Imperial Bedrooms

L’autore di “Meno di Zero” arriva con mezz’ora di ritardo,  ma a nessuno importa.

Arriva da Los Angeles, porta con sé un mondo così lontano, e quando mai una presentazione inizia in orario…

In più, è un grande scrittore, uno che sa scrivere davvero, che concentra in piccole frasi emozioni che soffocano come strangolate. Piccole pietre per ritrovare il sentiero di quello che si vuole raccontare.

L’autore di “Meno di Zero” arriva con mezz’ora di ritardo,  ma a nessuno importa.

Arriva da Los Angeles, porta con sé un mondo così lontano, e quando mai una presentazione inizia in orario…

In più, è un grande scrittore, uno che sa scrivere davvero, che concentra in piccole frasi emozioni che soffocano come strangolate. Piccole pietre per ritrovare il sentiero di quello che si vuole raccontare.

Che Bret continua a ripeterlo: “È il dolore, la sofferenza umana”, mentre gli intervistatori gli parlano di sangue e seghe elettriche, sesso e violenza. Questa, almeno, è la scena a cui ho assistito a Francoforte, sul Sofà Blu dove sedeva Bret Easton Ellis.

Alla Feltrinelli di Piazza Piemonte, oggi, porta la stessa giacca, la stessa felpa blu col cappuccio e le stringhe bianche e gli occhiali dietro i quali nasconde la sua ipocondria.

“Per favore, non fotografatemi,” dice. “Poi postate la foto su Fb o in uno dei vostri blog e i miei amici da L.A. mi chiamano e dicono: – Ma come stavi male in quella foto! Come sembravi vecchio! – ”

È brillante, anche se sembra sempre un po’ spaventato.

“Cosa ci fate qui?! È venerdì sera, andate a ballare, andate in discoteca! Mai visti così tanti italiani tutti insieme…”

Poi si lamenta della nostra lingua, così lunga e verbosa, perché quando dice una frase, breve in inglese, deve aspettare che venga tradotta.

Ci riprende col telefonino, noi (il pubblico) lo adoriamo.

Ha paura di dire qualcosa che venga male interpretata, si scusa per la battuta sui minatori del Cile (il suo tour di presentazione del libro, aveva detto, è durato di più della prigionia degli accidentati nelle miniere cilene).

Dice “It was fun”.

È cordiale.

Una coda di trecento persone si fa firmare i libri e lui paziente sorride a tutti, si fa fotografare con tutti.

Perché al fan non basta mai quello che gli vuoi dare.

Non basta aver letto il tuo libro che è quanto di più personale si possa offrire, le tue viscere, i tuoi pensieri. Il fan vuole di più.

Vuole la dedica, la firma.

Vuole pensare che l’hai guardato diversamente dagli altri, più a  lungo degli altri.

Un rapporto privilegiato, un po’ della tua vita privata.

E così mi metto in fila anch’io col mio bravo libro in mano e aspetto che arrivi il mio turno.

“To Angela. Bret Easton Ellis”

 

Angela Langone