Acciaio Corten, dall’architettura al design

Il Corten è un acciaio estremamente resistente e soprattutto “patinabile”, ovvero si protegge dalla corrosione attraverso l’ossidazione controllata: da qui il nome, crasi dall’inglese CORrosion resistance + TENsile strength.

Il Corten è un acciaio estremamente resistente e soprattutto “patinabile”, ovvero si protegge dalla corrosione attraverso l’ossidazione controllata: da qui il nome, crasi dall’inglese CORrosion resistance + TENsile strength.

Il primo uso del Corten per applicazioni architettoniche arriva nel 1964 per merito dell’architetto Eero Saarinen con la John Deere World Headquarters in Illinois. La sua principale caratteristica è quella di autoproteggersi dalla corrosione elettrochimica, mediante la formazione di una patina superficiale compatta passivante, costituita dagli ossidi dei suoi elementi di lega, tale da impedire il progressivo estendersi della corrosione; tale film varia di tonalità col passare del tempo e solitamente ha una colorazione bruna.

Il Corten è un materiale che “vive” e si autoprotegge: se, infatti, la patina superficiale viene intaccata o scalfita, si ossida di nuovo per costruire una nuova protezione. Questo fenomeno di rigenerazione si può ripetere più volte, mantenendo così una protezione continua. La superficie del materiale è opaca e piuttosto uniforme; in genere le lastre vengono installate preossidate ma vi sono casi in cui gli elementi vengono montati quando lo stato di ossidazione è nella fase iniziale, in questo caso la gamma di toni presenti può variare.

Esistono tre tipi di Corten che presentano differenti caratteristiche ed è quindi necessario scegliere il tipo di acciaio più idoneo alle esigenze progettuali: il tipo A, denominato "al fosforo" è particolarmente adatto per applicazioni architettoniche mentre i tipi B e C, meglio si prestano nel caso di strutture fortemente sollecitate. In ambito strutturale le caratteristiche di questa tipologia d’acciaio sono definite dalla UNI EN 10025-5 “Condizioni tecniche di fornitura di acciai per impieghi strutturali con resistenza migliorata alla corrosione atmosferica”.

Il Corten è molto amato dagli architetti contemporanei per il suo forte carattere espressivo e perché si sposa armoniosamente con gli altri materiali: calcestruzzo, materiali lapidei, legno, prestandosi ad esigenze progettuali e a linguaggi differenti grazie agli svariati tipi di lavorazione a cui può essere sottoposto: forgiatura, curvatura, trafilatura, lavorazione a macchina, a taglio, saldatura.
Una delle principali applicazioni è sicuramente quella dei rivestimenti di facciata. In questo campo si è assistito negli ultimi anni ad un incremento dell’uso di questo materiale divenuto ormai parte dell’immagine delle città contemporanee.

“[…] oggi il Corten viene impiegato e trattato come è proprio dei rivestimenti ci ricorda Gottfried Semper,” scrive Francesco Dal Co, direttore di Casabella, nel numero 807 della rivista “quasi fosse un tessuto, ritagliabile, piegabile, ornabile con intarsi e incisioni che ne esaltano le qualità meramente superficiali.”

Viene sottolineata, dunque, la predilezione degli architetti contemporanei per questa applicazione dell’acciaio Corten, che costituisce, a tutti gli effetti, una nuova pelle per gli edifici contemporanei. Nelle applicazioni per esterni è soprattutto la variazione cromatica a rendere questo materiale così interessante agli occhi dei progettisti. Non secondari anche gli aspetti più tecnici, oltre alla dichiarata resistenza agli agenti atmosferici, con il Corten è possibile ottenere notevoli riduzioni di spessore e conseguenti diminuzioni di peso, conferendo alla pelle degli edifici resistenza, isolamento e durabilità andando così a modificare la consuetudine costruttiva delle facciate. Se pitturato, riduce inoltre le periodiche operazioni di manutenzione. Una soluzione progettuale destinata ad essere implementata, anche grazie al crescente sviluppo dell’utilizzo delle costruzioni a secco.

