Dimore antiche trasformate in hotel: ecco la loro storia

Il fascino di soggiornare in una dimora storica è ineguagliabile. Esistono in Italia hotel e residenze che prima erano castelli, locande, ville, monasteri, torri, masserie, tenute.

Edifici carichi di storia, testimoni dei fatti che vi sono accaduti, o di leggende nate intorno alle figure degli uomini e delle donne che vi hanno soggiornato.


Ascoltare le storie o le leggende di queste dimore immerge in epoche lontane, ha il fascino delle favole ascoltate da bambini, quando le mamme e le nonne lasciavano da parte uncinetti o faccende domestiche e iniziavano a narrare.

Sono percorsi emozionali quelli che ci trascinano lungo i sentieri più impervi e le rotte meno trafficate d'Italia, alla ricerca di queste storie, d'ispirazioni e radici.

Abbiamo raccolto le testimonianze di alcune strutture alberghiere tra le più carismatiche del Belpaese e le abbiamo raccontate, a metà tra la fiaba e lo storytelling, su Viviconstile.it
Ecco la loro storia.

 

Grand Hotel Tremezzo, dove soggiornò Greta Garbo
Nel punto più bello del Lago di Como, protetto dalle cime delle Grigne di fronte a Bellagio, sorge, nel paese di cui porta il nome, il Grand Hotel Tremezzo.
Fu un gentiluomo di Bellagio, Enea Gandola, che, dopo aver viaggiato a lungo in Europa, decise di aprire un hotel che potesse diventare somma espressione di bellezza e ospitalità.
Allora come oggi, il Lago di Como era una delle destinazioni privilegiate dal turismo d’élite che in quel periodo si stava sviluppando: un turismo ricco, colto e internazionale, proveniente dall'Inghilterra, dalla Francia, dalla Germania e dall'Austria, dal Belgio e dalla Svizzera, e persino dalla Russia degli Zar.

Inaugurato nel 1910, in piena Belle Époque, l'hotel ne conserva lo stile, i dettagli, gli interni d'epoca, i giardini lussureggianti e soprattutto le grandi vetrate che affacciano sul lago. Per la sua apertura fu data una grande festa, che diventò negli anni a venire una tradizione che si ripete ancora oggi e non delude mai le aspettative del suo pubblico esclusivo.
Dopo la I Guerra Mondiale, negli anni ‘30, Tremezzo divenne una destinazione rinomata del turismo cosmopolita, anche grazie alla celebre scena del film “Grand Hotel” (1932) in cui Greta Garbo citò la località come meta felice in cui era possibile dimenticare affanni e dispiaceri. Oggi al Grand Hotel Tremezzo, una suite porta il nome della Divina e il Lago di Como splende più che mai.
 

Hotel Orso Grigio, da locanda di posta a lazzaretto per i soldati feriti

C'è stato un tempo in cui l'Orso Grigio, l'elegante boutique hotel visibile in ogni cartolina del centro di San Candido (BZ), era una locanda di posta che apriva le sue porte per dare vitto e alloggio e far riposare i cavalli.

C'è stato un tempo in cui questo albergo ospitava i soldati e gli ufficiali feriti. Era in corso la Prima Guerra Mondiale: la proprietaria allestì nel suo hotel un lazzaretto e si prese cura dei feriti, con misericordia e forza d'animo, e ricevendo infine dall’Imperatore d’Austria la medaglia d’argento al merito.

L'Hotel Orso Grigio esiste da quasi 600 anni, da quel lontano 1452 in cui venne aperto per essere offerto come luogo di ospitalità per i viaggiatori. Il primo oste è menzionato nelle cronache locali di quell'anno e da allora la casa ha mantenuto invariata la sua finalità di albergo e luogo di ristoro attraverso diverse famiglie di proprietari, fino a quella attuale che lo gestisce dal lontano 1745.

Il suo nome trae origine da una leggenda che risale ai tempi del dominio ecclesiastico in Baviera. Secondo questa leggenda, un orso uccise il mulo di San Corbiniano mentre questi era in pellegrinaggio. Il santo, che fu fondatore della diocesi bavarese e divenne uno dei santi patroni di San Candido, ammansì l’orso, così che da allora l'animale lo accompagnò pacificamente nei suoi viaggi e come un bravo mulo trasportò i suoi bagagli.

La storia dell'Orso Grigio, documentata nelle cronache dei diversi periodi storici, si intreccia con la grande Storia, quella ufficiale che si studia a scuola. I suoi proprietari conobbero la piaga della peste e la Guerra dei Trent’Anni, così la proprietà dovette passare di mano in mano, fino a quando l'albergo fu venduto a un macellaio e carrettiere di un paese vicino, antenato degli attuali proprietari.
I suoi discendenti si distinsero nel bene e nel "male" (almeno secondo il giudizio del tempo!).

