Eppure cadiamo felici - il romanzo di Enrico Galiano che conquista ragazzi e adulti

 Il libro l'ho comprato, lo ammetto, perché mi è piaciuta la copertina.

Gli occhi della ragazza con i capelli rossi mi hanno catturata, e così l'ho acquistato d'impulso, senza soffermarmi troppo sulla trama, con la sensazione di aver scelto un libro young adult, non adatto alla mia età.

 

Dentro ho trovato Gioia, una ragazza di diciassette anni che somiglia tantissimo a me, a com'ero io alla sua età.
Una che si sente diversa dagli altri e che ha in mente mille risposte pronte, ma non ne dà mai neanche una, una che alla musica di Justin Bieber preferisce i Pink Floyd (allora erano i Duran, e ugualmente i Pink Floyd), una che è percepita diversa anche dagli altri, e forse per questo ci sono le risatine alle spalle, le esclusioni, i Casali e le Batta, che fanno i bulli o le signorine sprezzanti.
Ho pensato a quanto mi sarebbe stato utile leggere questa storia da adolescente, ma anche a quante ce ne sono di ragazze come Gioia e come me, un po' diverse dagli altri ma in fondo non così tanto, a cui farà bene leggere un romanzo come questo.

 

Una notte Gioia, uscita di casa per sfuggire ai litigi dei suoi genitori, incontra Lo, un ragazzo misterioso e taciturno, che gioca a freccette da solo in un bar chiuso di periferia. Gioia viene a conoscenza del suo segreto poco a poco, e dovrà decidere quale sia la cosa giusta: se aiutarlo a mantenersi nascosto dal mondo, assecondando così i suoi desideri, oppure riportarlo in seno alla famiglia.

Il romanzo è percorso da bellissime parole intraducibili, termini stranieri difficili da rendere in italiano perché troppo carichi di contenuto, parole in grado di creare immagini, che la giovane Gioia trascrive su un quadernetto per non dimenticare. Sono appunti di pura bellezza, come komorebi (giapponese), quel particolare effetto di luce che si ha quando il sole filtra attraverso le foglie degli alberi, fernweh (tedesco), la nostalgia dei luoghi lontani che si accompagna al desiderio di partire, o mamihlapinatapai (lingua yamana), il gioco di sguardi di due persone che si piacciono e vorrebbero fare il primo passo, ma hanno paura.

L'autore, Enrico Galiano, lo abbiamo conosciuto per una bravata del 2015, quando fece imbrattare la città di Pravisdomini con post-it pieni di poesia e poi raccontò la sua prodezza sul Messaggero Veneto.

"Oggi facciamo i poeteppisti", disse il prof Galiano ai suoi ragazzi della scuola friulana: ognuno di loro doveva scegliere il verso di un poeta (Emily Dickinson, Pasolini, Cardarelli, Nazim Hikmet, Sandro Penna e altri), scriverlo su un foglio bello in grande, appiccicarlo dove capitava - sui parabrezza delle macchine, sulle vetrine dei negozi, sui bancomat o i muri delle case -, e poi, come veri teppisti che suonano ai campanelli, scappare.
Per portare un po' di bellezza a una città grigia.
Bravo dunque, Enrico Galiano, professore e scrittore che ama le poesie e le persone, buon lavoro.

Angela Langone

 

 

 

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