Mostra del Rinascimento fiorentino al Louvre di Parigi

 Una grande mostra che è un omaggio all’età dell’oro dell’arte italiana e fiorentina in particolare, il Rinascimento, è stata da poco inaugurata niente meno che al Musée du Louvre di Parigi.

 Una grande mostra che è un omaggio all’età dell’oro dell’arte italiana e fiorentina in particolare, il Rinascimento, è stata da poco inaugurata niente meno che al Musée du Louvre di Parigi.

Fino al 6 gennaio 2014, La Primavera del Rinascimento.

La scultura e le arti a Firenze 1400-1460 (Le printemps de la Renaissance. La sculpture et les arts à Florence. 1400-1460) si propone di illustrare, in sezioni tematiche, la genesi di quello che ancora oggi si definisce il “miracolo” del Rinascimento a Firenze, soprattutto attraverso capolavori di scultura: l’arte che per prima se ne è fatta interprete.

L’esposizione si apre con una panoramica attorno alla riscoperta dell’Antico, attraverso esempi illustri della “rinascita” fra Due e Trecento, con opere di Nicola e Giovanni Pisano, Arnolfo, Giotto, Tino di Camaino e dei loro successori, che assimilano anche la ricchezza espressiva del Gotico, in particolare di origine francese (Sezione 1: L’eredità dei padri).
L’“età nuova” si apre assieme al nuovo secolo: con i due rilievi del Sacrificio di Isacco di Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi per la Porta del Battistero (dal Bargello), e con il modello della Cupola brunelleschiana (dal Museo di Santa Maria del Fiore), che riassumono al più alto vertice espressivo il momento fondante del primo Rinascimento (Sezione 2: Firenze 1401. L’alba del Rinascimento).

In quegli anni, i successi politici della Repubblica fiorentina, la sua potenza economica e la pace sociale diffondono attraverso gli scritti di grandi umanisti il mito di Firenze come erede della repubblica romana e come modello per gli altri stati italiani.
La scultura pubblica monumentale, nei capolavori di Donatello, Ghiberti, Michelozzo realizzati per i grandi cantieri della città – la Cattedrale, il Campanile, Orsanmichele – è la prima e più alta testimonianza della creazione di un nuovo stile, di questa trasformazione in atto e dell’esaltazione di Firenze e della sua civiltà. (Sezione 3: La romanitas civile e cristiana).
La scultura eserciterà perciò una profonda influenza sulla pittura dei più grandi artisti del tempo come Masaccio, Paolo Uccello, Andrea del Castagno, Filippo Lippi (Sezione 6: "Pittura scolpita").
Le ricerche di uno spazio “razionale” e l’invenzione della prospettiva brunelleschiana trovano nella scultura il terreno più fertile – in particolare, nei bassorilievi donatelliani (Sezione 7: La storia “in prospettiva”).
Fin dagli anni Venti del Quattrocento, i nuovi canoni della scultura, messi a punto dai grandi maestri, si moltiplicano attraverso una produzione di rilievi in marmo, stucco e terracotta policroma, destinati alla devozione privata, consentendo una capillare diffusione del gusto per la bellezza “nuova” in ogni strato sociale (Sezione 8: La diffusione della bellezza).
Allo stesso tempo, Firenze vede concentrarsi la committenza artistica più prestigiosa, quasi sempre pubblica, nei luoghi di solidarietà e di preghiera (chiese, confraternite, ospedali), dove è ancora la scultura a tenere un ruolo di primo piano (Sezione 9: Bellezza e carità).
Ed è sempre intorno alla città di Firenze e al suo più importante simbolo, il modello ligneo della Cupola di Santa Maria del Fiore, che si conclude la mostra parigina.