Le isole minori della Laguna Veneta

A Venezia ci si va per il suo fascino, la sua bellezza unica di città sospesa tra mare e terra, la sua aria elegante e un pizzico decadente.

Ci si aspetta sempre di fare lunghe passeggiate solitarie tra calli e campi e poi, molto più prosaicamente, ci si ritrova a farsi largo tra un fiume in piena di turisti.
Eppure, per ritemprarsi dalla difficile vita del turista in una delle città più gettonate del mondo basterebbe prendere un battello e andare alla scoperta delle isole minori della Laguna Veneta: poco conosciute, sono il regno del silenzio, angoli dove la natura la fa da padrona, in atmosfere surreali e quasi fuori dal tempo.
A pochi colpi di remi da piazza San Marco, le isole “native” sono un mondo di orti e vigne di convento, piccole spiagge e trattorie di una volta, dove ritagliarsi giornate indimenticabili.
 

Burano
È la più nota tra le isole della Laguna Veneta, famosa per il suo merletto e per le sue case colorate. Bella come una piccola Venezia, fu nei secoli dimora di artisti. I primi abitanti si traferirono qui per sfuggire alle invasioni barbariche: i secoli sono passati, ma Burano non ha perso la sua aria di buen retiro, dove passeggiare in tranquillità tra bambini che scorrazzano in bicicletta, pescatori che ritornano a riva con le reti piene di pesci appena pescati e donne intente a tessere pizzi al tombolo.
 

Torcello
Tutt’altra atmosfera si avverte approdando sull’isola di Torcello: quasi completamente disabitata, non è toccata da un frequente transito di vaporetti ed è in una posizione molto marginale rispetto a Venezia. Vi si arriva dopo aver fatto sosta a Burano e si viene subito avvolti da una atmosfera di immoto silenzio. Fu una delle prime isole della laguna veneta a essere abitata dalle popolazioni di Altino che fuggivano dalle invasioni barbariche; dal V al IX secolo divenne un importante centro urbano con chiese, monasteri, una fiorente industria di lana, produzione di sale e un governo proprio con il raggiungimento di un alto livello di vita sociale e artistica. L’impaludamento della laguna circostante e la necessità di un rifugio più sicuro spinsero gli abitanti dell’isola ad abbandonare Torcello per rifugiarsi a Rivoaltum che era diventata capitale della sede ducale. Per secoli Torcello venne abbandonata e spogliata di marmo e mattoni usati per le nuove costruzioni a Venezia. Rimase un ambiente malsano e malarico fino alla seconda metà dell’Ottocento quando si iniziò a bonificare la laguna. Nel corso dei secoli sono rimaste indenni le due principali architetture del suo antico centro: la Cattedrale e la Chiesa di Santa Fosca.
 

Sant’Erasmo


Prendendo la linea 13 del vaporetto dalle fondamenta Nove di Venezia diretta a nordest si raggiunge l’isola di Sant’Erasmo, una delle tante isole minori della Laguna Veneta e la seconda per estensione. Si trova proprio al centro del triangolo turistico Murano, Burano, Punta Sabbioni ed è perciò una meta turistica molto interessante.
Per secoli fu considerata l’orto di Venezia: qui si coltivavano le primizie che poi finivano per allietare le tavole della nobiltà veneziana. Oggi le cose sono cambiate ma rimangono alcune caratteristiche, come il terreno sabbioso e salmastro che dà un sapore inconfondibile ai carciofi, raccolti anticipatamente, che prendono il nome di castraure. E a un gradevole vinello asprigno, a cui è dedicata anche la Sagra del mosto, ogni prima domenica di ottobre, una delle più popolari feste di Venezia.
Molto amata e frequentata dai veneziani doc, che amano raccogliere nei vicini bassi fondali le capeonghe, i caparozzoli e altri molluschi o rilassarsi nella lingua di sabbia detta Bacan, Sant’Erasmo è protagonista, a fine maggio, di un’importante regata, nel corso della quale gli atleti gareggiano per prepararsi alla più importante Regata Storica della prima domenica di settembre a Venezia.
 

San Francesco del Deserto


Poco distante si trova l’isola di San Francesco del Deserto, una delle più suggestive tra le isole minori della Laguna Veneta: quattro ettari di verde e silenzio e un convento che la tradizione vuole essere stato fondato dallo stesso San Francesco d’Assisi nel 1220, quando, di ritorno dalla Terrasanta, sostò in meditazione sull’isola.
Dopo la sua morte l’isola venne donata ai Frati Minori da Jacopo Michiel per fondarvi un convento. Ma due secoli dopo, attorno al 1400, l’isola fu abbandonata e divenne una polveriera per gli austriaci.
Donata alla Diocesi nel 1858, venne rifondato il monastero, tutt’ora attivo. Non esistono mezzi pubblici per raggiungere l’isola: per visitarla è necessario rivolgersi ai frati francescani, prenotando in anticipo.
 

Certosa
Sembra impossibile da credere ma, a poche centinaia di metri da piazza San Marco esiste un’isola che fu inaccessibile per secoli. È l’isola di Certosa, prima monastero benedettino e poi, dal XIX secolo, destinata a usi militari. Definitivamente abbandonata negli anni Cinquanta del Novecento, la natura se la riprese tutta: un intrico di verzure popolato da capre e conigli.
Un lungo oblio dal quale l'isola è risorta solo negli ultimi anni, grazie allo spirito imprenditoriale, alla forza e all'amore per la Laguna di un gruppo di giovani veneziani, con la creazione dei primi ormeggi nel 2003 (oggi vi potrà capitare di vedere Giovanni Soldini mentre arma le vele o discute con i maestri d’ascia che, nel cantiere coperto, costruiscono e restaurano motoscafi in legno), la realizzazione dell'hotel con il ristorante e il bar, spazi per convegni ed eventi internazionali, il master in yacht design.
E per finire un grande progetto di riqualificazione e recupero che vuole fare di Certosa una delle isole più belle della Laguna Veneta, e del polo nautico di Vento di Venezia un luogo unico in tutto il mondo: il Parco della Certosa.

 

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