Il pane più buono di Sicilia – la storia di Maurizio Spinelli e del paese fantasma

Il pane più buono di Sicilia – la storia di Maurizio Spinelli e del paese fantasma

Il pane più buono di Sicilia è quello di un giovane panettiere di nome Maurizio Spinelli.

Il pane più buono di Sicilia è quello di un giovane panettiere di nome Maurizio Spinelli.

E fin qui niente di nuovo, se non fosse che proprio “lui”, il pane unanimemente considerato uno dei migliori in Italia, lievita a Borgo Santa Rita, paese dimenticato vicino a Caltanissetta.
Sì, avete capito bene: un paese abbandonato dove l’unico abitante è una panettiere siculo con una passione più grande della malinconia.
Ogni giorno, tra vecchie abitazioni silenziose, Maurizio produce 150 chili di pane biologico, con il quale rifornisce rivenditori e mercati qualificati di tutta Italia.
Ogni giorno è una sfida per lui e la famiglia che lo ha seguito fin quassù – la moglie, i figli, i due anziani genitori – ma poi è arrivata la grande soddisfazione di aggiudicarsi il premio del miglior pane siciliano.
E la sfida sembra sconfitta di un passo e con lei la solitudine.
Eppure Maurizio si dice soddisfatto della propria vita, Borgo Santa Rita è il suo paese, e poco importa se ogni tanto mancano i vicini con i quali scambiare due chiacchiere.

Qui, ogni giorno all’alba, viene messo in funzione il grande forno di 140 mq, alimentato esclusivamente a legno di ulivo e mandorlo, ricavato da quella che una volta era la stalla del padre.
Qui, ogni giorno, il pane si impasta a mano e lievita solo grazie alla pasta madre: niente additivi chimici, niente che non sia naturale e a km zero. Come cento anni fa, quando Borgo Santa Rita era un piccolo paese sperduto nella provincia di Caltanissetta, tra campi di grano e famiglie di contadini.
La storia di Maurizio Spinelli e del suo legame con il paese fantasma che lo ha reso famoso in tutto il mondo è curiosa. Negli anni Sessanta, quando iniziò l’esodo che avrebbe portato al pressoché totale abbandono di Borgo Santa Rita, il padre di Maurizio fu uno dei pochi a rimanere, con le sue 40 mucche.

Ma era sempre più difficile mantenere la famiglia, così la madre iniziò a fare il pane e a venderlo alla gente di passaggio, con un po’ di latte e qualche uovo. E qui è iniziata la passione di Maurizio per il cibo più antico del mondo. Una passione che sa di farina macinata a mano, di fieno, di terra sicula, di voglia di farcela, giorno dopo giorno.