Il luoghi di Roma nel film La Grande Bellezza

Roma città eterna, culla di una cultura millenaria che risplende ancora oggi, poeticamente esaltata e criticata nei film.

Tra tutti, l’indimenticabile La Dolce Vita di Fellini e il recentissimo film di Paolo Sorrentino La Grande Bellezza, candidato agli Oscar.
Due storie diverse ma al tempo stesso unite nella figura dei due protagonisti, entrambi oppressi da una Roma frivola e decadente.
La Grande Bellezza è un titolo perfettamente calzante per la nostra Capitale che, nonostante tutto, riesce sempre a incantare chi ha la fortuna di poterla vivere o visitare.
Il personaggio di Servillo nel film, Jep Gambardella, la ripercorre con una punta di malinconia: i vicoli, i giardini, i palazzi, tutto sembra essere un testimone secolare di storie preziose. «Non c’è stato nei luoghi un cercare specifico – ha detto il regista – mi sono lasciato guidare dalla meraviglia che ancora provo a vedere Roma, una città che sa sorprendermi sempre».

Quindi, allacciatevi le cinture perché stiamo per scoprire una Roma inedita e inaspettata, la città che si nasconde dietro i luoghi de La Grande Bellezza.
Si parte da uno dei primi monumenti che Sorrentino ci mostra: la Fontana dell’Acqua Paola. Conosciuta anche come "fontanone", è l’ultimo elemento dell’acquedotto realizzato da Papa Paolo V per portare acqua nella parte occidentale di Roma, situata dove Via Garibaldi raggiunge il punto più alto del Gianicolo. Un bellissimo monumento che lascia senza fiato: chissà,  forse è proprio la sua grande bellezza la causa del malore del turista giapponese.


La seconda tappa del nostro viaggio ci porta alla chiesa Sant’Agnese in Agone in Piazza Navona: qui Jep e Orietta passeggiano fino ad arrivare ai piedi di «una piccola chiesa meravigliosa: la facciata, con i suoi avancorpi e le sue rientranze, è tanto bella quanto singolare» disse Montesquieu. Un capolavoro borromiano, poco distante da un’altra grandissima opera del rivale Bernini. I due artisti sono sempre stati acerrimi nemici, tanto da dare vita a una serie di storie e leggende che riguardano le loro opere. Ovviamente quasi tutte si sono in seguito rivelate false, proprio come la leggenda che vede protagonista il Nilo di Bernini: si dice che la statua del Rio de la Plata tenga alzato il braccio per paura di un eventuale crollo della chiesa (di Borromini, ovviamente!) e che la postura della statua del Nilo che tende a coprirsi il volto sia una provocazione dell’artista per non dover vedere la “bruttura” dell’opera dell’acerrimo rivale. In realtà, molto più prosaicamente, è riferita alle origini ignote del fiume.
 

Il viaggio prosegue e ci porta verso il Giardino degli Aranci.

Questo è il nome con cui solitamente si indica Parco Savello situato nel rione Ripa, soprannominato così a causa della massiccia presenza di aranceti. Accostando l’occhio alla serratura del portone del Prioriato possiamo assistere ad un panorama mozzafiato e godere di tutta la bellezza della cupola di San Pietro. Non è un caso se anche i protagonisti della pellicola si abbassino per poter godere di tanta meraviglia.
Nel Parco degli Acquedotti assistiamo alla particolare e incomprensibile esibizione di Anita Kravos, derisa dallo stesso protagonista del film di Servillo. Parte del Parco regionale dell’Appia Antica, situato tra il quartiere Appio Claudio, via delle Capannelle e la linea ferroviaria Roma-Cassino-Napoli, era conosciuta in passato come Roma Vecchia. Il consiglio è di visitarla al tramonto, quando è particolarmente suggestiva.

Nel Tempietto di San Pietro in Montorio si nasconde una bambina che nella pellicola svolge il ruolo di un piccolo grillo parlante che ricorda al protagonista che la perfezione, in effetti, non può esistere nel mondo. Osservazione particolarmente d’effetto se espressa in un luogo come questo: è uno dei capolavori del Rinascimento ad opera del Bramante, divenuto presto simbolo di perfezione e simmetria. Situato al centro di uno dei cortili del convento di San Pietro in Montorio appunto, sul colle Gianicolo. In una sola parola: imperdibile.


L’ultima tappa del nostro viaggio in compagnia del mitico Jep alias Toni Servillo ci porta a Villa del Prioriato dei Cavalieri di Malta, un luogo eterno e incantato, circondato dal verde e decorato con obelischi e trofei militari. Nel film è protagonista di una particolare visita notturna sotto la guida di Stefano (Giorgio Pasotti) che illumina ad effetto e velocemente le opere d’arte, così che agli occhi dello spettatore assumono quasi l’aspetto di apparizioni sinistre. Qui si possono ammirare il misterioso portone del Priorato e l’interno della struttura, che cela ancora un velo di mistero. Durante tutto il Medioevo, infatti, fu luogo strategico e con il restauro nel settecento a opera di Piranesi venne aggiunta anche la magnifica piazzetta settecentesca.

Monica La Barbera
Dal blog Loved Lens

 

 

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