Le vite segrete dei grandi artisti – quando il gossip è irriverente

Le “Vite segrete dei grandi artisti” è un libro irriverente.

Le “Vite segrete dei grandi artisti” è un libro irriverente.

E che pure (o forse proprio per questo?) viene voglia, una voglia irrefrenabile, di sfogliare e di buttarsi a capofitto in una lettura, diciamocelo, condita da una buona dose di gossip d’antàn.
Sarà perché scoprire che anche i grandi nomi dell’arte avevano difetti grandi e piccini, qualche complesso e caratteri irritabili ce li fa sentire più vicini e più simili a noi, poveri mortali.

L’autrice del libro, “Vite segrete dei grandi artisti. Tutto ciò che non vi hanno mai voluto raccontare sui più grandi maestri” editato da Electa, è Elizabeth Lunday, giornalista specializzata in architettura e arte, che scrive la colonna “Capolavori” per la rivista mental_floss e vive a Fort Worth, in Texas.

Le vite segrete dei grandi artisti racconta le vicende, a volte intriganti, che si celano dietro i grandi maestri dell’arte internazionale. Storie bizzarre e aneddoti curiosi che la scrittrice ha raccolto, non senza un pizzico di cattiveria dissacratoria nascosta da una patina Pop, sui più grandi artisti di tutti i tempi, dal Rinascimento a Andy Warhol. Ad ogni storia si accompagna un’illustrazione originale che ne chiarisce il fulcro, se ce ne fosse la necessità: perché il pettegolezzo fotografico vale doppio.

Certo, scandagliare nella vita di questi uomini e donne non deve essere stato sempre facile per la Lunday, anche perché non tutti ebbero un’esistenza tormentata e bohemienne. Alcuni fortunati ebbero vite lunghe e prospere, successo e una quotidianità al limite della noia.
Ma in altri casi la nostra scrittrice ha trovato pane per i propri denti, immergendosi in biografie che furono un inno alla trasgressione delle regole del comun vivere, funestate da drammi direttamente proporzionali alla bellezza delle opere che hanno reso questi artisti famosi in tutto il mondo.

Leonardo da Vinci, per esempio, era un genio, certo. Ma era anche un uomo molto distratto e ondivago con i suoi mille progetti. Se fosse nato oggi gli avrebbero certamente diagnosticato un deficit di attenzione. Monna Lisa infatti, il capolavoro assoluto esposto al Louvre dove è quotidianamente assediato da orde di giapponesi, non ha le sopracciglia. Che se le fosse dimenticate?

Per non parlare di Vincent Van Gogh che ebbe problemi di cuore per tutta la vita. Il suo secondo grande amore fu per la cugina Kee. Lei lo respinse e lui reagì diventando quello che oggi chiameremmo uno stalker. Arrivò a ustionarsi una mano mettendola sulla fiamma di una lampada e minacciando di ritrarla solo quando i genitori della ragazza gli avessero permesso di vederla.

Era inoltre un grande frequentatore di case chiuse, che non dimenticava di visitare almeno una volta alla settimana.

Ma Elizabeth Lunday non si ferma qui, e con una passione per il gossip che non conosce limiti, ci racconta delle disgrazie finanziarie di Rembrandt che vide tutti i suoi beni terreni svanire in un’umiliante bancarotta; di Jacques-Louis David che perse la testa durante la Rivoluzione francese e di Pablo Picasso che ebbe il suo bel daffare per stare dietro a tutte le amanti della sua lunga vita.

E così si scopre anche (ma avremmo forse preferito ignorarlo) che il grande Michelangelo aveva un odore corporeo tanto penetrante che i suoi assistenti non riuscivano a stargli accanto; veniamo a sapere che l’animale preferito di Gabriel Dante Rossetti era un wombat (un piccolo marsupiale australiano, una via di mezzo tra un koala e un grosso topo) che dormiva sul suo tavolo da pranzo.

Scopiamo che James McNeil Whistler una volta dovette impegnare il ritratto di sua madre per far fronte ai debiti, che Gustav Klimt era il presunto padre di almeno quaranta figli illegittimi; e che Edvard Munch perse un dito dopo una furibonda lite con una sua amante che gli esplose un colpo di pistola.

Non si può certo sostenere che tutti gli artisti fossero pazzi: Paul Cézanne, per esempio, con la sua paura morbosa di essere toccato, e Salvador Dalí, con le sue inusuali tendenze sessuali, probabilmente non erano folli ma semplicemente strani.

Nel libro si incontrano anche un paio di papi corrotti, un’orda di efferati nazisti e almeno un famosissimo comunista. Insomma, non manca nulla.

Secondo l’autrice, conoscere i problemi e i traumi vissuti dai più famosi artisti di tutte le epoche può aiutare la comprensione del loro successo, regalando a storie spesso misteriose una nuova luce di conoscenza.

Non ce ne vorrà Elizabeth Lunday se non ci troviamo d’accordo con la sua disanima. In un mondo pieno di gossip come il nostro, lasceremmo all’arte la sua aura di mistero, godendo del piacere di vivere la sola bellezza dei dipinti. È questo l’unico messaggio di cui valga la pena parlare.

E le pruderie (anche quelle vintage) confiniamole nei giornaletti che se le meritano.