Alchimia di Jackson Pollock in mostra alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia

Nel Settembre 1947 Jackson Pollock scrive alla madre Stella scusandosi di non poterle restituire il grande telaio da ricamo perché utilizzato per la creazione di una nuova opera, a cui successivamente sarà dato il nome di Alchimia.

Sempre nel 1947 le celebri foto di Herbert Matter ritraggono Pollock a lavoro nello studio di Long Island con Alchimia fissata al telaio da ricamo poggiato sul pavimento.
Quel modo di lavorare a terra, a diretto contatto con il pavimento, segnerà la nascita della tecnica del dripping.

Dopo qualche decennio e dopo oltre un anno di assenza (nel quale è stato oggetto di un importante progetto di studio e conservazione presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze) Alchimia torna alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia a cui appartiene, perno centrale della mostra scientifica Alchimia di Jackson Pollock. Viaggio all’interno della materia (fino al 6 aprile 2015).
Alchimia di Jackson Pollock. Viaggio all’interno della materia è la prima mostra di un articolato progetto espositivo con cui la Collezione Peggy Guggenheim rende omaggio ai fratelli Pollock. Seguirà infatti, dal 22 aprile al 14 settembre 2015, un doppio tributo a Jackson e al fratello maggiore Charles, con le mostre Jackson Pollock, Murale. Energia resa visibile e Charles Pollock: una retrospettiva. L’intero progetto gode del patrocinio della Missione Diplomatica Statunitense in Italia e del prezioso sostegno della Pollock-Krasner Foundation.

Alchimia di Jackson Pollock. Viaggio all’interno della materia svelerà allo spettatore l’esplosione dei colori ritrovati dopo il lungo intervento di pulitura, in una sorprendente riscoperta della celeberrima opera, che verrà eccezionalmente esposta senza teca protettiva in modo da offrire l’esatta lettura della sua complessa superficie tridimensionale.

La mostra guiderà il visitatore in un viaggio unico e affascinante all'interno del dipinto, della tecnica esecutiva, dell’intervento di restauro, attraverso un coinvolgente allestimento multimediale. Video, riproduzioni in 3D, touch-screen, strumenti interattivi, nonché documentazione e oggetti storici provenienti dalla Pollock-Krasner House and Study Center di Long Island renderanno fruibile in modo dettagliato l’opera dell’artista, in tutta la sua matericità e nella sua ampia palette di 19 colori.

Nell’ambito dei lavori di restauro del Laboratorio Dipinti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze un team di studiosi, scienziati e conservatori, provenienti da diversi istituti scientifici italiani impegnati nel campo della conservazione dei beni culturali, ha esaminato ogni aspetto tecnico del dipinto. L’opera è stata sottoposta in seguito a un meticoloso intervento di pulitura, particolarmente complesso a causa della ricca e stratificata superficie pittorica, costituita da smalti, resine alchidiche, colori a olio, sabbia e sassolini, il tutto combinato in un impasto denso, fatto di grumi di pittura, schizzi e sgocciolamenti. La pulitura è stata necessaria per rimuovere lo strato di sporco accumulato negli anni, che aveva compromesso la leggibilità del quadro, opacizzando i colori e diminuendo lo spazio tridimensionale creato dalla tecnica innovativa di Pollock.

Foto Allestimento mostra: Matteo De Fina

 

 

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