precisa e riassuntiva di un processo geniale che porta l’artista alla conoscenza dei rapporti dinamici dell’universo, e alla loro rappresentazione come forme e colori puri: avanguardia non solo di forme, ma anche e soprattutto di intuizioni intellettuali, di dimensioni che superano il visibile e danno corpo all’invisibile, come lo stesso Balla affermava nel Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo (1915).”
Prof. Fabio Benzi, Ordinario di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Chieti e Curatore Scientifico della Fondazione Biagiotti Cigna.

 

Didascalia opera: Giacomo Balla, Genio Futurista, 1925, Olio su tela d’arazzo, cm. 279 x 381, Guidonia (Roma), Collezione Laura Biagiotti