 

Andreas Kopfsgueter, per esempio, ricevette la medaglia d'oro al merito dall’Imperatore d’Austria Francesco I, in segno di riconoscenza per i suoi meriti durante la guerra di liberazione tirolese, condotta contro i francesi e i bavaresi.

Un altro membro della famiglia, invece, fu diseredato perché aveva sposato una cameriera, sollevando all'epoca un grande scandalo familiare.
Fu così che l'hotel per la prima volta passò di proprietà a un'erede donna, la giovane e affascinante Hedwig Hellenstainer, che però non era sposata e non aveva figli.
Coraggiosa e risoluta, Hedwig non si diede per vinta e tramandò in eredità l'Orso Grigio ad Alfredo Benincasa, che la donna aveva adottato quando era già un uomo adulto e dato in sposo a sua cugina.
Da questa unione, nacque la madre dell'attuale proprietario Franz Ladinser. 

Oggi come ieri il Boutique-Hotel Orso Grigio di San Candido, nel Parco Naturale delle Dolomiti di Sesto, in Alto Adige, gode di una posizione invidiabile. Del suo passato conserva l’autenticità nel segno di un’eleganza dai toni sempre discreti, la struttura architettonica, con le grandi volte del Quattrocento, gli accessori e gli arredi delle varie epoche di attività alberghiera.

Come in un viaggio nel tempo in un unico luogo, all'Orso Grigio si possono ammirare i dipinti degli antenati appesi alle pareti, la lettera di concessione del 1745 e i documenti di compravendita, le porcellane e gli argenti ottocenteschi, i mobili antichi nelle camere, la saletta Biedermeier e le foto d'epoca, i preziosi pannelli in radica della sala da pranzo degli anni Cinquanta.

Per chi arriva in treno, l'hotel si occupa del transfer dalle stazioni di Bolzano, San Candido e Fortezza; per chi viaggia con la famiglia ci sono molte comodità, sconti e gratuità fino ai 2 anni; per i single, con o senza bambini, ci sono condizioni vantaggiose e un ricco programma di attività.

Infine, da non perdere, il Pacchetto Natalizio 2016, per un Natale all'Orso Grigio pieno di emozioni, luci e profumi.

Dal 14.01.2017 si può approfittare dell'offerta 7=6 Dolomiti Happy Ski a San Candido in Alta Val Pusteria

  • 7 Pernottamenti da € 540,00 a persona
  • in mezza pensione gourmand
  • con grande buffet di prima colazione,
  • ottime cene a tema,
  • degustazione guidata dei vini e molto altro.

Altre offerte:
http://www.orsohotel.it/it/offerte.html

 

Maso Doss, una baita del Seicento

Nei pressi di Madonna di Campiglio, in Trentino, a 1200 metri di altezza circondato da pascoli e boschi di conifere, Maso Doss è un’antica baita del Seicento che accoglie gli ospiti con uno stile e un’eleganza fuori dal tempo.
Il maso di montagna è un'abitazione contadina tipica del Trentino-Alto Adige.


Meta perfetta per una vacanza in montagna in famiglia o con gli amici, Maso Doss ha solo sei camere, ognuna con bagno privato (per un totale di dodici ospiti), un grande camino in salotto e un immenso parco di proprietà tutto intorno.

Arredato in tipico stile di montagna, con mobili antichi e lenzuola ricamate a mano, a Maso Doss si mangia tutti assieme nella Stube, la grande cucina conviviale con le pareti e il soffitto in legno e, dopo cena, ci si ritrova intorno al fuoco del grande camino.

Per il relax c’è la deliziosa Spa dello chalet con Sauna Finlandese, perfetta in inverno per ritemprarsi dopo una giornata sugli sci.
Può essere affittato nella sua interezza, trasformandosi per gli ospiti in una grande casa dal fascino rustico da vivere in assoluta libertà, assaporando l’atmosfera di un’autentica abitazione tradizionale trentina, senza rinunciare ai comfort moderni.
E a un pizzico di mondanità, visto che Maso Doss si trova in località Sant’Antonio di Mavignola: Madonna di Campiglio – una delle località più rinomate del Trentino – si raggiunge in pochi minuti, ma qui domina una pace assoluta.

Siamo nel cuore del Parco Naturale Adamello Brenta, tra prati e boschi, protetti dai picchi e dalle cime frastagliate delle Dolomiti di Brenta, custodi silenziose di questo paradiso naturale.
Quando nel 1972 Ugo Caola acquistò il maso, era poco più di un rudere con stalla, fienile e un’unica stanza completamente da ristrutturare.

