Tel Aviv - dintorni Hotel Savoy

Dieci cose da fare a Tel Aviv

Chi ama Tel Aviv, affettuosamente chiamata "la Bolla" per il suo costituire un mondo a parte rispetto a Israele, con quella sua bizzarra amalgama di fervore occidentale e indolenza mediterranea, inorridisce al solo pensiero che possa trasformarsi nell’ennesima Manhattan mediorientale, fredda e senza carattere.

Chi ama Tel Aviv, affettuosamente chiamata “la Bolla” per il suo costituire un mondo a parte rispetto a Israele, con quella sua bizzarra amalgama di fervore occidentale e indolenza mediterranea, inorridisce al solo pensiero che possa trasformarsi nell’ennesima Manhattan mediorientale, fredda e senza carattere.

Se il flusso migratorio da ogni parte del mondo non cesserà o perlomeno verrà ridimensionato, non si potrà evitare di costruire sempre più grattacieli e palazzoni per venire incontro alla domanda di abitazioni.

 

La spinta spasmodica verso il nuovo, del resto, fa parte del DNA di Tel Aviv sin dalla nascita. I padri fondatori – un gruppo di ebrei che, dalla vicina Giaffa, città dalla storia millenaria, decisero di spostarsi nel deserto circostante – erano ispirati dalla volontà di creare un insediamento dove cittadini ebrei potessero essere, dopo secoli di marginalità sociale, artefici del proprio destino. Il futuro, carico di promesse, avrebbe fatto piazza pulita di un passato nel quale era sempre toccato loro il ruolo di comparse. E questo spiega l’apertura verso il nuovo, la volontà di vivere nel presente, lo scetticismo nei confronti di dogmi e idee precostituite che caratterizzano la mentalità e lo stile di vita telaviviani. La frenesia era talmente forte che, nel costruire il nuovo, per lungo tempo non ci si è accorti – o non ci si è voluto accorgere – del fatto che le parti originarie della città andavano invecchiando. Riqualificare le aree deteriorate sarebbe stata un’implicita ammissione che anche la città, ormai, aveva un passato.
Fortunatamente l’amministrazione municipale si è arresa all’evidenza, e sul finire del secolo scorso una serie di iniziative ha consentito di recuperare le aree più a rischio. Quale ciliegina sulla torta, poi, nel 2003 è arrivata l’inclusone degli edifici in stile Bauhaus nella lista dei siti protetti dall’Unesco. Allo stesso tempo, l’eco della folle vita notturna trapelava oltre i confini e si diffondeva in Occidente, un po’ stupito di apprendere che, in una realtà in perpetuo stato d’assedio, ci fosse qualcuno che avesse voglia e modo di divertirsi. E fu così che passato e presente sancirono una sospirata pace – un felice compromesso che ha catapultato con successo Tel Aviv nei circuiti del turismo internazionale.

 

1 – La spiaggia

L’unico confine di Tel Aviv è il mare, lungo il quale la città si distende e con il quale intrattiene uno stretto rapporto. I telaviviani amano il mare, ci fanno un salto appena è possibile – in estate come in inverno – per una nuotata, un pisolino, per meditare oppure per puntare lo sguardo verso la linea dell’orizzonte, e scorgere, in quell’azzurro infinito, quella stessa ricchezza di possibilità intravista dai coloni di un secolo prima.
Sono molte le spiagge della città, ognuna con un suo carattere specifico – tutte pulite e attrezzate, con servizi, docce e bagnini severi. Andando da nord a sud, potrete scegliere la spiaggia che più si adatta ai vostri gusti, tra cui si segnalano Metzitzim, calma e tranquilla, adatta alle famiglie; Nordau, la spiaggia per i religiosi ortodossi, – i martedì, giovedì e le domeniche sono ammesse le donne, mentre i lunedì, i mercoledì e i venerdì gli uomini – il sabato, accesso libero; Hilton – prende il nome dall’hotel che sorge a ridosso, ed è diventata, non ufficialmente, la spiaggia gay; Gordon è la spiaggia centrale, dove si ritrovano la maggior parte dei turisti, i giovani e i teenager – quindi di solito molto vivace e rumorosa, ma in particolare al sabato sera nella bella stagione, quando una folla numerosa si riunisce per una sessione collettiva di danze popolari – a cui, naturalmente, siete tutti invitati a partecipare.

