I capolavori di Duchamp, Magritte, Dalì in mostra a Bologna, Palazzo Albergati

Fino all’11 febbraio 2018 la mostra Duchamp, Magritte, Dalì. I rivoluzionari del ‘900 a Bologna, Palazzo Albergati, mette in scena uno dei periodi più dirompenti di tutta la storia dell’arte.

 

“L’arte è plagio o rivoluzione”, diceva già Paul Gauguin sul finire del XIX secolo: ci vollero però altri 50 anni perché questa fortunata idea dilagasse oltre i limiti della ricerca sul linguaggio, sfociando con Dada e Surrealisti in un’esperienza perturbante e totale.
In mostra a Bologna gli artisti più interessanti delle due correnti - Marcel Duchamp, Man Ray, René Magritte, Max Ernst, Francis Picabia, Kurt Schwitters, Salvador Dalì – per arrivare al più “giovane” ma altrettanto eversivo Jackson Pollock.

A Palazzo Argelati si possono ammirare 180 quadri, sculture, fotografie, collage, ready-made, più una serie di preziosi documenti, tutti provenienti dall’Israel Museum di Gerusalemme, che raccontano la determinazione a rivoluzionare l’arte, a rompere col passato e inventare un mondo nuovo, attraverso cinque sezioni tematiche: Accostamenti meravigliosi, Desiderio: musa e abuso, L’automatismo e la sua evoluzione; Biomorfismo e metamorfosi e Illusione e paesaggio onirico.

 

 

Una rara occasione - la mostra Duchamp, Magritte, Dalì. I rivoluzionari del ‘900 - per trovarsi a tu per tu con un numero incredibile di opere icona, come la dissacrante “Gioconda con i baffi” di Duchamp o Le Chateau de Pyrenees di Magritte, ma anche per scoprirne vicende e significati poco noti.
Si apprenderà così l’enigma ambiguo nascosto nel titolo ufficiale della Monna Lisa sfregiata (L.H.O.O.Q.), tra gli esempi più eclatanti del gusto di Marcel Duchamp per i giochi di parole, ma anche la singolare storia della pietra in volo nei cieli di Magritte, che il precedente proprietario – l’avvocato newyorkese Harry Torczyner – teneva appesa nello studio come una finestra su un altro mondo, da guardare al posto dello sgradito panorama di Manhattan.
E poi l’eccentrico Surrealist Essay di Dalì, il ready made duchampiano Waistcoat for Benjamin Peret, la paradossale Main Ray di Man Ray, i mondi visionari di Yves Tanguy, i ritratti scomposti di Picabia.
Gran parte dei pezzi in mostra per Duchamp, Magritte, Dalì. I rivoluzionari del ‘900 è approdata all’Israel Museum tra il 1972 e il 1998 dalla leggendaria raccolta milanese di Arturo Schwarz, uno dei collezionisti più atipici nel panorama italiano.

 

Immagini:

Kay Sage, The Upper Side of the Sky, 1944 – Oil on canvas, 58,4×71,4 cm F. 65,5×78,5×5,5 cm
Renè Magritte, Belgian, 1898-1967 Le Chateau de Pyrenees (The Castle of the Pyrenees), 1959

 

 

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