Brassaï. Pour l’amour de Paris – mostra fotografica a Palazzo Morando, Milano

Fino al 28 giugno 2015 Palazzo Morando (Via Sant'Andrea 6) di Milano ospita la mostra fotografica “Brassaï. Pour l’amour de Paris”.

260 opere che raccontano la storia di una passione che ha unito per più di cinquant’anni lo scrittore, fotografo e cineasta Gyula Halász, in arte Brassaï (1899-1984) alla capitale parigina durante gli anni “folli” di Montparnasse.

Una Parigi di intellettuali, emigrati, aspiranti artisti e derelitti, impegnati a vivere – intensamente – la notte. Un'esistenza programmaticamente dissoluta che si consuma sulle strade, nei locali tra fiumi di alcol e in anonime stamberghe.

“Brassaï. Pour l’amour de Paris”, è una mostra struggente, dedicata all’opera intensa di uno dei più grandi fotografi del Novecento, l’occasione per conoscere l’attività di questo autore che approdò a Parigi da bambino e che visse la ‘ville Lumière’ come fonte delle sue riflessioni e fil rouge del suo lavoro.

Nato nel 1899 a Brasso (l’attuale Braºov) in Transilvania, Gyula Halász (prese il nome di Brassaï nel 1929) ha quattro anni quando suo padre, invitato a trascorrere un anno sabbatico come professore di letteratura, lo porta con sé a Parigi.
Terminati gli studi d’arte a Berlino, Brassai torna a Parigi nel 1924, dove incontra Robert Desnos e Jacques Prévert che lo inseriscono nell’ambiente degli artisti e degli intellettuali di Montparnasse e lo introducono al surrealismo. Brassaï in quegli anni ricerca gli oggetti più ordinari trasformandone il significato, osa giustapposizioni insolite e defamiliarizza la percezione, togliendo il reale dal suo contesto.

Brassaï inizia anche a inseguire una Parigi notturna, insolita, sconosciuta e, fino ad allora, non degna di attenzione. Durante le sue lunghe passeggiate solitarie o in compagnia di Henry Miller, Blaise Cendrars e Jacques Prévert, rende visibili le prostitute dei quartieri “caldi” o i lavoratori della notte alle Halles, trasforma il rigore classico dell’architettura parigina in scene particolari e fissa l’insolita bellezza delle silhouettes fuggitive, delle illuminazioni accecanti o delle nebbie della Senna.

Nelle sue immagini dedicate a Parigi, Brassaï ritrae e le prostitute dei quartieri "caldi" e i lavoratori notturni delle Halles, le nebbie sinistre della Senna e la pavimentazione dei Jardins des Tuileries disegnata dall'ombra dei cancelli.

Nel 1932 Picasso gli affida il compito di fotografare una sua allora ancora sconosciuta opera scultorea affinché fosse pubblicata sul primo numero di una rivista d’arte: “Le Minotaure”. I due artisti si piacciono, scoprono di avere gusti e affascinazioni in comune: le atmosfere sensuali delle Folies Bergères o quelle misteriose delle fiere in cui regnano cartomanti e indovini. Tra tanti spettacoli, quello che li attrae maggiormente è il circo in cui ritrovano la bellezza dei corpi umani e la virtuosità degli sforzi fisici, il dialogo tra la bestia e l’uomo, il senso dell’equilibrio e il gusto per il mistero.

Nelle fotografie esposte alla mostra milanese Brassaï ci trascina letteralmente in una città viva e pulsante, così moderna e traboccante di vita disperata che sembra non sia passato neppure un momento dallo scatto.

 

 

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