Quando il concierge è… un robot

C’è la bella e algida Chihira Kanae, l’androide quasi umano presentato da Toshiba all’ITB di Berlino lasciando il pubblico a bocca aperta per le sue performance linguistiche (conosce 19 lingue) e “cognitive”.

 

 

E c’è Connie, il simpatico robottino concierge progettato da IBM attualmente in “stage” alla reception dell’Hilton McLean, in Virginia per interagire con gli ospiti e rispondere alle loro domande.

Due progetti diversi, per un solo fil rouge: la robotica e l’intelligenza artificiale sembrano essere entrate prepotentemente nel mondo del travel.
Con risultati che lasciano a bocca aperta e che non possono che farci riflettere.

Anche perché i due robot sopra presentati non sono gli unici: dagli Usa all'aeroporto di Schihpol, dal Belgio al Giappone, gli androidi stanno letteralmente colonizzando desk e hall degli alberghi di tutto il mondo, promettendo efficacia e standard qualitativi impeccabile. A scapito di una buona dose di umanità, diciamolo.

 

Chihira Kanae, per esempio, saprà anche parlare 19 lingue e sfoggiare una bella, imperturbabile presenza, ma non sprizza accoglienza e simpatia da tutti i pori e se il desk della concierge di un hotel è il biglietto da visita della struttura che ci ospiterà con attenzione e calore, c’è da sentirsi non poco imbarazzati a interagire con il nuovo androide della Toshiba.

Il tema, tra l’altro è più che attuale e i consumatori sono stati già chiamati a esprimere la loro opinione in una recente ricerca di Travelzoo, condotta su 6mila viaggiatori di 4 continenti che ha portato a risultati sorprendenti. Più dell’80% delle persone interpellate pensa che entro il 2020 i robot avranno un ruolo rilevante nella loro vita quotidiana e più del 60% sarebbe a proprio agio con i robot anche come parte della propria esperienza di viaggio.

 

 

L’idea di interagire con un robot, quindi, in albergo, in aeroporto o in qualunque altro step di viaggio, sembra preoccupare ben pochi. Anzi, molti sono convinti che l’intelligenza artificiale migliorerà la qualità della loro vacanza. Perché i robot sono percepiti come una soluzione più efficiente (rispetto allo stesso lavoro svolto da un umano), instancabile e in grado di gestire dati e parlare lingue diverse con maggior facilità.

Tutto vero. Sono macchine perfettissime e, se ben programmate, possono fare tutto, o quasi, meglio di noi poveri umani. Che, ancora, abbiamo bisogno di dormire, ogni tanto ci portiamo al lavoro qualche pensiero di troppo e difficilmente potremo conoscere 19 lingue in una sola vita.

 

Ma… c’è un ma. Chiamateci inguaribili romantiche, chiamateci vintage, ma nonostante si sia tutti viaggiatori 2.0 e alcune comodità date dalle nuove tecnologie siano ormai indispensabili, siamo convinte che ci siano cose, "magie" se vi pare, che in un viaggio non possono mancare.
Perché viaggiare non è solo raggiungere il punto B partendo dal punto A nel miglior tempo possibile, perché viaggiare non è solo una camera d’hotel pulitissima o un check-in fulmineo.
Viaggiare è tutto quell’insondabile insieme di imperfezioni, scambi umani, scontri umani, esperienze magnifiche e altre perfettibili che ci rendono ogni volta un po’ diversi e, ogni volta, un po’ più simili a come vorremmo diventare.

 

Senza parlare di alcune soluzioni “estreme”. Provate, per esempio, a fare check-in all’Henn-na Hotel di Sasebo, nella prefettura giapponese di Nagasaki. Di fatto il primo hotel al mondo al 90% gestito da robot. Inaugurato nel 2015, qui le macchine messe al posto degli impiegati di banco hanno fattezze strane: potreste trovare persino un velociraptor ad accogliervi. Rassicurante, eh?
Quanto, insomma, il gioco ci sta prendendo la mano? Quando inizieremo a rimpiangere quei cari, vecchi concierge umani (anche quelli un po’ antipatici?)

 

E quanto l’automazione del settore danneggerà l’occupazione nel mondo del travel? Timori diffusi non sono in questo ma in molti ambiti: secondo il World Economic Forum cinque milioni di posti di lavoro saranno rimpiazzati da macchine intelligenti.
Perché anche gli aeroporti sono uno dei fronti a maggiore robotizzazione. A Schiphol di Amsterdam è per esempio in corso la sperimentazione di Spencer, un automa progettato da sei università europee grazie a finanziamenti comunitari, che ha il compito di assistere le persone che avranno bisogno di spostarsi da un gate all’altro dello scalo.
Senza contare, meno affascinanti ma certamente più utili, le numerose novità in termini di automazione nella gestione dei bagagli o nelle operazioni d’imbarco sviluppate da alcune compagnie aeree.

Insomma, per noi italiani abituati a hotel di famiglia e a far di ogni hotel quasi una casa, il passaggio non sarà così indolore.
Chissà, forse lo scoprirete nella hall del vostro prossimo hotel delle vacanze.

 

 

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