Raoul Bova e Chiara Francini in teatro al Manzoni di Milano con ‘Due’

Dopo il successo della scorsa stagione costellata di sold out, debutta al Teatro Manzoni di Milano ‘Due’: protagonisti in scena Chiara Francini e Raul Bova.

 

 

L’occasione dello spettacolo è l’inizio di una convivenza, in questo caso dopo sette anni di relazione, un passo delicato per tutti gli esseri umani sani di mente, sposati o meno, etero o omo. La scena è una stanza vuota. Marco è alle prese con il montaggio di un letto matrimoniale, Paola lo interroga sul loro futuro di coppia e durante i preparativi (in particolare proprio durante il montaggio, apparentemente semplice, del letto), la loro armonia va in frantumi e la diversa visione della vita a due emerge nelle differenze tra maschile e femminile.
Tutti e due i protagonisti evocheranno facce e personaggi del loro futuro e del loro passato: genitori, amanti, figli, amici (in scena rappresentati da sagome) che, come in tutte le coppie, turberanno la loro serenità. Lo spettacolo ha debuttato a febbraio dello scorso anno e rappresenta un ritorno sul palcoscenico di Bova, dopo ben 20 anni di cinema e tv e un’importante conferma per la Francini. Al Manzoni di Milano fino al 25 febbraio, ‘Due’ è una produzione di Michele Gentile per la Compagnia Enfi Teatro diretta da Luca Miniero.

 

«Sono contento di lavorare al Manzoni», racconta l’attore, «lo spettacolo sta facendo sold out ovunque e ringrazio tutti, non credevo di meritare tanto affetto! Abbiamo girato l’Italia, incontrato ogni sera un pubblico diverso, mi sono imbattuto in splendidi teatri anche piccolissimi, dove non mi sarei mai immaginato di capitare nella vita».

 

Bova, le piace fare teatro?
«In molti mi domandano spesso il perché di questa scelta, che io trovo estremamente naturale. Il teatro è una parte del mio essere attore, è da sempre sperimentazione. Durante i corsi di recitazione ci si mette a confronto spesso con storie che non si trovano al cinema. Scegli la trama non il contesto. Ovvio che le prime volte lo facevo per migliorare il mio approccio con il pubblico ed eliminare le timidezze. E’ stato un percorso fondamentale».

 

A quando risale, la sua prima volta?
«Fu nel ’98 con una rivisitazione del ‘Macbeth’ al Piccolo di Milano. Fu una vittoria portarlo a termine, perché non mi interessava più di tanto come, ma l’aver piuttosto affrontato il pubblico e un testo così impegnativo, era stata un’occasione di crescita preziosa. Ancora oggi dopo tanti anni, affrontare una tournée mi regala entusiasmo e gioia di vivere».

Sonja Annibaldi

 

 

 

 

 

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