I droni sono tra noi: i modelli di drone in commercio nel 2016

 Chi ancora pensa che i droni siano qualcosa di fantascientifico che appartiene al futuro, dovrà ricredersi.
I droni sono aeromobili a pilotaggio remoto (di qui l'utilizzo della sigla APR con cui vengono altrimenti designati), sprovvisti quindi di pilota umano a bordo, che controlla la rotta del velivolo tramite un radiocomando.


Per molto tempo circoscritti al solo campo militare, oggi i droni sono utilizzati in ambiti differenti, come l'edilizia, la fotografia, il cinema e l'agricoltura. E soprattutto, si trovano in vendita nei grandi magazzini di prodotti tecnologici e, naturalmente, su internet.

Il loro sviluppo a livello hobbistico è stato esponenziale negli ultimi anni, e così si è ampliata e diversificata l'offerta, che va dai droni di qualità inferiore, in vendita a partire dai 40 Euro, ai modelli più sofisticati, con maggiore autonomia e fotocamera smontabile, che possono superare i 1000 Euro.

In genere per la scelta del drone si guardano caratteristiche come la facilità d'uso, l'autonomia, la stabilità e la fotocamera, considerato che l'ambito di maggiore applicazione per i nuovi droni è quello fotografico e documentaristico.

I droni possono essere classificati in droni d'aria, droni di terra e droni d'acqua.
I primi sono i modelli più diffusi e si presentano come dei piccoli elicotteri a più eliche (nel linguaggio tecnico, si dicono "multirotori"). Sono facilmente manovrabili e resistono alle raffiche di vento. Compatibili con iOS e Android, i droni con fotocamera integrata permettono di condividere in rete le proprie foto e video, siano essi riprese delle piste innevate durante le vacanze d'inverno, o di quell'insenatura di fronte al mare dove l'uomo non riesce proprio ad arrivare, né a piedi né in barca.
In questa categoria troviamo modelli come il Parrot Bebop 2 , il DJI Phantom 4, che sono tra i migliori sul mercato, o il Syma X5SC, che è tra i più economici e più venduti.
Esiste una normativa, emanata dall'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile, che stabilisce le regole per utilizzare un drone d'aria: all'aeromobile non è consentito volare oltre i 70 metri d'altezza e 200 metri dal raggio del radiocomando senza mai perdere il contatto visivo con il pilota; la legge vieta inoltre l'utilizzo in prossimità di aeroporti o spazi aerei controllati; le riprese video sono da effettuarsi nel rispetto della privacy; il drone può sorvolare solo aree non affollate (legge infranta di frequente, quando, di domenica, si assiste alle prove di volo amatoriale dei droni in prossimità del Castello Sforzesco di Milano, in mezzo alla moltitudine di turisti e cittadini in cerca di verde e antiche vestigia).

Con la parola drone, tuttavia, non si indicano solo i dispositivi in grado di volare. I droni di terra sono modelli dotati di ruote, di solito 2 o 4, pensati innanzi tutto per il divertimento, come per esempio gare di velocità tra droni o, nel caso dei modelli che oltre alle ruote sono equipaggiati con un'elica, di saltelli.

I droni d'acqua, o meglio subacquei, possono arrivare fino a cento metri di profondità e sono dotati di videocamera e di fari per illuminare i fondali. Si tratta in pratica di mini-sottomarini pilotabili anche attraverso lo smartphone. In questo modo il drone diventa una sorta di estensione dell'occhio umano. Appartiene a questa categoria Parrot Mini Drone Hydrofoil Water Sky, che ha le sembianze di un motoscafo, utilizza quattro eliche per librarsi di qualche centimetro sopra l'acqua e raggiunge i 10 km orari di velocità.

Uscendo dal campo dell'entertainment, esistono infine i droni operai, che assicurano un lavoro di qualità hi-tech. In archeologia, per esempio, oggi si può contare su riprese video a distanza ravvicinata anche in gallerie sotterranee e scavi difficilmente raggiungibili. In tempi recenti ai settori che traggono vantaggio dalla tecnologia drone si è aggiunta l'agricoltura, in cui vengono attualmente sperimentati voluminosi droni con un serbatoio d'acqua per irrigare i campi in autonomia e su ampie superfici.

 

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