Il Cinema Neorealista in mostra alla Mole Antonelliana di Torino

Il Museo Nazionale del Cinema presenta alla Mole Antonelliana la mostra “Cinema Neorealista. Lo splendore del vero nell’Italia del dopoguerra” (fino al 29 novembre 2015).

A settant’anni dalla folgorante apparizione di “Roma città aperta” di Roberto Rossellini, il neorealismo continua a essere la stagione più conosciuta, amata e influente della storia del cinema italiano.

Oggi raccontata attraverso una grande mostra: 80 tra fotografie e documenti, 15 manifesti, 23 monitor che ripropongono sequenze tratte da 55 film, 8 dialoghi esclusivi ai protagonisti e, ancora, note di produzione, lettere e dichiarazioni.

Una chiave di lettura inedita, che vuole ripercorrere le tappe più significative del Neorealismo italiano: dall’influenza di alcune esperienze anticipatrici degli Anni Trenta e dei primi Anni Quaranta (il Renoir di Toni, i film di De Robertis), alle figure centrali del neorealismo (Rossellini, De Sica, Visconti, Lattuada, De Santis, Lizzani), ai principali collaboratori (gli sceneggiatori come Suso Cecchi D’Amico, Sergio Amidei e Cesare Zavattin), per giungere sino all’eredità neorealista rintracciabile in numerosi film di autori del cinema contemporaneo di tutto il mondo.

La mostra accompagna il visitatore in un viaggio che parte dai prodromi di questa “rivoluzione” estetica, ben oltre il periodo specifico della sua attinenza. Perché il neorealismo ha condizionato profondamente lo sguardo del cinema, portando la ricerca del vero ad una purezza mai raggiunta prima. Se il neorealismo non è stato un movimento organico, è stato sicuramente una scuola nel senso più puro del termine, che ha imposto un preciso sguardo morale sul reale, pur declinandolo in un ricco registro di sfumature. La mostra mette in evidenza proprio questa pluralità, per cui ogni regista è espressione della sua poetica personale.

Il percorso espositivo si sviluppa all’interno dell’Aula del Tempio, cuore del Museo Nazionale del Cinema, e presenta una varietà di materiali unica nel suo genere: oltre 180 tra fotografie e documenti, 15 manifesti, 23 monitor che ripropongono sequenze tratte da 55 film intervallate da documenti, interviste e foto, alle quali si affiancano 8 interviste esclusive.

Lo spazio sotto i grandi schermi è occupato da un’installazione dedicata alla definizione del neorealismo. Su tre monitor scorrono gli interventi di registri e intellettuali (da Rossellini a Pasolini, da Moravia a Godard) che raccontano la loro idea del cinema neorealista. Ai lati, due spazi riservati a quello che potremmo definire il ‘pre-neorealismo’, facendo riferimento alla tradizione del realismo francese e a un certo cinema italiano degli Anni Trenta, lontano dalla stagione dei cosiddetti “telefoni bianchi”.
La mostra prosegue poi sulla Rampa Elicoidale, con tre sezioni dedicate ai registi centrali del neorealismo - Roberto Rossellini, Vittorio De Sica e Luchino Visconti - con foto, documenti, manifesti, sequenze di film. Una quarta sezione, infine, è dedicata a Carlo Lizzani, Giuseppe De Santis e Alberto Lattuada. Al termine di questo percorso autoriale, un monitor su cui scorre una selezione di Cinegiornali dell’epoca dedicati ai film e ai registi in mostra.

 

 

 

In cima alla rampa, ulteriori sei sezioni percorrono altre “strade” essenziali di questa rivoluzione che ha coinvolto il cinema a tutti i livelli, a partire dall’esperienza del documentario - con Michelangelo Antonioni che nel ’39 inizia a girare Gente del Po - fino al lavoro prezioso degli sceneggiatori, che hanno contribuito a delineare i canoni della scrittura filmica di quegli anni: Cesare Zavattini, Sergio Amidei e Suso Cecchi D’Amico. La terza sezione è un omaggio a Francesco Rosi, Pietro Germi, Citto Maselli e Renato Castellani, tutti registi che, tra gli Anni Cinquanta e Sessanta hanno ampiamente accolto la lezione del neorealismo, adeguandola al veloce cambiamento della società.

L’eredità è il tema della quarta sezione, con un montaggio di film, che dagli anni Sessanta ai nostri giorni, si sono ispirati al neorealismo nel loro modo di osservare la realtà. Nella quinta sezione 8 registi raccontano in altrettante interviste esclusive il loro rapporto con il neorealismo: Bernard Tavernier, Davide Ferrario, Edgar Reitz, Abderrhamane Sissako, Marco Bellocchio, Robert Guédiguian, Martin Scorsese e Bernardo Bertolucci.

 

 

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