 

Ci vollero anni, pazienza e un amore profondo per la sua terra per trasformarlo nello chalet dove la sua famiglia trascorreva le vacanze con i bambini liberi di esplorare la natura, gli animali da cortile da accudire, il grande orto biologico da curare giorno dopo giorno. Dal fienile ricavò le stanze dei figli, il bagno, il soggiorno con camino e la cucina, mentre il soppalco lasciato aperto diventò la sala relax.
Per quella misteriosa empatia che avvolge di un’aura positiva i luoghi più amati, il maso della famiglia Caola divenne ben presto punto di incontro e di ritrovo. Con la scusa di essere una casa con le porte sempre aperte, era raro che la lunga tavola a sei gambe di una vecchia osteria veneta non fosse al completo. Fino a quando una coppia di turisti entrò e si accomodò al tavolo chiedendo qualcosa da bere, convinti di essere giunti presso il bar di una baita poco distante dal Maso. Non fu l’unico episodio, ce ne furono altri di simili, forse segnali di un destino che avrebbe visto questa casa allargare la sua ospitalità.
Così Maso Doss è diventato un luogo fatto per il relax, dove riappropriarsi del piacere del silenzio e delle risate degli amici, dove ascoltare il rumore del torrente che scorre a valle e organizzare una passeggiata sulla neve o immersi in una natura rigogliosa e incontaminata.

 

Tenuta Ca' Zen, per amore di Lord Byron

Affascinante la storia della Tenuta Ca' Zen perché legata alla vita del poeta inglese romantico George Byron e al suo amore tempestoso per la giovane e sposata Teresa Gamba Guiccioli.
Certo Lord Byron non era nuovo ad amori extraconiugali (sposato anche lui, s'intende), però la moglie poco più che adolescente di Alessandro Guiccioli lo colpì dal primo momento, tanto da giurare che avrebbe sfidato chiunque per potere passare il resto della sua vita con lei. Il marito di Teresa, irritato dalla storia d'amore con il poeta, mandò la giovane sposa in ritiro a Ca' Zen, nella speranza che Teresa scordasse l'amato, ma il poeta la seguì anche qui e dalla balaustra del primo piano della villa scrisse alcune delle sue rime più belle.
Quando Lord Byron morì di un attacco di febbre a Messolonghi, in Grecia, dove era andato a portare aiuto ai Greci nella loro battaglia per l’indipendenza dai turchi, Teresa ne difese la memoria e andò in Inghilterra a piangere e pregare sulla tomba del suo amato.
La Tenuta Ca' Zen è una villa degli inizi del Settecento costruita da una famiglia di Patrizi Veneziani, gli Zen, che, come era uso all'epoca, si trasferirono in Polesine per coltivare la campagna e dedicarsi alla caccia. Il complesso originario risale già al Quattrocento e corrisponde alla Cappella Gentilizia dedicata al culto di Santa Margherita. Il corpo centrale della villa è invece un tipico impianto veneziano del Settecento, che si prolunga negli immensi granai e si contorna delle case coloniche costruite alla fine dell'Ottocento.
Oggi la Tenuta offre un servizio di Bed & Breakfast con possibilità di pernottamento in camere in stile rustico che danno sul giardino regalando agli ospiti una vista meravigliosa. Sul Delta del Po, la Tenuta Ca' Zen è una location ideale per concerti, eventi, meeting, incontri culturali e artistici, ma anche per lunghe escursioni in bicicletta, in barca e a cavallo.
 

 

Il Poggio di Teo, il casale del Conte Ciacci

Già il nome in sé è originale, tanto che il luogo ispirò e fu scelto come ambientazione per il romanzo Barone e brigante di Gianfranco Bellini.

Il Poggio di Teo sorge su un'altura nella Maremma selvatica, a pochi chilometri dal bellissimo mare dell'Argentario, tra Manciano e le terme di Saturnia. 
Quello che oggi è un agriturismo di charme fu un antico casale nobiliare, costruito nel lontano 1863, come ci racconta la data ancor oggi impressa nella pietra del portone d’ingresso del relais.
In estate il Conte Ciacci, nobile della bella zona di Manciano, vi si trasferiva con l’intera famiglia e la servitù, per cacciare il cinghiale, i caprioli e la fauna della Maremma.
Nei centoquarant'anni che seguirono, Il Poggio passò di proprietà a molte famiglie, fino al 2002, quando il casale divenne l’Agriturismo Il Poggio di Teo, mantenendo intatta quell’aria aristocratica e impervia insieme, tipica di questo angolo di Toscana.

Oggi Il Poggio di Teo è un piccolo gioiello country chic: sette camere che portano i nomi degli alberi più diffusi nei boschi che lo circondano (Quercia, Castagno, Platano, Ulivo) e, in più, un nuovo appartamento ricavato in un’ala padronale del vecchio casale.
 

 

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