Death of Conversation – la fine dell’era della conversazione al tempo degli smartphone?

Forse non dovremmo essere noi a dirlo, visto che web e mobile sono i nostri principali canali di comunicazione, ma basta poco per rendersi conto che sta avvenendo un passaggio epocale.

 

Chiamatela, se volete, la fine dell’era della conversazione al tempo degli smartphone.
Basta prendere un mezzo pubblico, andare in un caffè qualsiasi, persino osservare gli automobilisti fermi ai semafori per rendersi conto che la nostra principale occupazione sta diventando “l’osservazione dello smartphone”, sempre con un occhio ai social e un altro alle mail importantissime dell’ultimo minuto.

Ma… la vita reale dove è finita?
La vecchia, cara, obsoleta conversazione fatti di sguardi negli occhi e parole vere pronunciate con le labbra, non digitate su una tastiera. No, non chiamateci nostalgici: la nostra è una pura analisi sociologica, la considerazione che, forse, qualcosa di sbagliato sta avvenendo nella nostra società, che si è passato un limite, insomma.

La pensa così anche Babycakes Romero, street photographer londinese che si è divertito a documentare il fenomeno nella sua città. Ne è nato un progetto fotografico “Death of Conversation“, la morte della conversazione, che è uno studio antropologico sull’effetto alienante della tecnologie sulle vite umane.
Sulla metro, per strada, nei negozi, sul luogo di lavoro, in ogni istante di attesa ognuno ha la testa china sul proprio cellulare: concentrati su se stessi e sul mondo virtuale piuttosto che l’interazione umana.

 

 

Immagini così familiari, quelle di Babycakes Romero, che ci ricordano la nostra vita quotidiana e quella di quasi ogni persona che ci circonda e che, forse proprio per questo, colpiscono dritte allo stomaco.
Il fine ultimo non è la critica tout court: i dispositivi elettronici, certo, facilitano molto spesso la nostra vita, ma quello che sta succedendo oggi è qualcosa di molto più simile a un abuso. Gli ultimi studi in materia, per esempio, dimostrano che controllare lo smartphone la sera e durante gli orari notturni diminuisce la performance lavorativa del giorno dopo e inficia attenzione e concentrazione.
Utilizzare tablet e smartphone per “tenere a bada” i bambini può rivelarsi utile in certi momenti (alzi la mano un genitore con non l’ha mai fatto) ma deleterio sulla lunga distanza: i bambini tendono a perdere la capacità di esplorare lo spazio e usano meno la fantasia, con ripercussioni sulle capacità di apprendimento.

Il pericolo di perdere il contatto con l’altro, invece, è un rischio di tutti, grandi e piccini: stiamo perdendo la capacità di incontrare le persone, di affrontarle persino senza la “corazza” rassicurante del web e dei social.
Siamo ancora in tempo a cambiare: pronti a lasciare nelle borse lo smartphone almeno a tavola? Mica vorrete vivere una vita senza stile.

 

 

 

 

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