 

2 – Il mercato Carmelo

Le strade intorno a Carmel Street, nel quartiere yemenita – poco distante da Allenby, una delle arterie principali del centro cittadino – ospitano il mercato Carmelo, uno dei più antichi e popolari empori all’aperto di Tel Aviv. Nato come spazio per il commercio di derrate alimentari, con il tempo, agli originari venditori di spezie, frutta, verdura, pescherie, panetterie e pasticcerie si sono aggiunti caffè, chioschi e piccoli ristoranti. La varietà della merce esposta, la teatralità dei commercianti, la bellezza e la varietà architettonica delle abitazioni fanno del mercato Carmelo una tappa obbligata, anche nel caso non sentiate nessun languorino nello stomaco o non siate patiti dello shopping. Il consiglio, però, è quello di cedere alla tentazione e provare qualcuna delle delizie in vendita – particolarmente raccomandato è il chiosco dei formaggi, dove si possono assaggiare varietà poco conosciute dalle nostre parti, dalla feta bulgara allo Tzfatit, fatto con il latte di pecora. Il mercato segue gli orari lavorativi di Israele, è quindi aperto tutto il giorno dalla domenica al giovedì, il venerdì fino al primo pomeriggio mentre il sabato si osserva il riposo.

3 – Giaffa

Tel Aviv ha un rapporto controverso con Giaffa – come è tipico dei figli una volta reciso il cordone ombelicale dalla propria madre. Di Giaffa erano originari i padri fondatori di Tel Aviv. E se la madre, con la sua storia millenaria – si dice sia stata fondata da Jafet, uno dei figli di Noè – rappresenta il passato e la tradizione, la figlia nata sulle dune del deserto poco più a nord avrebbe invece guardato avanti, buttandosi a capofitto nella modernità.
La parte vecchia di Giaffa, appollaiata su una rocca da cui si godono vedute mozzafiato di Tel Aviv, è percorsa da un reticolo di vicoli che ospitano caffè, negozi, gallerie e bancarelle. Nel centro si possono visitare il monastero di San Pietro – testimonianza della millenaria presenza cristiana in questi luoghi – e la casa di Simone il conciatore, dove, secondo la tradizione, avrebbe soggiornato l’apostolo Pietro dopo avere resuscitato Tabitha. Non mancate, però, di ammirare il masso al quale, secondo un’altra leggenda, venne incatenata Andromeda e, soprattutto, di recarvi al Ponte dei Desideri: cercate il bassorilievo che rappresenta il vostro segno zodiacale, toccatelo con la mano, guardate verso il mare, pensate a quello che vorreste per voi o i vostri cari e….buona fortuna!

 

4 – Museo della Diaspora

Inaugurato nel 1979, il museo della Diaspora, ora indicato con la denominazione Beit Hatfutstot, ha l’ambizione di raccontare le millenarie vicissitudini del popolo ebraico – la storia e la quotidianità delle comunità sparse ai quattro angoli del mondo e, in particolare, i contributi ebraici alla cultura popolare, dalla televisione alla moda. La sua peculiarità è l’impostazione incentrata sull’intrattenimento – è un museo interattivo, con filmati, modelli tridimensionali, presentazioni, giochi e perfino concerti – il tutto studiato per trasformare la visita in un’esperienza godibile.

 

5 – Vita notturna

Oltre che “la Bolla”, Tel Aviv è conosciuta come ‘Sin City’ – nome dovuto allo stile di vita gaudente che, soprattutto dopo il calar del sole, esplode in tutta la sua energia. I locali dove tirare tardi sono moltissimi e di tutti i tipi – discoteche, club, lounge bar, pub. Molti meritano una visita anche solo per ammirare la varietà degli ambienti in cui questi sono ricavati, dalle piscine degli alberghi di lusso ai bagni turchi non più in uso. Non lasciatevi però irretire dalle apparenze: a Tel Aviv non esiste un rigido dress code e l’accesso non è tanto arduo quanto dalle nostre parti. Una volta dentro, poi, non tarderete ad attaccare bottone con altri avventori: il telaviviano è un individuo sradicato e cosmopolita, e non disdegna interagire con gli sconosciuti. Le zone più ‘in’ sono l’area a sud di viale Rothschild, il Porto Vecchio e il quartiere di Florentine, dove sono ubicati i locali più di tendenza. Val la pena ricordare, però, che è possibile godere del fascino notturno di Tel Aviv anche tenendosi a distanza dai posti rumorosi e affollati – chioschi, ristoranti, bar dall’atmosfera intima saranno sempre a disposizione dei nottambuli.

