Riaprono le antiche vigne di Venezia – l’orto-giardino del Convento dei Carmelitani Scalzi a Cannaregio

Expo 2015 fa miracoli, anche fuori Milano. Ne è un esempio la riapertura, per tutta la durata dell’Esposizione Universale, delle antiche vigne di Venezia.

Il progetto, che porta la firma del Consorzio Vini Venezia, ha contribuito a riaprire le porte Brolo di Cannaregio, quartiere storico di Venezia, offrendo così la possibilità di visitare uno dei più antichi e prestigiosi giardini veneziani.

Nell’orto-giardino del Convento dei Carmelitani Scalzi, che risale alla metà del Seicento, il Consorzio ha fatto rivivere le antiche viti della Serenissima, in un vigneto ottenuto dal materiale genetico prelevato e riprodotto dalle varietà presenti da centinaia di anni all’interno della laguna di Venezia.

Un lavoro lunghissimo, quello che ci ha portati fino ad oggi. Numerose esplorazioni, ben 70 analisi del Dna, una ricerca durata oltre due anni che ha visto impegnati tecnici, esperti di primo piano, tre università interessate – Berlino, Padova e Milano – e ancora enti come il CRA-Vit di Conegliano: è da questi presupposti che è partito il lavoro, meticoloso, del Consorzio Vini Venezia.
Dopo aver creato un vigneto nell’isola di Torcello, utilizzando il materiale genetico prelevato dalle vecchie viti di Venezia mappate e studiate all’interno di conventi, broli, giardini e altri luoghi, si è passati così al restauro dell’antico orto giardino del convento dei frati Carmelitani Scalzi, adiacente alla chiesa di Santa Maria di Nazareth, meglio conosciuta come "chiesa degli Scalzi", uno dei più mirabili esempi dell’architettura barocca veneziana.

I due vigneti sperimentali, quello di Torcello e quello sorto all'interno dello storico convento, sono stati realizzati con l'intento di salvaguardare la biodiversità del patrimonio viticolo lagunare. Le piante da campionare sono state selezionate in base all'assenza di informazioni precise sulla loro identità da parte dei proprietari e al fatto che queste presentassero un aspetto morfologico che non riconducesse con chiarezza ai principali vitigni noti. I campionamenti sono stati effettuati in 11 località comprese tra la laguna nord (isola di Torcello, delle Vignole e di Sant'Erasmo), Venezia città e la laguna sud (Lido Alberoni, S. Lazzaro degli Armeni e Pellestrina).

Il progetto, che porta la firma dell’architetto Giorgio Forti, ha in un secondo momento permesso la ristrutturazione e l’apertura al pubblico di uno dei luoghi più magici di Venezia. Uno scrigno verde a salvaguardia della biodiversità della città lagunare dove sono state scelte e recuperate tutte le essenze floreali proprie dell’habitat veneziano. Sette aiuole raccolgono piante di tipo diverso, dal frutteto all’uliveto, dal bosco al prato. A ciascuna di esse si accompagnano, lungo il percorso, coltivazioni diverse, tra cui rampicanti (gelsomino, glicine, vite americana, edera, bignomia gialla, plumbago), alberi di noce, passiflora, iris, erbe aromatiche, alberi di alloro, alberi medicinali, melograno, kiwi, kaki, rose, frutti di bosco.

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