Storia della lingerie – l’underwear da Cleopatra a Kate Moss

Reggiseni e mutandine, culotte e sottovesti non sono un’invenzione moderna: quella della lingerie è una storia lunga e affascinante.

 

 

Non solo specchio dell’abbigliamento femminile ma anche dell’emancipazione delle donne nel corso dei secoli.
È addirittura all’epoca di Cleopatra che si fanno risalire i primi tentativi di coprire le parti intime con indumenti appositi. Le donne nobili del tempo cominciarono a sfoggiare sotto le tuniche l’antesignana della sottoveste, una seconda tunica a contatto con la pelle.

A Roma, invece, se i senatori non amavano ancora costringersi ad alcun vincolo sotto le tonache ariose, le matrone erano tenute a comprimere seni troppo prosperosi dentro fasce di cuoio (il mamillare) o corsetti di pelle che andavano dall’inguine fino alla base del petto. Si deve invece all’attività ginnica l’introduzione della fasciatura nelle zone sessuali per proteggersi da colpi e sbalzi.

Nel Medioevo comparve l’ancora oggi seducente giarrettiera, allora intesa come laccio che stringeva le calze sulle cosce tanto degli uomini che delle donne. Sembra addirittura che il più antico ed esclusivo ordine cavalleresco del Regno Unito abbia preso il nome da un episodio che vide protagonista il sovrano e… una giarrettiera. Nel 1374, Edoardo III d’Inghilterra raccoglie da terra una giarrettiera, durante un ballo a corte, che scivola dalla gentil gamba della Duchessa di Kent. Apriti cielo: nell’imbarazzo generale, il regnante esclama “Vituperato sia chi ne pensa male”. Secondo la leggenda, da quel momento decide di fondare il famoso Ordine della Giarrettiera passato poi alla storia inglese.

Si deve, invece, aspettare il sedicesimo secolo per cominciare a parlare di mutande o, meglio, di mutandoni. Fu la grande Caterina de’ Medici a dare un enorme contributo alla storia della lingerie, iniziando a indossare mutande per celare le parti intime durante le sue passeggiate a cavallo. Presto diventano un accessorio di lusso con ricami, laccetti e pietre prima che la Chiesa ne proibisca l’utilizzo: era nata la lingerie?

Dal Seicento all’Ottocento, fu un tripudio di busti e crinoline. Protagonista assoluto della lingerie dell’epoca, quel bellissimo “strumento di tortura” che va sotto il nome di corsetto. Realizzato con stecche di balena e chiuso da ganci, serviva a modellare il punto vita fino a farlo diventare il più sottile e affusolato possibile. Tanto che un uomo avrebbe potuto stringere il giro di vita della dama in un sol pugno, motivo per cui non mancarono tristi casi di morte per soffocamento.
Di contro le mutande si trasformarono in vaporosi mutandoni, tutti pizzi, lacci e merletti che aiutavano a sostenere ed enfatizzare gonne sempre più ampie.

La vera rivoluzione, però, avviene nel 1900, quando la lingerie divenne il simbolo di una femminilità nuova e consapevole, elegante e raffinata, ma anche comoda e pratica grazie all’arrivo del reggiseno, inventato nel 1889 da una bustaia parigina e brevettato nel 1914 grazie a un’intuizione di una ricca newyorkese. I mutandoni lasciarono il posto prima alle culotte e poi agli slip e le sottovesti diventarano sempre più diffuse. Tutto in nome di una parola d’ordine, che va di pari passo con la voglia di emancipazione femminile, “libertà”.

Ma la storia è fatta di corsi e ricorsi, si sa. Così, se finita la Seconda Guerra Mondiale la “vecchia” lingerie torna prepotentemente di moda grazie a pin-up e dive del cinema che non rinunciano a corsetti e guêpiere, con le rivoluzioni sociali del ’68 le donne si liberano dalle costrizioni, preferendo reggiseni elastici e comodi, fino all’arrivo, nel 1994, del Wonderbra, il reggiseno imbottito e con ferretto, ultima vera invenzione nella storia della lingerie.
Gli stilisti, dal canto loro, non hanno mai smesso di amare la lingerie, trasformandola spesso nel capo principale di un look ben riuscito, a volte da mostrare, altra da celare o da far appena intravedere. Una cosa è certa: un outfit non sarà mai perfetto se l’underwear non lo è. Perché lo stile è la somma di ciò che si vede e di ciò che si immagina.

 

 

 

 

 

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