6 – Il chiosco di Viale Rothschild

Tel Aviv è una città che vive per strada, in cui spazi esterni vengono di norma colonizzati e trasformati in salotti all’aperto – panchine, marciapiedi, scalini offrono il pretesto per ritardare le commissioni e indugiare in chiacchiere e convenevoli con passanti, conoscenti e completi sconosciuti.

Luogo principe di questo rituale urbano è il chiosco. È qui che, sorseggiando una bevanda a base di frutta (limone, arancia, fragola, kiwi, melograno) oppure sgranocchiando un falafel o una pita, oppure ancora gustando una colazione all’israeliana (formaggi, cetrioli e pane nero) si svolgono gran parte delle interazioni sociali.
Il primo esemplare, risalente al 1910, è quasi coetaneo della città. Nel 1989 quel capostipite è stato demolito e ricostruito all’incrocio tra viale Rothschild e via Herzl. Quando, dopo essere stati serviti, vi sarete comodamente seduti su una delle panchine adiacenti, soffermatevi a pensare che in quello stesso luogo, oltre un secolo fa, esistevano solo dune. Viale Rothschild, che si stende davanti a noi, con i suoi filari di alberi da cui emana una piacevole ombra ristoratrice – bene oltremodo prezioso a queste latitudini – occupa il canalone dove, nell’aprile del 1909, i primi transfughi da Giaffa effettuarono il solenne sorteggio per l’assegnazione dei lotti di terreno (o meglio, deserto) acquistati in comune – l’atto ufficiale di nascita di Tel Aviv. Dato uno sguardo al civico numero 16 – una costruzione squadrata decisamente poco attraente, da dove Ben Gurion proclamò l’indipendenza di Israele il 14 maggio del 1948 – fate due passi per il viale, lungo il quale sono ubicati alcuni degli edifici in stile Bauhaus – dal 2003 patrimonio Unesco dell’umanità. In città sopravvivono numerosi esempi di questo stile razionale, senza fronzoli, importato da architetti di origine tedesca, e che, durante la crisi abitativa degli anni ’30, servì a rispondere in maniera spedita all’esigenza di costruire nuove case. Per coloro che non si accontentano di bighellonare e imbattersi per caso nei tesori architettonici, consigliamo una visita preventiva al Bauhaus Center, in via Dizengoff, che organizza tour, fornisce audio guide, cartine e tutte le informazioni.

 

7 – Escursione a Gerusalemme

La distanza che separa Gerusalemme da Tel Aviv è molto più dei 60 chilometri indicati sulle mappe. Se Tel Aviv guarda al futuro, Gerusalemme è la roccaforte del passato; se la città costiera è contraddistinta dal vizio, la capitale interna è il centro simbolico delle tre grandi religioni monoteiste. Soprattutto, se a Tel Aviv poteste dimenticarvi delle questioni politiche, a Gerusalemme saranno molti i segnali che ve le faranno venire in mente.
Una visita approfondita a Gerusalemme richiederebbe alcuni giorni, soprattutto perché, una volta immersi nella sua atmosfera millenaria, sarà difficile sfuggire alla tentazione di visitarne ogni anfratto, e vedere con i propri occhi i luoghi legati alla tradizione religiosa. Tuttavia, la città vecchia, circondata dalle solide mura, è visitabile in una giornata.

Tappe essenziali sono la cattedrale del Santo Sepolcro, la via Dolorosa – lungo la quale può capitare di incontrare comitive di pellegrini che mettono in scena la via Crucis – il muro del pianto e la moschea di Al-Aqsa, all’interno della quale si trova la pietra su cui, secondo la tradizione, Abramo avrebbe appoggiato il figlio Isacco per compiere il sacrificio.

Tuttavia, l’esperienza più entusiasmante è vagare tra gli stretti e tortuosi vicoli acciottolati, che sovente si infilano sotto le case a formare scuri cunicoli, lungo i quali si aprono nicchie stracolme della più varia mercanzia, dai dolci ai tappeti, componendo un rutilante intreccio di colori. Sorseggiando una bibita, magari seduti ai tavolini poco oltre la porta di Damasco, potrete rilassarvi e osservare gli accrocchi dei perdigiorno, le contrattazioni sulla mercanzia, i giochi dei bambini… scene che porteranno alla mente i film di argomento biblico, e vi sfiorerà il pensiero che forse, proprio da dove siete seduti, chissà, Franco Zeffirelli avrà tratto ispirazione per qualche scena del Gesù di Nazareth.

