Casse-tête Chinois, Rompicapo a New York – il nuovo film di Cédric Klapisch

I viaggi di Xavier: così il regista Cédric Klapisch ha chiamato la sua fortunata e cosmopolita trilogia che, dopo L’Appartamento spagnolo e Bambole Russe, trova il suo degno compimento in Casse-tête Chinois, Rompicapo a New York.

Esce a dodici anni di distanza dal primo film della saga, la nuova avventura di Romain Duris: Dopo Barcellona, Parigi, Mosca e Pietroburgo, si vola nella Grande Mela, non necessariamente quella affollata di turisti e inquadrature spettacolari, bensì quella più folkloristica di una Chinatown colorata, pittoresca e immersa nella poesia di danze cinesi silenziose ed aggraziate.
Dalla generazione Erasmus alla generazione slackers: un protagonista in crisi e in preda a una vita complicata, ancora una volta, si barcamena tra famiglia, amici di vecchia data e un romanzo da ultimare. Ma cosa si cela dietro a questo complicato sistema di matrioske d’amore dal profumo complicato?
Klapisch torna a far viaggiare i suoi protagonisti ormai adulti facendoli approdare, come a chiudere un ciclo biografico-narrativo, là dove tutto ebbe inizio, dove lui stesso svolse i suoi studi di cinema e dove è sempre dolce ritornare. (In francese il regista direbbe di aver bouclé la boucle, di essere tornato al punto di partenza).
Rompicapo a New York perde la frenesia stilistica de L’appartamento Spagnolo e acquisisce una calma apparente che rende il film più statico, nonostante gli imprevisti e le gag da screwball comedy che dettano il ritmo della narrazione, ispirati al cinema di Frank Capra e Billy Wilder, maestri indiscussi di quelle commedie del ri-matrimonio, in cui le coppie si lasciavano e si ritrovavano e in cui la guerra tra i sessi era più pericolosa di un rasoio affilato in mano ad un bambino.

Il film diventa meno frammentario e più narrativo, in linea, come ha affermato lo stesso regista, con le esigenze del pubblico contemporaneo “Io provengo da un periodo post- nouvelle vague in cui la narrazione era completamente destrutturata, oggi invece la gente vuole le storie, sono dappertutto, anche nelle pubblicità”.
E non è solo al cinema classico che Klapisch rende omaggio nei suoi film, poiché anche in questa terza opera, le citazioni filosofiche non mancano: così come nel primo Xavier incontrava Erasmo da Rotterdam, oggi condivide il suo sconforto con  Schopenhauer, Hegel e Nietzsche (quest’ultimo poi tagliato in fase di montaggio).

E abbondano le riflessioni sulla giovinezza, la maturità, i cambiamenti di una vita troppo complicata che alla fine, si sa, è anche l’unica soluzione per sfuggire alla noia.
E anche se è ancora troppo presto, chissà che tra una decina d’anni, non ci aspetti un nuovo viaggio, in un possibile Bazar Turc che ci farà sognare i colori d’Oriente.
 

Silvia Piccone
Dal blog My Blueberry Movie

 

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