Come riconoscere un buon cocktail: 7 falsi miti da sfatare

Per chi di cocktail se ne intende, riconoscerne uno fatto alla perfezione è così semplice che basta un’occhiata.

 

Per i comuni mortali, invece, può rivelarsi un’impresa ardua. Così, ora che siamo in estate e gli aperitivi e le occasioni per bere in compagnia degli amici si moltiplicano, ecco una breve guida firmata Campari Academy per imparare a riconoscere un buon cocktail. E ricordate: bevete con moderazione. E con stile.

 

Ecco i sette falsi miti da sfatare per degustare un cocktail fatto come bartender comanda:

1. Un Cocktail con poco ghiaccio, please
Primo errore! Un cocktail con tanto ghiaccio non si annacqua, anzi: è proprio un’abbondante quantità di ghiaccio a creare “l’effetto iceberg” necessario per tenere il cocktail fresco più a lungo e rallentare la diluizione dei liquidi.

2. Il cocktail è “ristretto” se il bicchiere è piccolo
Vietato sbagliare bicchiere perché, se ancora non lo sapeste, anch'esso è parte integrante della ricetta. Ogni cocktail ha i suoi ingredienti, le sue dosi corrette e il suo bicchiere Doc per essere all’altezza del proprio nome. Il Cosmopolitan di Carrie Bradshaw senza la sua coppa non sarebbe la stessa cosa.

3. Il cocktail non è cool se ha pochi ingredienti
Less is more: come dimostrano molti dei cocktail che hanno scritto la storia della Mixology (Negroni, Aperol Spritz e Gin Tonic, solo per citarne alcuni), il mix perfetto è spesso composto da solo 2 o 3 ingredienti sapientemente combinati. Troppi sapori confondono i palati.

4. I cocktail dolci e fruttati sono più leggeri
Niente di più falso. I cocktail dal gusto dolce non sono necessariamente i più leggeri, così come quelli bitter non sono sempre forti. Alcuni cocktail a base di rum sono dolci, ma hanno una gradazione alcolica più alta della media, per esempio.

5. Non si “sente” l’alcol … è possibile aggiungerne un po’?
Errore grossolano, cari amici. Perché il segreto di un cocktail perfetto sta proprio nell’equilibrio dei suoi ingredienti, nella giusta diluizione e temperatura. Quando l’alcol non si “sente” molto, significa che il cocktail ha rispettato il bilanciamento degli ingredienti, amalgamando in modo corretto tutti i sapori. La presenza invadente e pungente dell’alcol, spesso, è sintomo di un cocktail non preparato a regola d’arte.

6. Tra una fetta di arancia e un ombrellino... che differenza c'è?
Eh no! Anche la guarnizione è parte integrante e imprescindibile della ricetta. Ad esempio, un Americano senza la fettina d’arancia e la scorza di limone non può essere un vero Americano.

7. Ogni occasione ha il "suo" cocktail
Ogni cocktail ha il suo momento. Il gusto bitter è perfetto per l’aperitivo perché stimola l’appetito. I long drink (Mojito, Gin Tonic), i cocktail sour (Daiquiri) e quelli più sofisticati (Old Fashioned, Boulevardier) o i cocktail a base di amari si apprezzano maggiormente dopo cena.

 

Durante l’estate, i bartender di Campari Academy saranno in giro su e giù per l’Italia a bordo di uno stilosissimo truck, in 23 tappe per insegnare i segreti del mestiere e del consumo responsabile.
 

 

 

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