8 – Shopping

Come in qualsiasi metropoli che si rispetti, a Tel Aviv troverete negozi di tutti i tipi, dalle boutique di moda (via Dizengoff), ai grandi monomarca (via Sheinken). Destinazioni più caratteristiche sono i mercati all’aperto, dal già citato mercato Carmelo a quello delle pulci nella città vecchia di Giaffa. Da non perdere la fiera dell’artigianato (gioielli, giocattoli, creazioni in ceramica, abbigliamento) che si svolge il martedì e il venerdì lungo Nahalat Binyamin, ed è gestita da un comitato che seleziona uno per uno gli oltre 200 artisti a cui è concesso il permesso di esporre le proprie creazioni e verifica che tutti i prodotti esposti siano esemplari unici e fatti a mano. Vale la pena anche dare un’occhiata ai centri commerciali – dal raffinato Ramat Aviv, al Dizengoff, quello più centrale, fino a quello di Ramat Aviv, rigorosamente kasher e dal campionario sociale più variegato.

 

9 – Suzanne Dellal Center
Fondato nel 1989 grazie all’assistenza finanziaria della famiglia ebrea londinese Dellal in memoria della figlia Suzanne, il centro è uno dei punti di riferimento mondiali per la danza moderna, e fiore all’occhiello dell’offerta culturale israeliana. L’interesse per il ballo e la sperimentazione sul corpo è la forma in cui si espresse la controcultura israeliana a partire dalla fine degli anni ’70 . Il corpo, dunque, come oggetto di ricerca – e, in una terra baciata dal sole, quale elemento avrebbe potuto meglio esprimere la volontà di una giovane generazione di riscoprire se stessa? Sotto la direzione di Yair Vardi, il centro è andato alla scoperta di talenti, li ha sostenuti e inquadrati in una compagnia, la Batscheva Dance Company, che oggi è una delle più celebrate al mondo – grazie al linguaggio innovativo fatto di gesti intricati, dinamicità, trucchi visivi e improvvisazione.
I momenti clou della stagione sono l’International Exposure Festival, all’inizio di dicembre, e l’Habama Hagdola, che si svolge a luglio su palcoscenici all’aperto.

 

10 – Le oasi di tranquillità

Anche Tel Aviv soffre le tribolazioni che affliggono le grandi città: è caotica, rumorosa, vittima del traffico e degli ingorghi, e gli abitanti hanno dovuto imparare l’arte della rassegnata sopportazione. A volte, però, occorre staccare la spina, e oltre alla spiaggia e ai chioschi, ci sono altre aree miracolosamente rimaste al riparo dalla frenesia della città, delle vere e proprie piccole ‘Bolle’ nella grande ‘Bolla’ dove prendersi una pausa e ricaricare le batterie:

 

  • Il quartiere yemenita risale all’inizio del secolo e deve il nome alla comunità che per prima lo ha abitato. Noto per essere la sede del mercato Carmelo, non si esaurisce tuttavia con la principale attrazione. Il reticolo di vicoli si estende fino alla spiaggia, con graziosi edifici dallo stile eclettico, dal moresco al liberty. In direzione del mare spunterà, un po’ a sorpresa, la piccola moschea di Hassan Bek, dalla deliziosa struttura in pietra calcarea e dalla storia travagliata – ha rischiato di essere trasformata in un centro commerciale, prima di venire restaurata e continuare così a offrire il suo fresco riparo nelle ore centrali delle giornate più calde.

 

  • Neve Tzedek (“pascolo di giustizia”) è il più antico insediamento della città, perfino precedente alla fondazione ufficiale. Le piccole e colorate case che si affacciano sugli stretti vicoli offrono ombra anche nei momenti più caldi della giornata e riparo dal frastuono delle auto. Lasciata per anni in stato di abbandono, è stata una delle prime aree della città a essere riqualificata. Si può passare il tempo nei caffè a osservare il fluire della vita, i bambini che giocano, vagare senza meta e ammirare i murales di David Tartakover, uno dei principali graphic designer israeliani, dedicati ai protagonisti della storia della città, oppure ancora visitare la casa museo del pittore e illustratore Nahum Gutman, dove sono conservate alcune sue opere.
  • I parchi della città, tra cui il Charles Clore e il parco Hayarkon, situato nella zona nord est della città, adatto per passeggiate lungo i sentieri o nel giardino botanico, picnic in riva ai tanti laghetti e pisolini all’ombra degli eucalipti.

 

Sostene Massimo Zangari,
studioso culturalista, ha pubblicato Americana – Storie e culture degli Stati Uniti dalla A alla Z