I Santi d’Italia - la mostra a Palazzo Reale di Milano

Dal 24 marzo al 4 giugno al Palazzo Reale di Milano la mostra “I Santi d’Italia” rende omaggio alla visita di Papa Francesco a Milano e offre un importante scorcio sulla pittura devozionale dal Medioevo all’Ottocento.

 

 

È un san Pietro meditativo quello dipinto, olio su tela, da Giovanni Serodine nel 1628. La tela preziosa, custodita nella Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate, è stata scelta a rappresentare la mostra “I Santi d’Italia. La pittura devota tra Tiziano, Guercino e Carlo Maratta” in esposizione al Palazzo Reale di Milano dal 24 marzo al 4 giugno 2017.

La mostra, allestita in occasione della visita di Papa Francesco a Milano, omaggia il Santo Padre e offre al pubblico una finestra sulla pittura devozionale attraverso i secoli. I guizzi caravaggeschi, con cui nella tela del Serodine la luce di una candela fioca illumina la scena intorno a san Pietro, e le pennellate veloci che richiamano la pittura di Rembrandt abbozzano nervose al centro del quadro l’immagine del primo pontefice della storia, lasciano intuire che il percorso espositivo sarà importante e particolarmente denso di significato e chiavi interpretative. 

44 opere fra dipinti e manufatti provenienti da alcuni fra i luoghi dell’arte e del culto più importanti della Penisola propongono una lettura dell’iconografia dei principali santi d’Italia dal Medioevo fino all’Ottocento.
San Francesco e Santa Caterina da Siena, proclamati patroni d’Italia da Pio XII il 18 giugno 1939, San Pietro e San Paolo patroni della Città Eterna fin dal I secolo e i protettori di Milano Sant’Ambrogio e San Carlo Borromeo sono riuniti nella celebrazione di quella pittura devota che sostanzia il sentire artistico di tutti i tempi, per riscoprire le radici della cristianità e riaffermare un senso di appartenenza a una realtà fortemente connotata: l’italianità come identità nazionale, religiosa e umana.

Le considerazioni intorno a questa mostra sono molteplici. Nella puntuale ricerca che ha costruito questo percorso, tanta parte ha la consapevolezza del valore inestimabile del patrimonio culturale territoriale e della tutela che si traduce in cura e conservazione del sentimento nazionale. Ne è la prova l’emozionante “Estasi di San Francesco” di Francesco da Castello, tratta in salvo dalle macerie della Chiesa di San Francesco di Accumoli, crollata in seguito al terremoto che lo scorso agosto ha colpito il Centro Italia. Con ancora negli occhi le immagini dei Vigili del Fuoco che estraevano la grande tela dalle rovine pericolanti, non si può che rimanere in contemplazione di fronte a questa Estasi e ai significati che riveste.
L’Estasi di san Francesco salvata ed esposta nella sua miracolosa integrità emana da sé la dimensione ascetica e di raccoglimento mistico, cardini della rappresentatività dell’ordine francescano. 

La prima chiave di lettura di questa mostra inevitabilmente aiuta a penetrare l’evoluzione e il modificarsi nel tempo degli intenti didattici dell’arte devozionale. Le stigmate di San Francesco e di Santa Caterina da Siena, il languore drammatico dell’Estasi, l’ostensione del Volto Santo, i modi della Chiesa per avvicinare a Dio il popolo attraverso l’arte, mezzo espressivo potentemente efficace e perciò spessissimo oggetto di potenti committenze nelle più alte sfere del sistema ecclesiastico italiano.
Il secondo momento del percorso espositivo è dedicato alle rappresentazioni di San Pietro e San Paolo e l’ultima parte a Milano e ai suoi protettori. Il ritmo pacato attraverso cui si costruisce la mostra aiuta ad assaporare da più punti di vista il senso di questa rappresentazione.
È interessante guardare a questi sei secoli di storia dell’arte anche attraverso l’analisi degli attributi iconografici dei santi. Foto 3

 

 

Le chiavi di San Pietro, la spada e il libro di San Paolo, teschi come memento mori, gigli che simboleggiano purezza e palme per il martirio, seguendo quella linea sottile che divide lo studio dell’opera fra soggetto rappresentato, schema compositivo e simbologie che accennano a significati nascosti. Fra le opere esposte la tavola di Ugo Carpi del 1525, in cui Pietro e Paolo, rappresentati secondo gli attributi iconografici che gli sono propri, assistono all’ostensione della sindone. Dell’opera si sa essere “fata senza penello”, come recita l’iscrizione sul fondo che rimanda all’autore Carpi, intagliatore di mestiere, che applica per la prima vola una tecnica, studiata a fondo dal Vasari e da Michelangelo, basata sull’uso di matrici e campiture cromatiche meccaniche. 

Un plauso particolare al lavoro di ricerca e selezione delle opere, terza chiave interpretativa e forse la più immediata: per ogni periodo storico considerato e per ogni area territoriale si toccano esempi elevati .
Esposti i toscani Guidoccio Cozzarelli, Brescianino, Matteo da Pacino. E poi il Sodoma, un ottimo Tiziano dell’ultimo periodo con il San Francesco che riceve le stigmate, proveniente dalla Pinacoteca civica di Ascoli Piceno, Annibale Carracci. E Guercino, Raffello Vanni, Crivelli, il Cariani. La cerchia dei caraveggeschi, il già citato Giovanni Serodine, lo Spagnoletto, Trophime Bigot e il suo San Francesco in preghiera. Dal Seicento Carlo Maratta, Andrea Procaccini. L’epoca dei Lumi con Giuseppe Cades.
I pittori lombardi, nella sezione dedicata alla città e ai suoi Ambrogio e Carlo Borromeo: il Rinascimento con Antonio Boselli, Bernardino Luini, del gruppo lombardo dei leonardeschi; e poi la bella pala della fine del Cinquecento di Enea Salmeggia con la Madonna in gloria con il Bambino tra sant’Ambrogio e il beato Carlo Borromeo dalle ascendenze raffaellesche e il purismo che lo avvicina ai pittori barocceschi e al Correggio. Dove i tratti morbidi e le espressioni trasognate delle creature celesti insieme alla gestualità solenne dei due protettori milanesi rispecchiano i modi della pittura della Controriforma e dei severi dettami post tridentini. 

 

L’esposizione termina con la presentazione di due opere d’arte recentemente recuperate dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. La prima, trafugata nel 1981, è costituita da cinque statue lignee databili alla fine del Quattrocento e realizzate da Domenico da Tolmezzo, la seconda è un prezioso dittico cinquecentesco dei manifattura nordica trafugato nel 1987 da una chiesa austriaca.

 

Marzia Petracca

 

Didascalie Foto: 

1. Giovanni Serodine – “San Pietro in Carcere”, 1628/1630 c.ca
Rancate, Pinacoteca cantonale Giovanni Züst

2. Francesco da Castello – “Estasi di San Francesco”, inizio 1600
Accumoli, Chiesa di San Francesco.

3. Matteo da Pacino – “Vir dolorum” 1365-1370
Città del Vaticano, Musei Vaticani

4. Ugo da Carpi – “Veronica mostra il Volto Santo tra gli apostoli Pietro e Paolo” 1525 c.ca
Città del Vaticano – Archivio della Fabbrica di San Pietro

5. Enea Salmeggia – “Madonna in gloria con il Bambino tra sant’Ambrogio e il beato Carlo Borromeo” 1626
Milano – Pinacoteca di Arte Antica del Castello Sforzesco

 

 

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