Sono ormai moltissimi gli esempi di utilizzo del Corten in facciata, firmati dai più noti studi di architettura in tutto il mondo e se, fino a un decennio anno fa, gli esempi nel nostro paese erano meno comuni, oggi esistono diversi edifici realizzati con questo materiale degni di nota.
Ricordiamo, ad esempio, il “Museo del Tabacco” a Pontecorvo, progettato dagli architetti romani Sebastiano Boni e Romolo Tancredi, caso di recupero edilizio in cui il Corten ha dato nuova identità ad un vecchio edificio, l’ampliamento della sede “Paresa” a Cesena, ma anche edifici residenziali, come il “Parma #33” progettato a Torino dagli studi BSA e Giacosa Palitto, o l’hotel “Casalgrande” a Salvaterra.
 

Le nuove generazioni di architetti amano sperimentare con questo materiale, anche in forme progettuali ibride tra l’architettura e la scultura. Ne è un esempio il recente “memoriale della Deportazione” a Borgo san Dalmazzo, presso Cuneo, progettato dallo studio Kuadra, dove il Corten si presta ad un gioco scultoreo di lettere tridimensionali e decorazioni che riportano indelebili incisioni, nel segno della memoria dell’olocausto ma anche il progetto di recupero di Piazza Garibaldi nel centro storico di Lastra Signa, firmato da Neostudio, in cui l’uso del Corten è ampiamente utilizzato per creare fontane, sedute, aiuole e un grande totem polifunzionale, dalle forme scultoree. Queste soluzioni caratterizzano i luoghi nei centri storici instaurando, grazie alla colorazione calda del materiale, un dialogo armonioso con il contesto.
 

Dalla scala architettonica a quella più di dettaglio, il Corten si presta a giochi di superficie anche per interpretare in modo contemporaneo ambienti interni, in special modo nel settore del contract e del terziario, dove gli architetti possono sperimentare forme e texture più ardite, ma non soltanto.
Così, ad esempio, la hall dei nuovi uffici di Unindustria, a Treviso, accoglie gli associati e i visitatori con una quinta interamente realizzata in Corten, che viene riproposta dal progettista Paolo Bornello anche nella grande sala del Consiglio. In questo caso, il materiale viene scelto come simbolo di concretezza, forza ed eleganza, adatto ad un ambiente istituzionale come quello di una associazione di industriali. Scendendo ancora più di scala, questo materiale è diventato negli ultimi anni una delle tendenze più ricercate nel settore dell’outdoor sia inteso come arredo urbano che come spazi esterni privati o di rappresentanza.

Sono molti i designer che, per diverse aziende del settore, con particolare riferimento al mercato italiano, hanno disegnato intere collezioni di elementi per l’arredo urbano in Corten: panchine, cestini porta carta, salvapiante, portabiciclette, con forme più o meno innovative e ardite, ma caratterizzati tutti da una estrema eleganza, innata nell’estetica stessa del materiale per rispondere all’esigenza contemporanea di caratterizzare gli spazi pubblici in modo funzionale (quindi con oggetti resistenti e durevoli) ma al tempo stesso con soluzioni di grande valore estetico.

Nel settore dell’outdoor per gli spazi privati si è assistito negli ultimi anni ad una grande produzione di oggetti in Corten funzionali a terrazze e giardini, come fioriere, vasi, contenitori, spesso firmati dalla matita di designer conosciuti, che propongono soluzioni originali che incontrano ormai il favore di un pubblico sempre più ampio. La ricerca e la sperimentazione formale con questo materiale continua e sconfina anche negli elementi di arredo: tavoli, sedie, librerie in Corten vengono proposte per abitazioni moderne, riproponendo quell’”industrial style” che ha visto, negli ultimi anni, la rinascita di loft, abitazioni e locali ricavati in spazi una volta adibiti ad uso produttivo.

Non vi è dubbio dunque che il Corten rappresenti, in questi ultimi anni, una vera e propria tendenza in ogni settore dell’architettura e del design, testimoniata anche dalle proposte esposte alle più recenti edizioni del Salone Del Mobile di Milano, che da sempre fa tendenza nel mondo, e delle principali fiere dedicate al settore, con risvolti in parte ancora da scoprire e sperimentare grazie alla grande flessibilità e versatilità del materiale.

 

Valentina Valente – Fondazione Promozione Acciaio