Ristoranti con giardino a Milano – gli indirizzi di stile per mangiare all’aperto

Complice la bella stagione, mangiare all’aperto, in un giardino o in un cortile segreto, diventa un’ottima occasione per scoprire i ristoranti con giardino più interessanti di Milano che, spesso, offrono una cucina creativa e stagionale decisamente interessante.

Ecco dove mangiare a Milano sotto un cielo di stelle meneghine.

 

Al Fresco

 

Si chiama Al Fresco (sottotitolo: Luogo di incontro con cucina) e si trova in via Savona, zona da sempre votata al design e al trendy milanese.
Al Fresco è un ristorante di ultima generazione, dall’aria pulita e un po’ francese, dove si serve alta cucina ma in un ambiente rilassato e tutt’altro che formale: nato da un'idea di Emanuele Bortolotti e Ferdinando Ferdinandi, rappresenta un'evoluzione naturale del buon cibo e della convivialità.
Il re della cucina è Kokichi Takahashi, chef d’alto lignaggio che ha un passato tra i fornelli con Carlo Cracco e Andrea Berton e che in questa nuova avventura è affiancato da Alessandro Negrini e Fabio Pisani in veste di consulenti. Kokichi Takahashi porta in cucina la scuola giapponese fatta di pochi ingredienti lasciati in purezza, accostamenti equilibrati ma sempre sorprendenti, materie prime freschissimi.
Al di là delle mode, bisogna riconoscere che l’interior design di Al Fresco è uno dei più belli di tutta Milano: fiori, tavoli ben distanziati, primo piano di ringhiera tipico della vecchia Milano. La sera, poi, durante la bella stagione si cena nel cortile “segreto” in un’atmosfera romanticissima e sospesa, tra mille lucine soffuse e alberi in fiore.

 

4cento

 

Alle porte della vecchia Milano, superato il grande cancello in ferro battuto in zona Ripamonti, si entra nel grande giardino di 4cento. Che sia qualcosa di più, o di diverso da un ristorante tradizionale lo si capisce immediatamente: ricavato negli spazi della grande foresteria del Convento di Castellazzo immersa nel verde, 4cento è stata pensato per offrire un diverso viaggio sensoriale a 360° gradi. Brunch per famiglie la domenica mattina e mercatino vintage ogni giovedì estivo dalle 19 alle 2, concerti e dj set il sabato e la domenica. E, sempre, una cucina basata sulla semplicità e la freschezza degli ingredienti, forse un po’ difficile da capire a primo acchito, complice il menu 3.0, che sovverte piacevolmente la nostra idea di primo, secondo, contorno e compagnia bella.
In primavera 4cento apre il suo grande giardino: uno spazio pensato per trascorrere le serate della bella stagione, l’aperitivo e il dopocena, un’area protetta per persone sempre in fermento e per un target vivace e attento alla moda, agli stili e alla musica.

 

Erba Brusca

 

Erba Brusca nasce come prosecuzione di un vecchio e glorioso locale milanese, l'Osteria del Tubetto, che Alice Delcourt insieme a Cesare Battisti e a Danilo Ingannamorte del Ristorante Ratanà hanno deciso di recuperare. Siamo sull’Alzaia del Naviglio Pavese, dove la città cede dolcemente il posto alla campagna.
Qui, dove una volta nei campi c'erano le marcite e tanta acetosella, l'erba brusca appunto, nasce un ristorante molto speciale, che vuole proporsi come anello di ricongiunzione con la dimensione rurale senza replicare clichè già visti, ma con grande autenticità. Nel dehors si può pranzare all'ombra di un pergolato di fianco alle vasche degli ortaggi (i protagonisti assoluti dei piatti preparati in cucina) e con la vista che spazia sul verde dei campi e su un grazioso giardino dove rilassarsi e godere del sole o del fresco.
Tra i piatti forti, ci sono la vellutata di radici e mele con maggiorana e aceto balsamico invecchiato venti anni, uno spendido gattò di agnello con insalatina di erbe e la cheese cake di fior di mucca con sesamo nero e sciroppo di limone.
All'ingresso, le biciclette dell' Erba Brusca sono a disposizione dei clienti per passeggiate lungo il Naviglio.

 

Fonderie Milanesi

 

Capita più spesso di quanto si pensi, nel centro di Milano, di imboccare il portone giusto per ritrovarsi quasi magicamente in un’altra dimensione: verde, silenzio, atmosfera bucolica e sospesa nel tempo. Come nel caso di Fonderie Milanesi, locale trendy di Milano in via Giovenale 7, fra Porta Romana e piazza XXIV Maggio, letteralmente nascosto tra cortili gelosi, condomini e garage poco artistici.
A dire il vero anche Fonderie Milanesi più che un locale da aperitivo sembra, da fuori e a un primo sguardo frettoloso, una vecchia officina scrostata della Milano laboriosa di mezzo secolo fa almeno.
Si tratta, come il nome sottolinea, di un’ex fonderia, trasformata oggi in locale: metà cascina, metà archeologia industriale, dove ogni elemento, dall’architettura all’arredamento, parla di passato e di uno stile di vita rilassato che le grandi città provano a rincorrere.
Ça va sans dire che il punto forte di Fonderie milanesi è il cortile interno, tutto ghiaia e rampicanti che crescono piacevolmente disordinate, dove rifugiarsi per un pranzo o un brunch di stile.
Foto: thechicfish.com

 

Cavoli a merenda

 

Cavoli a Merenda è un ristorante milanese piuttosto insolito, ospitato all’interno di un nobile palazzo di via Magenta. Al primo piano scala sinistra, per essere precisi.
Niente vetrine sulla strada, quindi, ma un insospettabile citofono, a introdurre gli ospiti in un ambiente sorprendentemente luminoso ed elegante. Gli spazi di Cavoli a Merenda, ampi ed eleganti come si addice a una dimora al piano nobile di una palazzo milanese settecentesco, sorprendono per una scelta di interior design che mescola elementi shabby chic, con qualche tocco lezioso smorzato da pezzi contemporanei (come le sedie in plexiglass trasparente). Fiore all’occhiello la bellissima cucina in legno candido, dove si tengono i gettonatissimi corsi di cucina, e un terrazzo meraviglioso, dove ci si rifugia non appena spunta un filo di sole a Milano. Il menù varia ogni settimana, scegliendo tra alimenti freschi secondo la stagionalità. La cucina è espressa per esaltare le proprietà di ogni alimento e c’è anche una nutrizionista che segue il bilanciamento dei piatti per una corretta alimentazione.

 

 

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