Slovenia, immagini da un itinerario nella Valle dell'Isonzo

L’inverno non scoraggia chi ama la Slovenia, anzi. Anche in questa stagione la Slovenia è bellissima, e molte sono le immagini da mettere in fila per comporre un itinerario, per esempio, nella Valle dell'Isonzo.

La breve vacanza può durare un weekend o una settimana intera; in macchina la Slovenia non è lontana, vi si arriva passando da Udine e proseguendo in direzione Cividale del Friuli.

Entrando nella valle dell’Isonzo non ci si accorge ancora di un qualcosa che in Italia non si vede né si immagina, ma che lì è peculiare: l’acqua verde smeraldo del fiume. Questa è la prima immagine della Slovenia, la limpidezza delle acque e il fondo ricco di rame la colorano di quel verde fatato che ricorda le pietre preziose.

Lo si inizia a notare già a Kobarid (Caporetto), cittadina piccola e ordinata che non ha più niente di italiano nell’aspetto, se non il rimando che offre il museo dedicato alla prima guerra mondiale, il più importante d’Europa sulla Grande Guerra. Entrarvi vuol dire avere una buona possibilità di piangere: il modo in cui è stata organizzata la visita dà modo di immedesimarsi così tanto in quelle vicende – la nota disfatta di Caporetto - da non lasciare indifferenti.

Poi si riparte, si guida per le strade strette ma ben tenute che costeggiano la Soča (nome sloveno dell’Isonzo) incalzate sulla sinistra dalle montagne, che scendono a picco nella valle ancora stretta.  Se si volge intanto lo sguardo verso destra, si riconosce presto Trnovo (Ternova d'Isonzo), paese noto agli appassionati di rafting e kajak, perché tappa finale della loro discesa tra le rapide e luogo di ristoro, con pivo (birra) e slivovica (distillato di prugne) che danno accoglienza agli sportivi. Reduci dei flutti agitati del fiume che hanno appena sfidato, li troverete forse a battibeccare sull'opportunità di consumare birra Union o Lasko (per loro cambia molto, è come essere di destra o di sinistra).

Bisogna precisare che le compagnie festanti e con i capelli bagnati includono bambini e ragazzi, in quanto il rafting offre divertimento anche ai più giovani, a seconda del tratto e delle difficoltà, perciò niente paura: ci si può portare tranquillamente anche nipoti e fratellini.

Sono, queste, immagini che generano un sorriso nuovo, una specie di sorriso sloveno, che cambia presto, però, in solennità: non la si può evitare proseguendo la strada e passando di fianco alle garitte della guerra, sul bordo della via, o inciampando in detriti e residui bellici: proiettili sparati, pezzi di metallo, schegge di armi. 

In questa terra che conserva ancora un’aura atavica non è difficile incontrare anche orsi e altri animali selvatici, che fanno parte di un patrimonio ben più affascinante della valle, quello animale. Una fauna ricchissima e ancora presente, come avvisano i cartelli stradali con il simbolo di Attenzione: attraversamento caprioli.

L’idea di terra ancestrale si rafforza quando, dopo il villaggio di Srpenica (o Serpenizza, in italiano), si alza lo sguardo sugli strapiombi a sinistra, da dove cade come un filo argenteo e teso la cascata della Boka, la più alta della Slovenia (106 metri), mentre a destra la valle si allarga su alcuni campi pianeggianti e selvatici, da cui raggiunge la riva più tranquilla dell'Isonzo. È da lì che si parte con i gommoni per il rafting, quelli che poi vedranno Trnovo e i suoi brindisi festosi tra sportivi e vacanzieri, nel rifugio abbarbicato nella gola di roccia dopo aver cavalcato le rapide. 

 

Percorrendo una strada intervallata da gostijlne (osterie e locande) in cui si può mangiare a qualsiasi ora, lo sguardo si allunga e alza verso le cime dei monti sulla destra: il Krn (Monte Nero) e la "testa di Mussolini", come la chiamano gli abitanti del luogo, che altro non è che la cima di una  montagna il cui profilo ricorda incredibilmente quello del dittatore fascista. Sul Monte Canino e sulla dorsale del Polovnik che va da Žaga a Kobarid, salgono ancora le mulattiere per le quali gli alpini trascinavano i cannoni, da soli o con i muli, durante la Grande Guerra. Chiamavano quella zona "la conca del Diavolo" per il suo clima gelido d’inverno e caldo d’estate, ma è probabile che solo alcuni anziani si ricordino di questo appellativo.

 

Da Srpenica a Bovec sono 10 chilometri: una volta arrivati, ci si trova nella cittadina turistica più importante della zona, nonché località sciistica frequentata da appassionati di tutta Europa (e ottimo posto per acquistare cristalli sloveni, bellissimi e di un certo pregio) con la vicina attrattiva di proseguire per la fortezza di Kluže. È il castello dove fu di stanza Napoleone, ancor bello e conservato nonostante i frequenti e duri terremoti che hanno scosso la regione nel corso dei decenni. È bene informarsi prima degli orari di visita, naturalmente. 

Incastonata tra le rocce a perpendicolo, la fortezza è solo il preludio alla fantastica salita per il Triglav, massiccio montano suggestivo non solo per la bellezza in sé, ma anche perché ospita il Parco Naturale del Triglav e, nella fattispecie, il museo con i fossili di dinosauri che testimoniano l’antichità di queste terre.

In questo passaggio veloce nella valle dell’Isonzo si vede tanto, ma non ancora abbastanza. Perché i piccoli paesi sulla riva del fiume ospitano anche una moltitudine di usanze e luoghi a esse associate che, se vi capitasse di poter vivere con gli abitanti del posto, non scordereste mai, come la rožnica di Ferragosto, la gubana intrisa di žgane (grappa) mangiata sotto Natale, e altre che sarebbe più consono esprimere in dialetto locale, ma per il momento vi lasciamo il nostro Srečno Novo Leto (felice anno nuovo) con l’augurio di rileggerci presto, per vivere insieme altri luoghi e le  tradizioni locali della verde Slovenia.

Dario S. Villasanta

 

 

 

 

 

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